Il nuovo “Netflix per le notizie” di Apple non piace ai giornali

L'abbonamento per leggere articoli da più giornali dovrebbe partire a breve, ma Apple vuole tenersi la metà dei ricavi

Apple sta trattando con gli editori dei giornali statunitensi per avviare un nuovo servizio in abbonamento per la lettura degli articoli, ma secondo il Wall Street Journal ha trovato finora resistenze a causa delle condizioni molto rigide che vorrebbe imporre, soprattutto sul piano economico. Il nuovo sistema – che sarebbe una sorta di “Netflix per le notizie”: paghi un tot e leggi quello che vuoi da una sola piattaforma – è atteso da tempo e potrebbe portare nuove fonti di ricavo per i giornali, in un periodo in cui i loro bilanci sono traballanti e segnati da una progressiva riduzione dei ricavi derivanti dalla pubblicità.

Gli editori non ritengono equa la proposta di Apple di trattenere per sé la metà dei ricavi derivanti dal nuovo sistema, di non condividere gli indirizzi email e altri dettagli degli abbonati e di volere imporre clausole molto vincolanti, anche sulla durata dei contratti con i singoli editori. Il servizio, che dovrebbe essere un’evoluzione dell’attuale Apple News ed essere inizialmente disponibile solo negli Stati Uniti, dovrebbe consentire agli iscritti di leggere senza limiti gli articoli dei vari giornali che partecipano all’iniziativa, pagando in cambio una quota di abbonamento mensile.

L’idea di Apple è offrire un posto dove siano disponibili articoli da testate diverse, senza la necessità di doversi ogni volta abbonare a ogni singolo giornale. Gli editori dovrebbero semplicemente fornire i loro contenuti, mentre la gestione tecnica ed economica del sistema spetterebbe ad Apple. A seconda del numero di articoli letti e di quanto tempo ci hanno passato sopra i lettori, Apple calcolerebbe la quota da spartirsi con il giornale interessato, trattenendo per sé una commissione del 50 per cento. L’abbonamento al nuovo Apple News dovrebbe costare intorno ai 10 dollari al mese, una cifra paragonabile a quanto viene richiesto per il servizio di musica in streaming Apple Music, ma non è escluso che la cifra possa cambiare nel corso delle trattative.

Il Wall Street Journal scrive che finora la proposta di Apple non ha trovato grandi disponibilità da parte dei giornali più importanti, che hanno già sistemi di abbonamento per poter accedere ai loro articoli. Il New York Times e il Washington Post hanno per ora declinato l’offerta, forti dei loro rodati sistemi di abbonamento online e diffidando delle condizioni presentate da Apple. Il Wall Street Journal ha espresso perplessità ma sta comunque mantenendo aperte le trattative. Al momento l’impressione è che gli editori non vogliano rinunciare alla possibilità di essere su un servizio che diventerà disponibile su centinaia di milioni di iPhone, iPad e Mac, ma non sembrano essere disposti a cedere più di tanto sui dei termini economici e sulla condivisione di alcuni dati.

Apple, che da tempo porta avanti iniziative per tutelare maggiormente la privacy dei propri utenti, non sembra essere disposta a fornire molte informazioni agli editori su chi si abbonerà al nuovo servizio. La società intende applicare una gestione simile a quella utilizzata per l’App Store, ma con ulteriori limitazioni. Gli editori non potranno ottenere gli indirizzi email degli iscritti né il numero della loro carta di credito, che sarà gestito da Apple. Le informazioni sugli utenti sono una risorsa molto importante per gli editori, interessati a fornire direttamente i loro servizi e a comprendere meglio le caratteristiche dei loro lettori.

Negli ultimi anni, alcuni dei principali quotidiani statunitensi hanno ottenuto un buon successo con i loro sistemi in abbonamento. Il New York Times chiede circa 15 dollari al mese per l’accesso ai suoi articoli senza limitazioni, mentre il Washington Post ne chiede circa 10. Queste soluzioni hanno permesso agli editori di compensare almeno in parte i minori ricavi derivanti dalla pubblicità e, al tempo stesso, di recuperare qualche ricavo vista la minore vendita delle copie cartacee. Il sistema di Apple potrebbe distogliere gli utenti da questi abbonamenti più tradizionali e redditizi, con minori ricavi per gli editori salvo il servizio non diventi molto diffuso e utilizzato.

Apple vede nel nuovo sistema un’importante opportunità per estendere i propri ricavi e compensare le minori vendite degli iPhone. Per la prima volta negli ultimi 10 anni, la società ha registrato una riduzione dei ricavi e degli utili nell’ultimo trimestre del 2018. Le minori vendite sono legate a un rallentamento complessivo del mercato degli smartphone e alla concorrenza sempre più forte dei produttori cinesi, come Xiaomi e Huawei. Commentando i risultati finanziari sotto le aspettative, il CEO di Apple, Tim Cook, aveva annunciato che Apple si sarebbe dedicata all’estensione dei propri servizi in abbonamento.

Il nuovo Apple News dovrebbe aggiungersi all’attuale offerta, che comprende la musica in streaming con Apple Music e quella per la conservazione di file e fotografie, con iCloud. Apple sta inoltre lavorando all’estensione dei suoi servizi per la visione di serie tv e film in streaming. Attualmente Apple ha circa 360 milioni di utenti abbonati ad almeno uno dei suoi servizi, ma dice di volere arrivare a 500 milioni entro la fine del 2020.

Gli editori hanno bisogno di nuove fonti di ricavo per sostenere le loro attività, soprattutto da quando Facebook ha modificato il funzionamento dei suoi algoritmi, mostrando molti meno loro contenuti ai suoi iscritti, con un conseguente calo delle pagine visualizzate e della resa della pubblicità per i giornali. Il nuovo servizio di Apple potrebbe aiutare ad alleviare il problema, ma per ora l’ostacolo della spartizione al 50 per cento dei ricavi sembra essere difficile da superare. In molti hanno inoltre fatto notare come Apple, una delle aziende più ricche al mondo e con centinaia di miliardi di dollari in cassa, voglia imporre commissioni così alte in un settore in grave difficoltà da anni, eppure così importante per il servizio di pubblica utilità che svolge.

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