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  • venerdì 11 gennaio 2019

Trump non vuole rinunciare al muro

In Texas ha nuovamente minacciato di dichiarare un'emergenza nazionale per ottenere i fondi per costruirlo lungo il confine col Messico, intanto lo shutdown continua

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, durante la sua visita in Texas (JIM WATSON/AFP/Getty Images)

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha nuovamente minacciato la possibilità di dichiarare un’emergenza nazionale per ottenere i fondi necessari per costruire il muro lungo il confine con il Messico, senza dover chiedere un’autorizzazione al Congresso. Lo ha detto giovedì 10 gennaio durante un viaggio in Texas, organizzato proprio per visitare uno dei punti di controllo di polizia lungo il confine. Ai giornalisti ha detto di avere “tutti i diritti” per dichiarare un’emergenza nazionale, ma molti osservatori sono scettici su questa eventualità, che sarebbe probabilmente contestata in tribunale e con molte possibilità di essere annullata.

Trump ha il sostegno di buona parte dei Repubblicani al Congresso, ma i loro voti non sono sufficienti da quando controllano solo il Senato e la Camera è sotto il controllo dei Democratici, contrari alla costruzione del muro ritenuto costoso e inutile per contrastare l’immigrazione illegale. Lo stallo ha portato all’impossibilità di rinnovare le leggi sul bilancio, con una chiusura parziale delle attività del governo e dei servizi pubblici (“shutdown”) che dura ormai da quasi tre settimane. Trump a inizio settimana ha tenuto un discorso alla nazione, dichiarando che lungo il confine con il Messico c’è una “crisi umanitaria”, condizione smentita nei fatti e dai dati sui flussi migratori dell’ultimo anno.

Nonostante lo shutdown e le numerose critiche, finora Trump si è rifiutato di firmare la legge necessaria per dare i fondi al governo e riaprire molti uffici pubblici. È disponibile a farlo solo se il testo sarà modificato dal Congresso per inserire una voce di spesa da almeno 5,7 miliardi di dollari per costruire il muro. I Democratici non hanno nessuna intenzione di assecondarlo e un paio di giorni fa una riunione organizzata per mediare è finita con Trump che ha lasciato la stanza dopo pochi minuti e senza un accordo. Alla Camera, i Democratici hanno intanto fatto passare alcune leggi per finanziare parte degli uffici pubblici, trovando però resistenze in Senato da parte dei Repubblicani per farle confermare.

Durante la sua visita in Texas, Trump ha detto di essere pronto a dichiarare un’emergenza nazionale per aggirare il Congresso e finanziare la costruzione del muro. Secondo fonti consultate dal New York Times, la Casa Bianca starebbe valutando la possibilità di impiegare fondi già destinati per alcuni disastri naturali, come gli incendi in California e gli allagamenti a Porto Rico dovuti agli uragani, per costruire il muro. La Casa Bianca ha però smentito questa cosa.

Una dichiarazione di emergenza nazionale sarebbe contestata in tribunale, ma consentirebbe comunque a Trump di avere una scappatoia per dichiarare la fine dello shutdown, che sta interessando almeno 800mila lavoratori pubblici, e nel caso di sentenze contrarie dare la colpa ai Democratici e ai giudici che si occuperebbero del caso. Trump potrebbe inoltre sostenere di avere fatto tutto il possibile per provare a mantenere la sua più importante promessa elettorale, formulata di continuo durante la campagna per le presidenziali del 2016.

Parlando dell’immigrazione illegale, in una conferenza stampa tenuta a McAllen, in Texas, Trump ha detto: “Se non avremo una barriera non riusciremo mai a risolvere questo problema. […] Dicono che un muro sia una soluzione medievale. Alcune cose funzionano e basta”. Ha poi negato di avere mai detto che sarebbe stato il Messico a pagare per il muro, nonostante ci siano decine di registrazioni dei suoi comizi del 2016 che dimostrano il contrario: “Quando ho detto che il Messico avrebbe pagato per il muro davanti a migliaia e migliaia di persone, naturalmente non intendevo che il Messico ci avrebbe dato un assegno”. Eppure sul sito della sua campagna elettorale c’era una sezione dedicata al tema, nella quale si parla di ottenere dal Messico un “pagamento in unica soluzione” da svariati miliardi di dollari per il muro.

Il protrarsi dello shutdown, sabato diventerà il più lungo nella storia degli Stati Uniti, potrebbe spingere Trump ad accelerare i tempi e a dichiarare un’emergenza nazionale. Alcuni suoi consiglieri e alleati più fedeli, come il senatore repubblicano Lindsey Graham, dicono ormai apertamente che non ci siano alternative per sbloccare la situazione. Altri consiglieri sono invece più cauti e vorrebbero una mediazione tra Repubblicani e Democratici per risolvere il problema, evitando i probabili ricorsi giudiziari a una dichiarazione di emergenza.