La figlia del portavoce di Putin lavora al Parlamento Europeo

Elizaveta Peskova è la stagista dell'europarlamentare francese Aymeric Chauprade, da tempo vicino al governo russo: potrebbe essere un problema

Dmitrij Peskov, portavoce del presidente russo Vladimir Putin e padre di Elizaveta Peskova. (Grigoriy Sisoev/Host Photo Agency via Getty Images)

Elizaveta Peskova è la figlia ventunenne di Dmitrij Peskov, portavoce del presidente russo Vladimir Putin dal 2000 e dal 2012 capo del suo ufficio stampa. Vive tra Parigi, Mosca e Bruxelles e, come ha recentemente scoperto Radio Free Europe, lavora come tirocinante per l’eurodeputato francese di destra radicale Aymeric Chauprade. Peskova ha quindi accesso a tutti gli edifici del Parlamento Europeo, nonché potenzialmente a diversi documenti riservati: e questo potrebbe essere un problema, per una persona così vicina alla cerchia del presidente di un paese considerato ostile all’Unione Europea.

Chauprade venne eletto al Parlamento Europeo nel 2014 nelle liste del Front National di Marine Le Pen, ma in seguito ha rotto con il suo partito e si è unito all’altro gruppo populista di destra del Parlamento, l’Europa della libertà e della democrazia diretta (EFDD), di cui fanno parte anche il Movimento 5 Stelle e il partito indipendentista britannico.

Chauprade ha da tempo rapporti con la Russia. Nel 2014 fu uno degli osservatori internazionali per il controverso referendum organizzato nel marzo del 2014 in Crimea. In quell’occasione l’europarlamentare sostenne le posizioni della Russia, nonostante l’Unione Europea avesse condannato l’invasione e la successiva annessione della stessa Crimea e dell’Ucraina orientale, e da allora abbia imposto sanzioni economiche alla Russia.

Rispondendo via email alle domande di Radio Free Europe, Chauprade ha ammesso che Peskova lavora con lui e difeso la sua assunzione:«Sì, la signorina Peskova è figlia di una persona molto importante nella Federazione Russa, ma in quanto studente ha diritto, come tutti gli altri giovani, a fare uno stage come parte del suo percorso di studi».

In quanto stagista Peskova ha accesso a tutti gli edifici del Parlamento Europeo, sia a Bruxelles che a Strasburgo e può partecipare alle riunioni delle commissioni parlamentari così come ai lavori in aula. Chauprade è membro sia della commissione per gli affari esteri del Parlamento che della sottocommissione per la sicurezza e la difesa e fa parte anche della delegazione parlamentare per la cooperazione tra UE e Russia. Molte delle riunioni delle commissioni sono a porte chiuse per via della riservatezza degli argomenti trattati.

Chauprade ha confermato all’agenzia di stampa AFP che Peskova non partecipa ai lavori, ma è anche vero che i controlli non sono poi così difficili da aggirare. Per il suo ruolo Peskova non ha accesso in nessun modo a documenti riservati, ma in quanto tirocinante è collegata all’intranet del Parlamento e a quello del gruppo EFDD, e ha quindi accesso a diversi documenti importanti relativi a vari dossier.

Non è chiaro come Peskova sia riuscita ad ottenere un tirocinio al Parlamento Europeo. In generale, per candidarsi ai tirocini offerti dall’UE la cittadinanza europea è un prerequisito importante, anche se non fondamentale: è possibile infatti ottenere uno stage anche se si fa parte di un paese terzo che è in lista di attesa per l’ingresso nell’UE e l’Unione può anche scegliere di riservare un numero di stage a studenti o laureati di paesi terzi che parlino correttamente inglese, francese o tedesco, ma i casi non sono moltissimi. Il Post non è riuscito a verificare se Peskova possieda una doppia cittadinanza, russa ed europea.

In realtà, questi criteri valgono per le posizioni offerte dall’Unione, mentre i parametri per lavorare direttamente con un europarlamentare sono più flessibili. È il deputato che si occupa di registrare il proprio stagista come tale presso l’Unione Europea, che solo in un secondo momento fornisce tutti i documenti – compreso il permesso di soggiorno in UE per tutta la durata del tirocinio – e che ne paga lo stipendio (che può arrivare fino a un massimo di 1600 euro mensili, ma il lavoro può anche non essere retribuito).

Diversi eurodeputati contattati da Radio Free Europe hanno affermato che non erano a conoscenza del fatto che una persona con legami così stretti con il Cremlino lavorasse al Parlamento e hanno ipotizzato una «violazione delle norme di sicurezza». Dalle foto postate sui suoi profili social, però, non sembra che Peskova passi molto tempo all’interno del Parlamento o a Bruxelles, o che sia interessata a far sapere che ci lavora.

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