I negoziati per il TTIP sono falliti?

Secondo il ministro dell'Economia tedesco sì, «di fatto», perché UE e Stati Uniti non riescono a mettersi d'accordo nemmeno su un punto dei 27 in discussione

(AP Photo/Markus Schreiber.file)

Domenica 28 agosto il ministro dell’Economia e vice cancelliere della Germania, Sigmar Gabriel, ha detto che i negoziati tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti sul TTIP, il trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti, sono «di fatto falliti, anche se nessuno lo ammette». Il TTIP è una delle questioni economiche internazionali più discusse degli ultimi anni: è un accordo che, qualora entrasse in vigore, prevederebbe molti cambiamenti nei rapporti commerciali tra gli stati dell’UE e gli Stati Uniti, ed è molto criticato da economisti, osservatori, politici e organizzazioni soprattutto di sinistra. L’accordo dovrebbe agire in tre principali direzioni: aprire una zona di libero scambio tra Europa e Stati Uniti in quattro settori (merci, servizi, investimenti e appalti pubblici); uniformare e semplificare le norme commerciali tra le due parti abbattendo le differenze non legate ai dazi (le cosiddette Non-Tariff Barriers, o NTB); migliorare le norme stesse (la spiegazione lunga su cos’è il TTIP, quali conseguenze potrebbe avere e quali sono le principali critiche è qui).

I negoziati vanno avanti dal 2013 con grandi lentezze, ma negli ultimi mesi si era capito che entrambe le parti volevano accelerare le trattative per concluderle entro il 2016 (cioè anche entro la fine del secondo mandato di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti). Gabriel però ha detto che in quattordici incontri che si sono tenuti finora – l’ultimo dei quali a Bruxelles dall’11 al 15 luglio – Stati Uniti e UE non si sono accordati neanche su un singolo punto dei 27 che sono in fase di discussione.

Gabriel non è direttamente coinvolto nelle trattative, che stanno avvenendo a livello europeo, e che sono condotte dalla direzione generale commercio della Commissione europea, cioè uno dei “ministeri” in cui è suddivisa la Commissione. Inoltre Gabriel non appartiene al partito che ha la maggioranza in Germania, la CDU della cancelliera Angela Merkel: è infatti il leader dell’SPD, il partito socialdemocratico tedesco, che attualmente è al governo insieme alla CDU (nel 2013 alle elezioni nessun partito ottenne i voti necessari per formare un governo autonomamente). L’SPD ha sempre avuto una posizione critica riguardo il TTIP ma Gabriel in passato lo aveva sostenuto, seppure con diverse condizioni e critiche. La sua dichiarazione sul fallimento dei negoziati sul TTIP, quindi, non arriva da un rappresentante diretto dell’UE nei colloqui e nemmeno da un capo di stato europeo: ha però un peso politico rilevante, perché proviene dal ministro dell’Economia della più importante potenza economica europea. Secondo Associated Press «renderà probabilmente più difficili i colloqui tra i rappresentanti dell’UE e l’amministrazione Obama».

Da mesi in realtà negli Stati Uniti molti osservatori sono convinti che il TTIP sia sostanzialmente morto: sembra ormai impossibile che si arrivi a un accordo entro il 2016, quando il presidente degli Stati Uniti Barack Obama – uno dei principali sostenitori del trattato – concluderà il suo mandato. Entrambi i suoi potenziali successori si sono detti contrari al trattato, almeno nella sua attuale forma: il Repubblicano Donald Trump in maniera molto netta, definendolo «un attacco agli affari americani»; la Democratica Hillary Clinton, che aveva sostenuto il TTIP quando era segretaria di Stato, ha cambiato in parte opinione durante la campagna elettorale, anche per l’esigenza di raccogliere consensi tra gli elettori più di sinistra, che avevano trovato nell’altro candidato alle primarie Bernie Sanders un convinto critico del trattato.

Lo scorso maggio l’organizzazione ambientalista Greenpeace aveva diffuso dei documenti che avevano rivelato alcune dinamiche dei colloqui, la cui poca trasparenza è stata molto criticata (ed è uno degli aspetti più controversi di tutto il TTIP). In particolare, era emerso che mentre l’UE nei vari incontri era stata più flessibile e disposta a negoziare, gli Stati Uniti erano rimasti piuttosto fermi sulle proprie posizioni: le recenti dichiarazioni di Gabriel sembrano confermare questo aspetto. Gabriel ha paragonato il TTIP al CETA, un trattato commerciale stipulato tra UE e Canada, dicendo che era stato più equo per entrambe le parti coinvolte. Tra gli altri paesi europei che si sono schierati contro il TTIP c’è la Francia. Lo scorso maggio il presidente Francois Hollande aveva detto: «noi non siamo per il libero scambio senza regole. Non accetteremo mai la messa in discussione dei principi essenziali per la nostra agricoltura, per la nostra cultura, per la reciprocità nell’accesso al mercato pubblico».

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