Ulan Bator, in Mongolia. (Taylor Weidman/Getty Images)
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La Mongolia ha chiuso temporaneamente i ristoranti di Kentucky Fried Chicken

Dopo che la scorsa settimana 42 persone che ci avevano mangiato erano finite all'ospedale, e oltre 200 erano rimaste intossicate

Ulan Bator, in Mongolia. (Taylor Weidman/Getty Images)

La Mongolia ha chiuso temporaneamente tutti i ristoranti della catena di fast food Kentucky Fried Chicken (KFC) del paese dopo che 42 persone erano finite all’ospedale e altre 247 avevano avuto sintomi di intossicazione alimentare, come vomito e diarrea dopo averci mangiato. KFC, specializzato nel pollo fritto, è diffuso in quasi tutto il mondo e ha più di 18 mila ristoranti in 115 paesi. In Mongolia aprì il suo primo locale nel 2013 e oggi ne ha in tutto 11 nella capitale Ulan Bator.

I casi di intossicazione alimentare si sono verificati tutti a Ulan Bator la scorsa settimana. Al momento la Mongolia ha aperto un’indagine per chiarire le cause delle intossicazioni, che secondo l’Agenzia per l’Ispezione professionale metropolitana sono state causate dalle scarse condizioni igieniche delle cucine. Dai controlli preliminari è emerso che le forniture d’acqua dei ristoranti sono contaminate, favorendo la proliferazione di germi e batteri.

«Siamo molto dispiaciuti per quanto capitato ai nostri clienti» ha detto a Reuters un portavoce di KFC Global, «stiamo lavorando per aiutare i nostri dipendenti e i nostri clienti in questo periodo complicato». La divisione mongola di KFC si è detta pronta a cooperare con le autorità per stabilire le cause dell’incidente. Tavan Bogd, l’azienda locale che funge da supporto di KFC nel paese, si è a sua volta scusata aggiungendo che l’incidente si è verificato a causa della mancanza di controlli interni alla catena e dell’incapacità di far rispettare gli standard qualitativi nei ristoranti.