Cosa si dice della raccolta di racconti pagata più di un milione di dollari

Quella che contiene il racconto virale "Cat Person", e che ora è uscita in italiano

L'immagine usata dal New Yorker per il racconto "Cat Person", la copertina americana della raccolta di racconti che lo contiene e quella italiana

Da qualche giorno è uscita la traduzione italiana della raccolta di racconti che contiene “Cat Person”, la seconda cosa più letta sul sito del New Yorker nel 2017 (dopo il primo articolo di Ronan Farrow sulle accuse a Harvey Weinstein) nonostante fosse stata pubblicata online l’11 dicembre. Nel mondo della cultura se ne è parlato come del primo racconto «virale», cioè diffusosi tantissimo tra le persone attraverso i social network. Grazie a “Cat Person” la sua autrice, la 38enne Kristen Roupenian, ha ottenuto un contratto da almeno un milione di dollari per scrivere due libri, la raccolta di racconti da poco pubblicata e un romanzo: una somma molto alta in generale, e ancor di più se si considera che Roupenian prima di “Cat Person” non aveva pubblicato nulla.

Cos’è “Cat Person” e perché ha avuto successo
Per chi non avesse sentito parlare di “Cat Person”, prima di tutto bisogna dire che non c’entra nulla con i gatti (anche se a un certo punto vengono nominati due gatti). Parla di un appuntamento e di un’esperienza sessuale molto deludenti per la giovane donna protagonista. A grandi linee le cose vanno così: la ventenne Margot conosce il 34enne Robert mentre lavora come cassiera nel bar di un cinema, c’è un piccolo flirt e, dopo alcune settimane di frequenti scambi di messaggi, un appuntamento. L’appuntamento non va molto bene perché Robert non si rivela all’altezza dell’immagine che Margot si era fatta di lui, oltre a mostrarsi piuttosto insicuro anche nei contatti fisici. Senza dire proprio come finisce, Margot e Robert fanno sesso: durante i preliminari lei si rende conto che non le piacerà, ma non se ne va prima del rapporto vero e proprio solo per l’imbarazzo che comporterebbe.

Probabilmente “Cat Person” non avrebbe avuto il successo che ha avuto se non fosse stato pubblicato nei mesi in cui si parlava di più del movimento #metoo (che solo qualche giorno prima era stato definito la “persona dell’anno” dalla rivista Time) e in generale delle cose che non funzionano nei rapporti in cui si mescolano sesso e potere. Parte della risonanza che ha avuto il racconto, però, è dipesa anche dal fatto che moltissime persone ci si sono immedesimate: molte donne hanno detto di conoscere benissimo la situazione capitata a Margot, anche se non l’avevano vissuta esattamente negli stessi termini. Molte persone hanno pensato anche che non fosse una storia inventata (com’era già capitato con un altro racconto del New Yorker 70 anni fa), ma che Roupenian avesse raccontato una esperienza personale, nonostante fosse stato evidentemente presentato come un lavoro di finzione. Tra queste persone, moltissime hanno criticato la protagonista Margot (e l’autrice, Roupenian) definendo crudele il modo in cui aveva trattato e descritto Robert.

In un’intervista a The Cut, Roupenian ha spiegato che il successo di “Cat Person” è stato la cosa migliore che le sia capitata, ma anche che l’ha sopraffatta per l’improvvisa attenzione che le è stata rivolta. Oltre al contratto con Scout Press, la sua casa editrice, Roupenian ha ottenuto anche altri risultati grazie a “Cat Person”: ha venduto i diritti della raccolta di racconti – escluso “Cat Person” – a HBO per la realizzazione di una serie tv antologica e quelli di una sua sceneggiatura horror alla casa di produzione cinematografica A24, che ha prodotto tra gli altri i film Room e Lady Bird.

