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  • mercoledì 26 dicembre 2018

Le milizie si stanno prendendo Rio de Janeiro

Pezzi interi della grande città brasiliana sono controllati da gruppi armati nati per mantenere l'ordine, ma che negli ultimi anni sono diventati qualcosa di diverso

Poliziotti brasiliani a Rio de Janeiro (YASUYOSHI CHIBA/AFP/Getty Images)

Da diverso tempo quartieri interi di Rio de Janeiro, la seconda città più popolosa del Brasile, sono controllati da alcune milizie armate che non rispondono ad alcuna autorità riconosciuta, e che negli ultimi anni si sono rafforzate e arricchite tramite diverse attività illegali. La situazione di recente è peggiorata perché sembra che queste milizie abbiano iniziato una guerra con “Comando Vermelho” (“Commando Rosso”), il gruppo di narcotrafficanti più potente della città. L’emergere delle milizie a Rio de Janeiro – sia nella città che nello stato omonimo – è un fenomeno che sta preoccupando politici e forze dell’ordine: «è come un cancro, non si fermerà», ha detto l’investigatore della polizia anti-pirateria Mauricio Demetrio ad Associated Press, che ha pubblicato un’approfondita inchiesta sull’argomento.

Le milizie che controllano parti di Rio de Janeiro nacquero all’inizio degli anni Novanta, quando ex poliziotti, pompieri e militari decisero di creare dei gruppi armati per garantire la sicurezza di alcuni quartieri della città. Molti dei loro membri avevano fatto parte delle “squadre della morte” che avevano ucciso dissidenti e criminali durante la dittatura militare, durata dal 1964 al 1985.

Per molti anni, ha scritto Associated Press, le milizie furono apprezzate da diversi politici e generalmente accettate, perché svolgevano servizi che lo stato non era in grado di offrire: nel 2008 il politico di estrema destra Jair Bolsonaro, allora deputato e oggi presidente eletto, chiese che fossero legalizzate, ma la proposta non ebbe successo. Tra gli oppositori dell’iniziativa di Bolsonaro c’era il timore che le milizie diventassero troppo potenti e che sfuggissero definitivamente al controllo delle forze di sicurezza regolari. Negli ultimi anni sembra essere successo proprio questo: le milizie hanno usato la violenza e il contrabbando, soprattutto di sigarette, per diventare sempre più ricche ed espandere la loro presenza in diversi quartieri di Rio de Janeiro. Hanno preso il controllo del segnale della televisione via cavo, della fornitura di acqua e della gestione dei parcheggi, tra le altre cose, e secondo alcuni sono diventate la principale minaccia alla sicurezza della città. Il ministro della Sicurezza brasiliano ha stimato che le milizie siano arrivate a controllare circa un quarto dello stato di Rio de Janeiro, pari a circa 11mila chilometri quadrati di territorio.

Video-inchiesta di France 24 sulle milizie di Rio de Janeiro (in inglese)

Oggi il problema è che le milizie sono diventate così potenti e radicate che non possono essere sconfitte solamente impiegando l’esercito, ha spiegato ad Associated Press Marcelo Freixo, deputato statale che gira con la scorta a causa delle sue posizioni politiche. Sarebbe necessario cominciare a usare i servizi di intelligence per raccogliere informazioni, capire chi siano i leader e svelare i meccanismi che regolano il funzionamento dei diversi gruppi.

Uno dei problemi che devono affrontare oggi le forze di sicurezza brasiliane è che i membri delle milizie agiscono per lo più con grande discrezione, senza mostrarsi in maniera riconoscibile, come succede invece spesso con i trafficanti di armi che girano la città imbracciando armi automatiche. Associated Press ha scritto che capita a volte che i miliziani si mobilitino per addestrarsi: si vestono di nero, si muovono in formazione e portano con loro diversi tipi di armi. Anche in questi casi, però, rimangono poco visibili: negli ultimi mesi sono stati visti dal grande pubblico solo poche volte, quando gli elicotteri dei media brasiliani stavano sorvolando la città per coprire altre notizie e hanno filmato per caso operazioni in cui erano coinvolte le milizie.

Il tenente Marco Antonio Gomes Sacramento arrestato e portato via da un militare perché accusato di essere coinvolto nelle attività di una milizia di Rio de Janeiro (AP Photo/Leo Correa)

Nel corso degli ultimi anni le autorità hanno cercato periodicamente di combattere le milizie, senza però ottenere successi duraturi. Nel 2008, per esempio, il Parlamento dello stato di Rio de Janeiro avviò un’ampia indagine sulle loro attività, che portò all’incriminazione di 225 persone, tra cui diversi politici e funzionari di polizia. Ci furono decine di condanne, ma i miliziani non colpiti dall’indagine si vendicarono presto degli arresti. Uno dei testimoni chiave, l’ex consigliere comunale Francisco da Cruz, testimoniò contro una milizia di Rio das Pedras, un’area povera nella parte occidentale di Rio de Janeiro. Alla fine della sua testimonianza, da Cruz disse: «Morirò presto». Poco dopo fu assassinato con dieci colpi di pistola.

Un ragazzino seduto a fianco di alcuni detriti messi in mezzo alla strada dai narcotrafficanti, con l’obiettivo di tenere fuori polizia e gang rivali e costringendo i residenti a usare strade alternative (AP Photo/Leo Correa)

Più di recente, lo scorso marzo, una consigliera della città, Marielle Franco, fu uccisa con diversi colpi di arma da fuoco mentre era in macchina con il suo autista. Franco era popolare tra molti abitanti di Rio per essersi espressa pubblicamente contro le milizie.

Bolsonaro, che si insedierà alla presidenza del Brasile a gennaio, ha detto di avere cambiato idea sulle milizie e di volerle combattere, distanziandosi dalle posizioni che aveva mostrato di avere dieci anni fa da semplice deputato. Secondo alcuni esperti, però, le politiche proposte da Bolsonaro – tra cui una legislazione più flessibile sulle armi e una maggiore impunità per le forze di sicurezza – potrebbero rafforzare ancora di più sia il ruolo delle milizie che la generale convinzione dell’efficacia della “sicurezza fai-da-te“.

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