Chi prenderà il posto di Tito Boeri all’INPS

Il suo mandato da presidente è scaduto sabato, ma il governo non ha ancora trovato un sostituto alla guida dell'istituto che gestirà "quota 100" e il "reddito di cittadinanza"

(ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

Sabato 16 febbraio è scaduto il mandato di Tito Boeri alla guida dell’INPS, il gigantesco istituto che si occupa di erogare le pensioni e tutte le altre forme di previdenza sociale in Italia. Il governo però non ha ancora trovato un suo sostituto e l’INPS, la società con il bilancio più grande del paese, è al momento senza una guida. A bloccare la nomina di un successore di Boeri sono le divisioni tra le due principali forze di maggioranza.

Il Movimento 5 Stelle spinge affinché sia nominato Pasquale Tridico, professore di Economia e principale autore della norma sul reddito di cittadinanza. La Lega vorrebbe invece Mauro Nori, ex direttore generale dell’INPS tra 2010 e 2015. L’assenza di un accordo ha lasciato per ora senza una guida l’istituto che dovrebbe gestire le due riforme più importanti per il governo: quota 100 e reddito di cittadinanza.

Boeri, 60 anni, era stato nominato alla guida dell’INPS dal governo Renzi alla fine del 2014. È uno dei più celebri economisti italiani, specializzato in problematiche del lavoro e dello stato sociale, è stato professore di Economia del lavoro, ha svolto ricerca all’Università Bocconi, è stato presidente della fondazione Rodolfo Debenedetti, che promuove la ricerca nel campo del lavoro e del welfare, e ha svolto incarichi di ricerca o consulenza al Fondo Monetario Internazionale, alla Banca Mondiale, alla Commissione europea e all’OCSE.

Nei cinque anni della sua presidenza, Boeri ha guidato l’INPS in maniera energica. All’interno dell’istituto ha riformato pratiche e organizzazione, all’esterno si è scontrato spesso con i governi in carica: da quello dello stesso Renzi che lo aveva nominato, all’attuale guidato da Lega e Movimento 5 Stelle (Boeri, ad esempio, aveva criticato il decreto dignità e aveva detto che gli stranieri residenti in Italia sono fondamentali per il bilancio del suo ente).

Come ha raccontato nella sua ultima intervista da presidente concessa la scorsa settimana a Repubblica, Boeri ha sempre avuto a cuore l’indipendenza dell’INPS e la difesa del suo bilancio, opponendosi alla richiesta di maggiori spese senza coperture, come i numerosi interventi sulle pensioni realizzati da tutti i governi che si sono succeduti tra il 2014 ed oggi.

Negli ultimi mesi, Boeri è stato particolarmente attivo nel mettere in guarda dai rischi che avrebbe comportato la cosiddetta “quota 100”, la riforma pensionistica voluta dalla Lega che consente di andare in pensione a chi ha maturato 62 anni di età e 38 anni di contributi versati. Secondo Boeri, la riforma sarebbe costata troppo e avrebbe favorito in maniera indiscriminata una categoria, gli anziani, che negli ultimi anni aveva visto complessivamente la sua situazione migliorare continuamente. Salvini rispose accusando Boeri di «remare contro» e chiese le sue dimissioni.

Nori, il candidato scelto dalla Lega per sostituirlo, viene descritto dai giornali come una sorta di “anti-Boeri”. Laureato in giurisprudenza con alle spalle una lunga carriera dentro l’INPS, lasciò l’istituto in polemica proprio con Boeri. In seguito, Nori ha citato in giudizio l’INPS accusando il suo ex ente di non avergli corrisposto tutto quello che gli era dovuto (la vicenda si è conclusa lo scorso febbraio quando l’INPS ha accettato di pagargli 42 mila euro). Successivamente Nori è passato alla Corte dei conti ed ora è consulente del ministro dell’Economia Tria.

Una settimana fa la sua nomina sembrava una questione risolta, ma negli ultimi giorni il Movimento 5 Stelle ha fatto chiaramente capire che per il momento sul suo nome pesa il veto del partito. Il Movimento preferirebbe al suo posto Pasquale Tridico, 43 anni, professore di Economia all’università di Roma Tre. Tridico era stato presentato in passato come possibile ministro del Lavoro di un governo del Movimento 5 Stelle. Tridico, appassionato di tematiche del lavoro e della lotta alle diseguaglianze, è la persona che ha elaborato il cosiddetto “reddito di cittadinanza” (che è in realtà un sussidio di disoccupazione) e se fosse nominato alla guida dell’INPS diventerebbe anche responsabile della sua erogazione.

Per ora le divisioni tra Lega e Movimento 5 Stelle hanno bloccato la nomina del successore di Boeri, ma in un momento così delicato è una situazione che non potrà continuare per più di qualche giorno. Non soltanto l’istituto dovrà gestire quota 100 e reddito di cittadinanza, ma deve anche prepararsi al cambio di governance voluto dal governo. Al posto di un presidente si dovrà infatti insediare un consiglio d’amministrazione che, è l’opinione degli esperti, dividendo l’autorità dell’ente lo renderà meno indipendente e più facile da influenzare per il governo.

Una possibile soluzione di cui parlano oggi i giornali è quella di nominare commissario dell’INPS una figura interna all’istituto (i giornali parlano ad esempio della direttrice generale Gabriella Di Michele) così da guadagnare qualche settimana per trattare con più calma la scelta dei nomi da inserire nel nuovo consiglio d’amministrazione.

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