L’uomo di Trump a Berlino

Il nuovo ambasciatore americano in Germania ha metodi sopra le righe e poco diplomatici, come il suo capo: con la differenza che i suoi stanno portando dei risultati

L'ambasciatore degli Stati Uniti a Berlino, Richard Grenell. (BERND VON JUTRCZENKA/AFP/Getty Images)

Richard Grenell è l’ambasciatore degli Stati Uniti a Berlino, in Germania: è stato nominato dal presidente Donald Trump a maggio 2018 e da allora si è fatto conoscere come «un uomo che non permette al decoro diplomatico di interferire con la sua agenda professionale», come ha scritto Politico. In questi mesi si sta facendo notare soprattutto per i suoi modi irruenti, che ad alcuni hanno ricordato quelli del suo capo. A differenza di Trump, però, quelli di Grenell hanno portato diversi risultati.

Grenell ha 52 anni, prima della sua nomina faceva il commentatore per Fox News ed è stato assistente di John Bolton, il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Trump. Alle spalle ha una lunga carriera da funzionario, soprattutto all’ONU. È dichiaratamente gay. Nel 2013 sconfisse una grave forma di cancro e da allora ripete che quella esperienza lo ha reso più forte.

I suoi modi diretti e poco diplomatici lo resero piuttosto visibile su Fox News, ma a Berlino non sono molto apprezzati. Secondo il settimanale tedesco Spiegel si sta facendo più nemici che amici tra i politici tedeschi. Nei primi otto mesi del suo mandato ha criticato molto l’establishment politico tedesco su tutto, dalle spese militari ai legami commerciali con l’Iran. Qualche risultato però è arrivato. La sua attività di pressione ha facilitato la prossima apertura del mercato tedesco al gas naturale liquefatto statunitense, o l’estradizione di un uomo di 95 anni accusato di essere un nazista e un criminale di guerra che per anni la Germania aveva rifiutato di riprendersi.

Julianne Smith, la consulente per la sicurezza dell’ex vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden, ha detto a Politico che «la Casa Bianca guarda a Grenell come a un ambasciatore di successo». Quello che vogliono a Washington, secondo Smith, è un atteggiamento un po’ più brusco del normale, e Grenell sembra la persona giusta per raggiungere questo obiettivo. «Quando sei davvero gentile con i tedeschi, smettono di ascoltarti», ha detto a Politico un altro funzionario statunitense: «Sotto Obama, i tedeschi hanno fermato il TTIP [il trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti, benvoluto dall’amministrazione Trump], sono andati avanti con Nord Stream 2 [il gasdotto con la Russia] e hanno ignorato i nostri appelli per aumentare la spesa per la difesa». A proposito: sebbene non tutti i meriti possano essere attribuiti al nuovo ambasciatore, a luglio la Germania ha annunciato che inizierà lentamente ad aumentare la spesa per la difesa.

Ancora: appena arrivato a Berlino, a maggio, Grenell aveva scritto su Twitter che le aziende tedesche che intrattenevano rapporti commerciali con l’Iran dovevano «fermare immediatamente le operazioni»: il tweet era stato considerato poco cauto da un punto di vista diplomatico, ma da allora diverse società tedesche, come Volkswagen e BASF, sono uscite dal mercato iraniano per paura di incorrere nelle sanzioni statunitensi.

L’unico argomento su cui i tedeschi non vogliono sentire ragioni è la costruzione del Nord Stream 2, il gasdotto offshore più lungo del mondo che collegherà la Russia alla Germania attraverso il Mar Baltico e trasporterà 55 miliardi di metri cubi di gas naturale russo all’anno. Gli Stati Uniti sono contrari a Nord Stream 2 e il presidente Trump si è riservato la possibilità di imporre sanzioni sull’intero progetto per bloccarne la costruzione. Come diversi altri paesi europei, gli statunitensi pensano che il gasdotto renderà l’Europa troppo dipendente dal gas della Russia e hanno più volte proposto ai paesi dell’Unione di comprare il gas naturale statunitense. Il problema però è che al momento il gas statunitense è molto più costoso di quello russo, e diversi paesi europei sembrano più interessati a risparmiare qualche soldo che a tenere buona l’amministrazione Trump.

«Stiamo dalla parte del Parlamento europeo e di 16 paesi europei che si oppongono al progetto Nord Stream 2», ha detto di recente Grenell, provando a spiegare meglio la sua posizione. «Pensiamo che sia necessario un approccio multilaterale per un progetto come questo. Ma questa è una decisione che deve prendere la Germania. È il governo tedesco a decidere. Nessuno sta cercando di dire che questa non è la loro decisione da prendere».

L’irruenza di Grenell potrebbe aver portato qualche risultato a breve termine, ma è difficile pensare che funzioni sul lungo periodo, almeno per una ragione. La cancelliera tedesca Angela Merkel non lo ha mai ricevuto ufficialmente. Lo staff di Merkel ha spiegato allo Spiegel che è poco convenzionale per un capo di governo ricevere personalmente un ambasciatore per via della differenza di rango. Ma secondo il settimanale tedesco, questa sarebbe solo una scusa: Merkel infatti lavorava spesso a stretto contatto con Philip Murphy, il predecessore di Grenell all’ambasciata statunitense nominato da Barack Obama.

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