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  • sabato 12 gennaio 2019

Negli Stati Uniti il governo non era mai stato chiuso così a lungo

Lo "shutdown" dovuto al disaccordo tra Trump e i Democratici sul muro al confine col Messico va avanti da 22 giorni

Un'impiegata della Food and Drug Administration e una della Social Security Administration protestano contro la chiusura parziale del governo americano, lo "shutdown", il 10 gennaio 2019, a Detroit (AP Photo/Paul Sancya)

Lo “shutdown” negli Stati Uniti, cioè la chiusura parziale delle attività del governo e dei servizi pubblici dovuto al disaccordo tra Repubblicani e Democratici sulle leggi di bilancio, è arrivato al suo 22esimo giorno. Nella storia del paese non era mai successo: il record era detenuto da quello avvenuto tra il 1995 e il 1996, sotto la presidenza di Bill Clinton. Quello in corso è il terzo shutdown della presidenza di Donald Trump.

Venerdì un quarto dei dipendenti del governo federale, circa 800mila persone tra cui guardie carcerarie, addetti alla sicurezza negli aeroporti e agenti dell’FBI, non ha ricevuto il primo stipendio dell’anno. Finora però non sembra che Trump voglia rinunciare ai fondi per costruire il muro al confine col Messico promesso in campagna elettorale, quelli intorno ai quali è nato lo scontro al Congresso con i Democratici, che ora controllano la Camera dei Rappresentanti e continuano a negare il loro consenso allo stanziamento dei fondi.

Lo shutdown era cominciato il 21 dicembre, dopo che Trump aveva chiesto di includere nella legge per prorogare i finanziamenti alle attività federali 5,7 miliardi di dollari (quasi 5 miliardi di euro) da usare per costruire il muro, una struttura che probabilmente ne costerebbe ancora di più. I Democratici si sono rifiutati di accordarli: anche se prima del 3 gennaio non controllavano ancora la Camera, leggi come questa hanno bisogno di 60 voti su 100 al Senato, e quindi i Repubblicani avevano comunque bisogno del sostegno di una decina di Democratici. Dal 21 dicembre ad ora le possibilità di Trump di ottenere il suo obiettivo si sono ulteriormente ridotte dato che nel frattempo si sono insediati al Congresso i deputati e i senatori eletti nelle elezioni di metà mandato, in cui i Democratici hanno riconquistato il controllo della Camera.

Degli 800mila dipendenti federali che non sono stati pagati ci sono lavoratori i cui servizi sono ritenuti “essenziali”, e che quindi sono tenuti a lavorare anche senza stipendio. Altri, circa 350mila, sono invece rimasti a casa nelle ultime settimane. Tra le attività sospese ci sono i controlli sulla produzione alimentare, il rilascio di licenze per le attività commerciali e la pubblicazione di dati aggiornati sull’economia. Oltre ai dipendenti federali anche varie società che lavorano in appalto per il governo sono colpite dagli effetti dello shutdown. Si sentono soprattutto a Washington, dove vivono moltissimi dipendenti federali: secondo la società di consulenza Moody’s, nella città un lavoratore su sei è in qualche modo colpito dalla chiusura del governo.

Questo fine settimana un terminal dell’aeroporto internazionale di Miami rimarrà chiuso perché molti agenti di sicurezza, sebbene lavoratori “essenziali” non si presenteranno al lavoro: secondo il Miami Herald, dandosi malati per protesta. Venerdì molti altri dipendenti pubblici hanno protestato contro lo shutdown mostrando sui social network immagini dell’ultima busta paga, da 0 dollari o 1 centesimo. Sul sito di annunci personali Craigslist invece sono apparsi moltissimi annunci di oggetti messi in vendita da dipendenti federali segnalati come «offerte speciali per lo shutdown».

Nel frattempo Trump ha parlato della possibilità di dichiarare lo stato d’emergenza nazionale per uscire dalla situazione, aggirando l’approvazione del Congresso per ottenere i fondi che gli servono per il muro, ma spiegando che si tratta di una «scappatoia» che non vorrebbe prendere. «Se il Congresso non riuscirà a risolvere il problema… Lo farò. Ne ho il diritto» ha detto Trump. Se davvero decidesse di portare avanti una mossa del genere è probabile che i Democratici si opporrebbero, dichiarandola illegale dato che la situazione al confine tra Messico e Stati Uniti non è emergenziale.

Intanto sia la Camera che il Senato hanno approvato una legge che, alla fine dello shutdown, darà diritto a tutti i dipendenti federali di ricevere lo stipendio per il periodo di chiusura del governo, e ci si aspetta che Trump la firmi.

Dal punto di vista economico lo shutdown non sta facendo grandi danni, almeno per ora. Secondo le stime degli economisti, la chiusura del governo è causa di una diminuzione settimanale del PIL compresa tra lo 0,04 e lo 0,07 per cento, una media di poco più di 1 miliardo di dollari a settimana. È molto meno della perdita stimata durante i 16 giorni dello shutdown del 2013, in cui chiusero molti più uffici. Infatti la legge di bilancio bloccata dallo stallo tra Trump e i Democratici riguarda solo il 25 per cento dei fondi che il Congresso stanzia per finanziare le spese del governo. La situazione però potrebbe peggiorare se lo shutdown dovesse continuare.

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