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  • giovedì 28 febbraio 2019

Justin Trudeau è molto nei guai

Lo scandalo che lo coinvolge da settimane ha avuto un punto di svolta, e c'è chi pensa che il governo canadese non reggerà

L'ex procuratrice generale canadese Jody Wilson-Raybould dopo aver testimoniato al Parlamento. (Adrian Wyld/The Canadian Press via AP)

Il primo ministro canadese Justin Trudeau, in carica dal 2015 e considerato uno dei più carismatici leader progressisti del mondo, si trova seriamente nei guai dopo che l’ex procuratrice generale Jody Wilson-Raybould ha testimoniato davanti al Parlamento di aver ricevuto pressioni perché lasciasse cadere le accuse di corruzione contro una società ritenuta vicina al governo e al partito di Trudeau. È l’ultimo sviluppo di un grosso scandalo politico che va avanti da settimane, ma che è arrivato mercoledì a un punto di svolta: secondo diversi commentatori, il governo di Trudeau rischia di cadere e la sua carriera politica potrebbe esserne seriamente danneggiata.

Wilson-Raybould ha 47 anni ed è una canadese indigena: è stata procuratrice generale – un incarico paragonabile al nostro ministro della Giustizia, ma che esercita anche il potere di pubblica accusa – dal 2015 fino allo scorso 14 gennaio, quando si è dimessa in circostanze poco chiare per essere nominata ministra degli Affari dei veterani, un incarico molto meno prestigioso.

Circa tre settimane dopo il quotidiano canadese Globe & Mail ha pubblicato un’inchiesta che sosteneva, basandosi soltanto su fonti anonime, che Trudeau e il suo staff avessero fatto pressioni su Wilson-Raybould perché intervenisse in un processo per corruzione che coinvolgeva SNC-Lavalin, una società di ingegneria del Québec che secondo i giornali canadesi era considerata strategica dal governo e che ha vecchi rapporti di amicizia con il Partito Liberale di Trudeau. Secondo il giornale, Trudeau aveva provato a convincerle Wilson-Raybould perché permettesse a SNC-Lavalin di pagare una multa per evitare il processo, che riguardava presunte tangenti in alcuni contratti con la Libia. Una eventuale condanna, infatti, avrebbe impedito alla società di partecipare a bandi pubblici per dieci anni.

All’inizio l’impatto dello scandalo era stato limitato: il governo aveva categoricamente negato tutto, le fonti del Globe & Mail erano tutte anonime e Wilson-Raybould non parlava, sostenendo di essere vincolata dal rapporto confidenziale che esiste per legge tra il procuratore generale e il governo che rappresenta. Rimaneva però il fatto che poco prima Wilson-Raybould era stata misteriosamente declassata al ministero degli Affari dei veterani; e pochi giorni dopo, per giunta, si era dimesso improvvisamente Gerald Butts, uno dei più stretti collaboratori di Trudeau, negando comunque di aver fatto pressioni illecite. Incalzato dai media, Trudeau aveva smentito le accuse indicando la permanenza di Wilson-Raybould nel governo come un segno dei buoni rapporti tra i due. La ministra si era dimessa poche ore dopo.

Quello che si è scoperto mercoledì è che Wilson-Raybould ha assunto a quel punto un ex giudice della Corte Suprema canadese per farsi consigliare dal punto di vista legale su cosa poteva dire. Nel frattempo, le crescenti pressioni pubbliche avevano convinto Trudeau a invitare Wilson-Raybould a testimoniare davanti al Parlamento per chiarire cosa c’era di vero nelle accuse. Mercoledì si è tenuta la deposizione, durante la quale Wilson-Raybould ha detto che tra il settembre e il dicembre del 2018 aveva ricevuto «velate minacce» riguardo al processo contro SNC-Lavalin da parte del ministro delle Finanze Bill Morneau, dal suo staff, da stretti collaboratori di Trudeau – tra cui Butts – e dallo stesso Trudeau.

Secondo la testimonianza, Trudeau in particolare le avrebbe parlato delle conseguenze che avrebbe avuto processare una grande società del Québec in un periodo in cui nella provincia canadese erano in corso le elezioni. Secondo Wilson-Raybould, sarebbe stato legittimo che il governo esprimesse preoccupazioni per la possibile perdita di posti di lavoro legata al processo della società, ma le interferenze del governo andarono oltre e diventarono «inappropriate». In tutto ha detto che ci furono dieci telefonate e altrettanti incontri riguardo al caso. In uno di questi incontri, Wilson-Raybould dice di aver chiesto esplicitamente a Trudeau se stesse interferendo con il suo ruolo di procuratrice generale, sconsigliandoglielo. «No, no, dobbiamo solo trovare una soluzione», gli avrebbe risposto il primo ministro. Wilson-Raybould ha aggiunto che il rimpasto di governo che l’aveva portata al ministero degli Affari dei veterani era stato una conseguenza del suo rifiuto di cedere alle richieste del governo.

Dopo la deposizione di Wilson-Raybould, il Partito Conservatore ha chiesto a Trudeau di dimettersi: lui ha rifiutato, sostenendo che il suo governo si è sempre comportato correttamente, e aggiungendo che i canadesi potranno dire la loro alle elezioni politiche di ottobre. Ma i giornali canadesi sembrano d’accordo nel dire che questo scandalo potrebbe portare alla caduta di Trudeau: l’editorialista John Ivison ha scritto sulla prima pagina del National Post, uno dei principali giornali canadesi, che la deposizione di Wilson-Raybould è stata anche più grave di quanto potesse sperare l’opposizione, e che ha «compromesso l’immagine del partito e macchiato la reputazione di Trudeau». “La convincente testimonianza di Wilson-Raybould potrebbe costare il posto a Trudeau”, si intitola l’editoriale.

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