Una squadra di soccorso indonesiana trasporta il corpo di una persona morta a causa dello tsunami a Rajabasa, il 25 dicembre 2018 (MOHD RASFAN/AFP/Getty Images)
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  • martedì 25 Dicembre 2018

In Indonesia si cercano i dispersi per lo tsunami

I soccorsi proseguono sulla costa occidentale dell'isola di Giava, ma le possibilità di trovare sopravvissuti sono sempre più basse

Una squadra di soccorso indonesiana trasporta il corpo di una persona morta a causa dello tsunami a Rajabasa, il 25 dicembre 2018 (MOHD RASFAN/AFP/Getty Images)

Sulla costa occidentale dell’isola di Giava, in Indonesia, proseguono da giorni le ricerche per trovare sopravvissuti allo tsunami che ha colpito la zona sabato scorso, e che – secondo le ultime comunicazioni ufficiali – ha ucciso almeno 429 persone. I soccorritori, ha scritto Reuters, stanno lavorando con l’aiuto di cani segugio e droni, anche se le possibilità di trovare persone vive sono sempre più basse. C’è anche la preoccupazione che si possa verificare un secondo tsunami a causa del fenomeno che ha provocato il primo, cioè il crollo di parte del fianco del vulcano Anak Krakatoa, con la caduta in mare di un’enorme quantità di rocce e detriti. Negli ultimi giorni molte persone che abitavano nell’area colpita si sono rifugiate nei piani più alti degli edifici, o sui tetti di case e moschee.

I soccorritori hanno detto che l’area delle ricerche potrebbe essere presto estesa verso sud. «Ci sono diversi posti che prima pensavamo non fossero stati colpiti», ha detto Yusuf Latif, portavoce dell’agenzia nazionale indonesiana che si sta occupando delle ricerche: «Ora però stiamo lavorando in aree più remote… e in effetti abbiamo trovato molti morti».

Uno dei problemi che stanno rallentando le ricerche è la scarsa visibilità dovuta alle forti piogge degli ultimi giorni. Anche la distribuzione degli aiuti alle popolazioni colpite dallo tsunami si sta rivelando piuttosto difficoltosa, soprattutto per l’intenso traffico delle strade indonesiane. Molte persone che hanno dovuto lasciare la propria casa stanno vivendo in tende e rifugi temporanei, come moschee e scuole, in condizioni precarie sia dal punto di vista fisico che psicologico. Atmadja Suhara, funzionario locale di Labuan, città sulla costa occidentale dell’isola di Giava, ha detto a Reuters che molte persone sono rimaste traumatizzate dal disastro: «Tutti sono ancora in uno stato di panico. Abbiamo spesso disastri, ma non terribili come questo».

Il vulcano Anak Krakatau – descritto come il “figlio” del più famoso Krakatoa, perché si trova su un’isola vulcanica formatasi negli anni vicino al vulcano principale – sta continuando a eruttare e le autorità hanno imposto il divieto di avvicinarsi entro due chilometri.