La scrittrice Kristen Roupenian, il 7 ottobre 2018, durante il festival del New Yorker, a New York (Thos Robinson/Getty Images for The New Yorker)

Cosa si dice di Cat Person, la raccolta di racconti
In Italia la raccolta di racconti che contiene “Cat Person” è stata pubblicata con lo stesso titolo del racconto (probabilmente per renderla più facilmente identificabile), mentre nella versione originale si intitola You Know You Want This, che letteralmente significa “Lo sai che lo vuoi”. Nessuno dei racconti si intitola così, ma la frase riassume bene il loro contenuto generale: sono tutte storie che in un modo o nell’altro parlano di desideri, in gran parte legati al sesso, che per essere soddisfatti devono rendere insoddisfatto o far soffrire qualcun altro.

I racconti del libro sono 12. Molti mescolano a un contesto realistico cose fantastiche, spesso inquietanti: prima di “Cat Person” Roupenian aveva scritto soprattutto racconti horror. Ci sono una coppia che cerca di convincere un amico a smettere di uscire con una ragazza che secondo loro è sbagliata per lui, fino al punto da coinvolgerlo nel proprio rapporto; una ragazzina che crede che un uomo senza scarpe che ha incontrato in un parco possa essere un pedofilo; un problema cutaneo che si trasforma in un’ossessione. E poi c’è una fiaba con una principessa innamorata di sé stessa. Il racconto più lungo racconta di un trentenne che si trova a ripercorrere la storia del suo rapporto con le donne fin quando, da adolescente, faceva di tutto per essere il migliore amico della ragazza di cui era innamorato: è quello più vicino a essere un “Cat Person” con un punto di vista maschile.

Secondo Bookmarks, il “Rotten Tomatoes dei libri” creato dalla rivista online Literary Hub, in media le recensioni americane di You Know You Want This sono «contrastanti»: leggendole tutte si conclude che «il libro abbia molti aspetti positivi nel contenuto o nella forma, ma anche dei difetti che distraggono». Alcuni critici sono stati entusiasti, molti hanno dato una recensione positiva, ma il giudizio medio non è dei migliori per via di varie stroncature.

Per Tony Tulathimutte di New Republic, nessuno dei racconti è noioso sebbene non tutti siano ugualmente riusciti. Secondo Constance Grady di Vox la raccolta non è un «grande libro», perché vuole scioccare il lettore più di quanto riesca a farlo davvero, ma è comunque «molto buono».

Tra i critici più entusiasti c’è Lauren Holmes della Book Review, il domenicale del New York Times sui libri, che ha scritto di essersi sentita «attratta da un racconto dopo l’altro solo grazie ai loro incipit». Pur non essendo appassionata di storie «oscure, inquietanti o soprannaturali», perché poi fa fatica a farsi passare di mente certe immagini, ha apprezzato moltissimo il libro di Roupenian, che ne contiene diverse. Un parere completamente opposto è quello di Parul Sehgal, un altro critico del New York Times: “Cat Person” gli era piaciuto, ma pensa che negli altri racconti manchino il «cuocere a fuoco lento» il lettore e l’attenzione al linguaggio. Inoltre, ha scritto, le fantasie in cui il desiderio sessuale si mescola alla violenza presenti in You Know You Want This sembrano essere lì solo per scioccare il lettore, invece che per indagare le «soglie fisiche ed etiche» di ciascuno.

Il libro non è piaciuto per niente, nemmeno a Emily Gould, una influente giornalista e blogger americana che si occupa da tempo di letteratura e cultura pop:

Sono infuriata per la debolezza di questo libro. Non fa del bene a nessuno, meno di tutti all’autrice, fingere che gli altri racconti della raccolta siano anche solo lontanamente degni di nota o rifiniti come “Cat Person”. Sono i lavori di una studentessa e sbandierano chiaramente cosa li ha influenzati. […] Roupenian è molto brava con i dettagli disgustosi e violenti, li scrive con sarcasmo, senso dell’umorismo e divertimento. […] L’orrore è fantastico e l’ambiguità è una cosa buona, ma hanno entrambi bisogno di essere usati per qualcosa che vada al di là di sé stessi.

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