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  • martedì 8 gennaio 2019

Il governo degli Stati Uniti è ancora “chiuso”

Lo "shutdown" va avanti da quasi tre settimane, e non se ne vede la fine: stasera Trump terrà un discorso in tv che potrebbe allontanare ulteriormente un compromesso

(AP Photo/J. Scott Applewhite)

Lo shutdown del governo federale statunitense, cioè la sospensione di tutte le sue attività non essenziali, sta per entrare nella sua terza settimana senza che si intraveda una soluzione a breve termine: martedì sera, inoltre, il presidente americano Donald Trump terrà un discorso televisivo a reti unificate che probabilmente renderà ancora più difficile trovare un punto di incontro.

Da mesi Trump chiede che la nuova legge per rifinanziare le attività del governo federale – che dev’essere discussa e approvata periodicamente – comprenda anche un finanziamento da 5,7 miliardi di dollari per la costruzione di un muro al confine col Messico, la sua promessa elettorale più nota e controversa. I Democratici, che in seguito alle elezioni di metà mandato controllano la Camera, non intendono finanziare il muro in alcun modo, e hanno offerto a Trump diverse altre misure di compromesso, come un rafforzamento della polizia di frontiera: per il momento però sono state rifiutate.

In teoria i Repubblicani, che controllano il Senato, potrebbero decidere autonomamente di approvare una legge di compromesso; ma il leader dei senatori repubblicani Mitch McConnell ha spiegato che prenderà in considerazione soltanto ciò che sarà approvato direttamente dalla Casa Bianca, cioè da Trump (il cui gradimento nella base repubblicana è ancora altissimo). Qualche giorno fa Trump ha minacciato che di questo passo lo shutdown potrebbe durare ancora «mesi o anni».

Lo shutdown del governo federale avviene soltanto in maniera parziale: circa tre quarti delle attività del governo federale sono coperte da fondi già approvati, e perciò non subiranno rallentamenti per un po’: continuano a funzionare regolarmente, per esempio, le Poste, l’esercito, i tribunali federali e i principali programmi di welfare come Medicaid e Medicare. Diversi altri servizi, come ad esempio la manutenzione dei parchi nazionali, sono invece stati sospesi: molti di loro si sono riempiti di rifiuti e di cacca dei visitatori. Anche i dipendenti del Secret Service, il servizio di scorta personale del presidente e del suo circolo più stretto, stanno lavorando senza essere pagati.

Nei prossimi giorni la situazione potrebbe diventare ancora più grave. Prima di tutto perché molti degli 800mila dipendenti federali che a vario titolo sono coinvolti dalla sospensione dei lavori non riceveranno lo stipendio, se il governo sarà ancora chiuso: potrebbero quindi esercitare una certa pressione sui loro politici di riferimento per riaprire le varie attività del governo, e quindi essere pagati. Più andrà avanti lo shutdown, inoltre, e più circoleranno storie di persone e comunità danneggiate dai molti disagi che comporta.

Lunedì mattina, per esempio, il New York Times ha raccontato di Marianna, un paese nella Florida rurale in cui decine di persone lavorano nel carcere cittadino, pesantemente danneggiato durante il passaggio dell’uragano Michael a ottobre. Oggi i detenuti di Marianna sono ospitati in un carcere in Mississippi, a sette ore di auto, e da mesi i dipendenti del carcere sono costretti ad andare a lavorare lì per turni che durano due settimane. Dal 22 dicembre, primo giorno di chiusura del governo federale, devono farlo a spese proprie, e gratis.

La distanza fra Repubblicani e Democratici potrebbe aumentare stasera, quando Trump terrà un discorso alla nazione che verrà trasmesso a reti unificate. È raro che le tv private concedano a un presidente un’opportunità del genere a meno di situazioni eccezionali, e infatti nel 2014 negarono ad Obama la possibilità di spiegare che misure avrebbe preso dopo il fallimento dei negoziati fra Repubblicani e Democratici per una riforma dell’immigrazione. La decisione delle tv ha attirato le critiche di diversi giornalisti e osservatori, convinti che Trump userà il tempo a suo disposizione per elencare una serie di cose false o forzate, come è solito fare durante i suoi comizi. Brian Stelter, che si occupa di giornalismo ed editoria per CNN, ha provato a spiegarsi in questo modo la decisione delle tv:

Le tv ritengono di avere la responsabilità di trasmettere gli annunci del presidente degli Stati Uniti che riguardano storie importanti in momenti importanti. Ovviamente, a questo giro la differenza è che il presidente è solito mentire, e continuerà a farlo. Ma alla fine, la percezione che quell’uomo è il presidente e abbia un discorso da tenere alla nazione prevale sui timori che dirà cose false e ingannevoli.

Nel suo discorso, quasi certamente Trump insisterà sul fatto che al confine col Messico ci sia un problema di sicurezza nazionale – inesistente, nei numeri – e che la costruzione del muro sia necessaria, anche a costo di proclamare una emergenza nazionale per ottenere i fondi e far partire subito i lavori (non tutti sono convinti che possa farlo, legalmente). La speranza di Trump è quella di allargare il consenso popolare per la costruzione del muro, che al momento è osteggiata da circa metà dell’elettorato americano.

Il discorso sarà probabilmente percepito come una forzatura da parte dei Democratici, e a meno di sorprese un potenziale compromesso sarà ancora più lontano. Qualche giorno fa la Camera aveva approvato una serie di misure che avrebbero consentirebbero la riapertura del governo federale, senza però alcun finanziamento per il muro. Al Senato la proposta non è stata nemmeno discussa.

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