La nomina di Savona alla Consob è illegittima?

Lo sostengono in molti, citando almeno tre diverse ragioni

(ANSA/ANGELO CARCONI)

Martedì 5 febbraio, il professore di economia e ministro degli Affari europei Paolo Savona è stato nominato dal Consiglio dei ministri nuovo presidente della Consob, l’autorità garante della borsa. Per avere il nuovo incarico, Savona, 82 anni, dovrà lasciare quello da ministro, ottenuto lo scorso giugno dopo un duro scontro tra le forze di maggioranza e il presidente della Repubblica, che aveva rifiutato di assegnargli il più importante ministero dell’Economia. Ma sembra che anche questa nuova nomina potrebbe creare qualche problema al governo: secondo una parte delle opposizioni, ci sono infatti tre ragioni per le quali l’ormai ex ministro sarebbe incompatibile con l’incarico che gli è stato assegnato.

La prima deriva dalla cosiddetta legge Frattini del 2004 che regola il conflitto di interessi. La legge stabilisce che chi ha ricoperto un incarico di governo non può svolgere incarichi in enti di diritto pubblico per un anno dopo il termine del suo incarico.
Per difendere la sua scelta, il governo Conte ha ricordato che la legge Frattini prevede incompatibilità solo quando l’ente pubblico in questione si occupa di questioni che rientrano nell’area di competenza dell’ex membro del governo. Gli Affari europei, di cui si occupava Savona, non c’entrano con la vigilanza sulla borsa e quindi il problema non si pone, dice il governo. Inoltre, in questi giorni è stato spesso citato un precedente che riguarda il governo Gentiloni che ottenne un parere legale favorevole alla nomina dell’allora ministro della Coesione territoriale Claudio De Vincenti alla presidenza dell’Autorità per l’energia.

Secondo il legale consultato dal governo Gentiloni, la nomina era possibile poiché l’Autorità per l’energia non è un “ente di diritto pubblico”. La nomina di De Vincenti alla fine non si fece, ma il governo Conte ha comunque recuperato il parere sostenendo che se era corretto per la nomina del ministro De Vincenti all’Autorità per l’Energia allora si può applicare anche ad un’altra autorità come la Consob.

Questa interpretazione della legge era già stata utilizzata alla fine del 2010, quando il governo Berlusconi nominò l’allora viceministro all’Economia Giuseppe Vegas presidente di Consob, senza attendere l’anno di pausa prescritto dalla legge Frattini. Curiosamente, come ha notato oggi su Repubblica Sergio Rizzo, il capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio, oggi favorevole alla nomina di Savona, nel 2013 aveva trovato scandalosa la scelta di Vegas anche se avvenuta con gli stessi metodi che lui stesso propone oggi. In un’interrogazione parlamentare scritta in cui attaccava duramente la Consob, Di Maio metteva anche in dubbio «l’indipendenza politica del Presidente Vegas» proprio perché era stato membro dei governi Berlusconi.

Una seconda possibile ragione di incompatibilità riguarda invece la legge Madia del 2014, che stabilisce che i pensionati, come Savona, non possono ricoprire incarichi dirigenziali all’interno di amministrazioni pubbliche, tra le quali è indicata esplicitamente la Consob. L’unica eccezione prevista è per i casi in cui il pensionato in questione venga nominato per un anno soltanto e a titolo gratuito. Il governo, che ha invece assegnato a Savona un mandato pieno della durata di 7 anni (scadrà quando Savona compirà 90 anni), sostiene però che la legge Madia non si applichi al presidente della Consob, essendo questa una nomina governativa e non un semplice “incarico dirigenziale” in una pubblica amministrazione.

La terza ragione di potenziale incompatibilità deriva dagli affari nei quali è impegnato Savona. L’ex ministro è tuttora socio di Euklid, un fondo speculativo con sede a Londra del quale era presidente fino a poco prima della nomina a ministro. Per il governo questo problema è facile da risolvere: essendo Euklid un fondo di diritto britannico, non è sottoposto alla vigilanza Consob e quindi non crea nessun conflitto di interessi.

Il prossimo passaggio sulla strada della nomina di Savona sarà il parere non vincolante delle commissioni di Camera e Senato, dove Lega e Movimento 5 Stelle hanno la maggioranza. La nomina passerà poi al presidente della Repubblica che, scrivono i giornali oggi, dovrebbe essere già d’accordo per confermarla.

L’incarico ministeriale di Savona dovrebbe così concludersi dopo circa otto mesi trascorsi senza aver ottenuto grandi risultati. Il ministro che secondo il timore di molti aveva il compito di preparare segretamente l’uscita dell’Italia dall’euro (il famigerato “piano B”) è stato in realtà mantenuto in una sorta di isolamento dai suoi colleghi, senza deleghe, competenze e poteri effettivi (il che lo aveva spinto quasi al punto delle dimissioni, scrivono oggi molti giornali). Tenuto lontano anche dall’elaborazione della legge di bilancio, il suo tono era diventato sempre più scettico nei confronti del governo Conte, al quale rimproverava apertamente la mancanza di attenzione sul tema degli investimenti pubblici, e delle prospettive economiche generali del nostro paese.

Nonostante la sua posizione sempre più distante e distaccata, Savona in questi giorni ha comunque contribuito indirettamente a risolvere una questione spinosa che da mesi bloccava il governo. Numerosi esponenti del Movimento 5 Stelle chiedevano infatti da tempo che alla presidenza di Consob venisse nominato il professore di Economia ed ex assessore del comune di Roma Marcello Minenna. Ma la sua scelta non convinceva tutti gli alleati della Lega e il presidente della Repubblica Matterella (Minenna è, tra le altre cose, una figura mediaticamente controversa e molto legata politicamente al Movimento 5 Stelle). La scelta di nominare Savona, di cui Minenna potrebbe diventare successivamente il segretario generale, è finalmente riuscita a risolvere l’impasse.