Cosa sta facendo il M5S con i gilet gialli

Di Maio e Di Battista hanno incontrato ieri la fazione più estremista del gruppo francese, quella che aveva parlato apertamente di un colpo di stato in Francia: perché?

(Facebook)

«Il vento del cambiamento ha valicato le Alpi. Ripeto. Il vento del cambiamento ha valicato le Alpi». Così Luigi Di Maio ha celebrato su Facebook l’incontro che ha avuto martedì a Montargis, un centinaio di chilometri a sud di Parigi, con alcuni esponenti del movimento di protesta “gilet gialli” con cui il Movimento 5 Stelle spera di allearsi dopo le elezioni europee. Accompagnato da Alessandro Di Battista, Di Maio ha incontrato Christof Chalencon, uno dei più estremisti tra i leader del movimento, uno che nelle scorse settimane aveva evocato apertamente un colpo di stato militare in Francia.

Oggi con Alessandro Di Battista abbiamo fatto un salto in Francia e abbiamo incontrato il leader dei gilet gialli…

Gepostet von Luigi Di Maio am Dienstag, 5. Februar 2019

Era da tempo che il Movimento cercava con qualche difficoltà di ottenere un incontro con i gilet gialli. Il movimento francese infatti è nato in maniera spontanea, contiene al suo interno un po’ di tutto e non ha una chiara linea politica su quasi nessun argomento, oltre ad avere una leadership frammentata, litigiosa e non sempre con una chiara legittimazione dal basso.

Al culmine delle proteste in Francia, lo scorso gennaio, Di Maio aveva tentato un primo approccio rivolgendo ai gilet gialli una serie di incoraggiamenti a «non mollare» e offrendo loro l’utilizzo della piattaforma informatica Rousseau, utilizzata dal Movimento per le sue votazioni interne. Insieme a Di Battista si era poi lanciato in una serie di duri attacchi contro il presidente francese Macron, principale avversario dei gilet gialli, suscitando reazioni stizzite da parte del governo francese.

Nonostante gli sforzi, le prime offerte di Di Maio erano state respinte da una grossa parte del movimento francese. «Signor Luigi Di Maio, i gilet gialli hanno cominciato un movimento apolitico sin dall’inizio», aveva scritto ad esempio Eric Drouet, uno dei più noti leader del movimento: «Rifiuteremo ogni aiuto politico, non importa da dove provenga! Rifiutiamo quindi il suo aiuto. Abbiamo cominciato da soli e finiremo da soli».

Di Maio si era quindi recato in Francia, ma di nuovo senza ottenere grandi risultati. Il suo primo tour europeo a caccia di alleati si era risolto con un mezzo insuccesso, che aveva portato il Movimento a stabilire un primo abbozzo di relazioni diplomatiche con una serie di piccoli partiti molto eterogenei tra di loro: una formazione di estrema destra antiabortista di un ex cantante rock polacco, un partito croato a favore della liberalizzazione delle droghe leggere e un nuovo e per il momento piccolissimo partito fondato da un deputato del centrodestra liberale finlandese. Troppi pochi contatti per avere speranze di costituire un solido gruppo politico al Parlamento Europeo (servono almeno 25 deputati provenienti da 7 paesi diversi).

– Leggi anche: Le strane alleanze del Movimento 5 Stelle in Europa

Il nuovo viaggio in Francia di Di Maio e Di Battista mercoledì ha avuto più successo e finalmente i due sono riusciti ad incontrare uno dei leader del movimento francese. Christophe Chalencon è un artigiano del sud della Francia ed è responsabile del movimento per la Vaucluse, il dipartimento che ha per capoluogo la città di Avignone. Nelle ultime settimane, Chalencon ha spesso rappresentato il movimento in televisione, ma sono numerosi i gilet gialli che lo accusano di essere troppo vicino all’estrema destra e di non rappresentare realmente la totalità del movimento.

Chalencon è molto attivo su Facebook, dove alle invettive contro i politici francesi alterna quelle contro l’Islam e gli estremisti musulmani, che in uno dei suoi post ha definito “un cancro”. In un’intervista televisiva molto citata, Chanlencon ha definito l’attuale presidente Macron, eletto dalla maggioranza dei francesi nella primavera del 2017, “delegittimato” e ha chiesto all’esercito di prendere il controllo del paese. In un’altra occasione, al culmine delle manifestazioni spesso violente e degli scontri con la polizia, Chalencon ha detto che la guerra civile «era oramai inevitabile».

La Stampa ha intervistato Chalencon dopo il suo incontro con i due esponenti del Movimento e lui ha spiegato che non intende candidarsi personalmente alle europee, ma che è rimasto comunque soddisfatto dall’incontro: «Avevamo contatti con loro da una quindicina di giorni e alla fine hanno deciso di incontrarci. Ne siamo onorati, perché qui in Francia il governo non ci vuole ricevere e invece uno come Di Maio, che è vicepremier, è venuto fin qui per conoscerci. Per noi è anche l’inizio di un riconoscimento internazionale».

Insieme a Chalencon, Di Maio e Di Battista hanno incontrato anche Ingrid Levavasseur, la prima leader dei gilet gialli ad annunciare ufficialmente la sua intenzione di partecipare alle prossime elezioni europee. Il suo partito si chiama Ralliement d’initiative citoyenne (RIC) e al momento non è ancora incluso nei sondaggi dei principali istituti demoscopici francesi. Levavasseur e Chalencon sono alleati e, all’interno del movimento, devono fronteggiare leader come Drouet che sono invece contrari a qualunque iniziativa politica a nome dei gilet gialli.

Anche se l’incontro sembra essere andato bene è comunque presto per dire che un’alleanza formale tra Movimento 5 Stelle e una parte dei gilet gialli è già stata stabilita. «Un’alleanza sarebbe un matrimonio – ha detto Chalencon alla Stampa – Non andiamo troppo in fretta. Noi preferiamo dire che siamo diventati concubini. Vorremmo avere la libertà di svegliarci la mattina a letto insieme ma di poterci rimettere le mutande e andarcene».

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