• Scienza
  • mercoledì 30 gennaio 2019

Il riscaldamento globale c’è, anche se fa un gran freddo

Le giornate gelide sono l'argomento preferito dei negazionisti del cambiamento climatico: fanno finta di non capire o non capiscono la differenza tra meteo e clima

Minneapolis, Minnesota, Stati Uniti (STEPHEN MATUREN/AFP/Getty Images)

In queste ore, Canada e parte settentrionale degli Stati Uniti sono interessati dal passaggio di venti molto freddi provenienti dall’Artico che stanno causando una riduzione delle temperature minime, che in alcune aree hanno raggiunto i -50 °C. Come aveva già fatto in passato in occasioni simili, il presidente statunitense Donald Trump ha approfittato della situazione per sminuire l’importanza e la gravità del riscaldamento globale, sostenendo che i suoi effetti siano spariti. Affermazioni di questo tipo sono frequenti tra chi nega il cambiamento climatico in corso nel nostro pianeta, scientificamente dimostrato e attribuibile in larga parte alle attività umane, mostrando di non avere molta conoscenza sulle differenze tra meteorologia e climatologia.

Il grande freddo nel Nord America di queste ore è dovuto a un’estensione anomala verso sud del vortice polare, l’ampia area di bassa pressione che si trova al di sopra del Polo Nord e che negli ultimi giorni si è rafforzata più del solito, trovando poi sfogo verso il Nord America in seguito ad alcune condizioni favorevoli, come la presenza di altre aree di bassa pressione. È un fenomeno prettamente meteorologico, ma la sua analisi può comunque fornire qualche dato interessante che, se messo in prospettiva, aiuta a comprendere alcune dinamiche legate al riscaldamento globale in generale.

Con la parola “meteo” si intendono lo studio e l’analisi di fenomeni circoscritti nel tempo, di solito nel breve periodo; con “clima” è invece inteso lo studio dei fenomeni che avvengono nell’atmosfera in un periodo di tempo molto più lungo e con implicazioni che vanno oltre le previsioni locali sulla presenza di sole o nuvole sopra una città o una ristretta area geografica. Semplificando molto, il meteo ci dice che cosa sta succedendo o sta per accadere nell’immediato, lo studio del clima che cosa è accaduto negli ultimi decenni e come sono cambiate le cose.

Per rendere ancora più accessibile questa differenza, il New York Times ha preparato un’efficace analogia pensata appositamente per Donald Trump:

Il meteo equivale a quanti soldi hai nel portafogli oggi, mentre il clima è il tuo patrimonio. Un miliardario che ha dimenticato a casa per un giorno il portafoglio non è povero, così come una persona povera che s’imbatte in qualche centinaio di dollari non diventa improvvisamente ricca. Ciò che conta è ciò che accade nel lungo periodo.

Le mappe basate sui dati che vengono giornalmente raccolti sulle temperature globali possono darci una mano a capire meglio. L’immagine qui sotto, per esempio, mostra le anomalie della temperatura superficiale della Terra di oggi rispetto alla media nel periodo di riferimento 1979-2000: i colori che tendono verso il rosso mostrano dove la temperatura è più alta del solito, quelli verso il viola dove è insolitamente più bassa.

Il vortice polare è chiaramente visibile nel Nord America, la chiazza violacea che mostra il tragitto compiuto dall’Artico, così come è ben visibile un altro grande fronte freddo sulla Russia. Se però si osserva la mappa nella sua interezza, si nota che i colori caldi sono preponderanti su buona parte dei continenti e degli oceani: anche se in alcuni punti c’è un gran freddo anomalo, nel complesso la temperatura globale è comunque superiore al suo valore normale. Secondo i calcoli utilizzati per la mappa, la differenza media è di +0,3 °C, con l’emisfero nord – dove attualmente è inverno – a +0,4 °C. Nell’emisfero sud l’anomalia più significativa è in Antartide con un +0,5 °C.

La mappa è realizzata mettendo a confronto i dati più recenti sulle temperature con quelli raccolti in una serie storica di 20 anni, e offre quindi informazioni significative sul cambiamento climatico dovuto al riscaldamento globale. L’immagine qui sotto offre una prospettiva ancora più ampia: mostra l’andamento delle anomalie nella temperatura globale dalla metà del XIX secolo fino allo scorso anno. Dalla fine degli anni Ottanta, i picchi nelle temperature anomale sono diventati sempre più frequenti e significativi.

Il riscaldamento globale ha inoltre effetti tangibili sul meteo: rende per esempio più estremi alcuni eventi di breve durata, come uragani e tempeste. Lo stesso freddo anomalo di queste ore nel Nord America secondo i ricercatori è un segno del cambiamento climatico. Il vortice polare influenza aree più estese rispetto a quelle dell’Artico a causa di alcuni cambiamenti nella distribuzione dei venti, dovuti al maggiore riscaldamento dell’atmosfera. Questi cambiamenti fanno sì che l’aria gelata superi la zona dell’Artico e si spinga verso sud, portando il freddo anomalo.

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