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  • martedì 8 gennaio 2019

I neonati morti agli Spedali Civili di Brescia

Sono iniziate le ispezioni per tre casi sospetti su quattro, che si sono verificati negli ultimi giorni nello stesso reparto

(ANSA/FILIPPO VENEZIA)

Agli Spedali Civili di Brescia sono iniziate ispezioni e indagini da parte dei Carabinieri e del ministero della Salute sulle morti di neonati avvenute nelle ultime settimane, e ritenute sospette per la loro frequenza e per alcuni precedenti legati a infezioni nel reparto di neonatologia dell’ospedale. Dopo i tre casi resi noti nei giorni scorsi, sabato 5 gennaio un altro bambino è morto poche ore dopo la nascita. Gli Spedali Civili hanno avviato un’indagine interna e ritengono che le quattro morti non possano essere ricondotte a un’unica causa, come quella di un’infezione comune.

Nella mattina di lunedì 7 gennaio i NAS dei Carabinieri hanno analizzato le cartelle cliniche dei quattro neonati. La procura di Brescia ha aperto un’indagine per omicidio colposo, ma al momento non risultano esserci persone indagate. Intanto è stato diffuso un documento che riassume le informazioni finora raccolte sui quattro decessi.

Il primo bambino è morto il 30 dicembre scorso: era nato “in condizione di prematurità estrema”, hanno spiegato i responsabili dell’ospedale, alla 27esima settimana di gestazione e con un peso di poco inferiore a un chilogrammo. La causa della morte è stata un’enterocolite necrotizzante, che si era manifestata una ventina di giorni dopo la nascita e che era poi progredita rapidamente nel corso di due giorni.

Il secondo decesso è avvenuto il 4 gennaio e anche in questo caso ha interessato un bambino nato prematuro, alla 26esima settimana e con un peso di circa 940 grammi. La nascita era avvenuta in un altro ospedale il 30 novembre, ma in seguito si era reso necessario il ricovero presso gli Spedali Civili. Aveva un’enterocolite necrotizzante con una perforazione dell’intestino. Il neonato è stato operato e sottoposto a terapia intensiva, ma è morto per insufficienza respiratoria.

Il giorno seguente agli Spedali Civili c’è stato un terzo decesso di un bambino, che era stato partorito alla 30esima settimana e con un peso di 1,1 chilogrammi. Superate le condizioni critiche dei primi giorni, il bambino sembrava essere migliorato, ma verso fine anno aveva iniziato ad avere difficoltà a respirare e aveva sviluppato una grave infezione.

Il quarto caso, di sabato 5 gennaio, riguarda un bambino nato alla 35esima settimana e morto un paio di ore dopo il parto. Aveva una grave malformazione congenita delle vie aeree superiori, che ha condizionato da subito il suo precario stato di salute. Anche per questo motivo la procura non ritiene questo ultimo caso di particolare interesse. Gli altri neonati morti saranno sottoposti ad autopsia, per verificare quali fossero le loro effettive condizioni di salute e se si potessero evitare o risolvere le complicazioni.

I reparti di neonatologia devono spesso affrontare casi clinici molto complicati e difficili, con bambini prematuri o affetti da gravi patologie. Il tasso di mortalità può variare molto a seconda dei periodi e dei casi che si presentano nei reparti, anche per questo motivo gli esperti invitano a non usare toni allarmistici per quanto accaduto nelle ultime settimane agli Spedali Civili. Come ha spiegato il presidente della Società Italiana di Neonatologia, Fabio Mosca: “Quando si parla di prematurità bisogna assolutamente far passare il concetto che si tratta di una malattia, alla quale si sopravvive grazie a cure altamente sofisticate ed estreme, con cui teniamo in vita bambini che la natura non farebbe sopravvivere. E talvolta non ci riusciamo. Non ci riusciamo in 750 casi ogni anno. Non per questo bisogna per forza trovare degli errori”.

La scorsa estate si era già parlato molto degli Spedali Civili di Brescia in seguito alla morte di un neonato per infezione da Serratia marcescens, un batterio spesso responsabile di infezioni ospedaliere durante i ricoveri. La direzione sanitaria aveva confermato che all’epoca si era sviluppato un “focolaio epidemico” dovuto proprio al batterio, che aveva interessato una decina di altri pazienti. La procura di Brescia aveva aperto un’inchiesta, indagando 16 membri del personale sanitario dell’ospedale.

Gli Spedali Civili di Brescia erano diventati piuttosto famosi quattro anni fa per il caso Stamina. Nella struttura ospedaliera erano state effettuate alcune somministrazioni dei preparati che avrebbero dovuto contenere cellule staminali, al fine di curare malattie gravi e per le quali non esistono trattamenti definitivi. Indagini cliniche e giudiziarie avrebbero poi dimostrato l’inutilità e la pericolosità del trattamento, svelando che in molti casi i preparati non contenevano nemmeno cellule staminali.

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