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  • domenica 23 dicembre 2018

Tutto sui materassi ad acqua

Per noi sono una cosa da americani, ma nel tempo sono cambiati e nel resto d'Europa hanno una certa diffusione

L'imbottitura di un materasso ad acqua (AP Photo/Brynn Anderson)

I materassi ad acqua spesso ci fanno venire in mente qualcosa di esotico, di lontano, un oggetto lussuoso che fa parte di un mondo che conosciamo solo attraverso i film americani. In Italia, salvo qualche eccezione, non è comune dormire su un letto ad acqua, per cui l’idea che ne abbiamo è un po’ stereotipata e legata a qualche famosa scena di film, come quella in cui Edward Mani di Forbice viene spaventato e buca il letto con le mani causando schizzi alti fino al soffitto. Come vedremo, in realtà, i letti ad acqua moderni difficilmente hanno perdite — né schizzano acqua come un palloncino se bucati, non essendo in pressione — e non sono diffusi solamente negli Stati Uniti ma anche, in misura inferiore, in Europa. Ma andiamo con ordine, e cominciamo dall’inizio.

I primi materassi ad acqua

Ci sono numerose testimonianze di materassi ad acqua nel passato: la prima è quella di Neil Arnott, fisico scozzese che agli inizi dell’Ottocento progettò un rudimentale letto per invalidi “idrostatico”, costruito mettendo un lenzuolo di gomma su una vasca piena di acqua calda, sigillando i bordi per evitare fuoriuscite. L’idea di Arnott, che venne poi pubblicata nel 1833 sul London Medical and Surgical Journal, era che stando sdraiati sull’acqua si sentisse meno la pressione gravitazionale, quindi il corpo sarebbe stato quasi sospeso e le persone costrette a stare perennemente sdraiate ne avrebbero tratto giovamento. Arnott ebbe un’intuizione, visto che dopo di lui l’idea venne ripresa da altri e ancora oggi vengono prodotti materassi riempiti d’acqua ad uso ortopedico.

Il dottor William Hooper, britannico, nel 1852 fece una sua versione del letto “idrostatico”: un materasso di gomma che poteva essere riempito d’acqua (o aria), sempre per scopi medici, e alleviare le piaghe da decubito, cioè quelle che vengono a chi è costretto a letto per lungo tempo. Il progetto venne pubblicato sulle riviste scientifiche inglesi The Lancet e The Medical Times and Gazette, dove si legge che Hooper fece realizzare centinaia di questi materassi e li fece distribuire negli ospedali e nelle infermerie.

Un’altra testimonianza di materassi ad acqua si trova in un articolo del 1871 del New York Times, nel quale si racconta la costruzione di una nuova chiesa a Elmira, nello stato di New York. Il passaggio in cui si parla di letti ad acqua è breve ma significativo: si legge che nell’infermeria ci saranno uno o due letti ad acqua per gli invalidi che hanno troppi dolori e quindi non riescono a sdraiarsi su altri tipi di materassi.

L’invenzione di Charles Hall

Il primo materasso ad acqua a uso non medico fu quello di Charles Hall, capostipite di quelli venduti su larga scala. Hall è un ingegnere americano di 75 anni che nel 1967, quando era uno studente alla San Francisco State University, inventò un prototipo di materasso ad acqua foderato e riscaldabile come progetto di ricerca per la tesi di laurea. Il suo primo tentativo produsse un oggetto a metà tra una sedia e un letto imbottito con gelatina e amido di mais, miscuglio che però aveva due difetti: era troppo pesante e marciva in pochi giorni. Hall decise allora di imbottire il materasso con l’acqua e aggiunse un regolatore termico per scaldarlo o rinfrescarlo all’occorrenza.

Il prototipo di Hall attirò l’attenzione dei giornali nazionali, ma non quella dell’industria dei materassi, perciò Hall vendette il suo letto ad acqua personalmente, porta a porta. Tra i primi acquirenti ci furono un membro del gruppo rock Jefferson Airplane, una colonia di nudisti e Hugh Hefner, fondatore della rivista Playboy, che lo volle foderato di velluto verde e usava tenerci sopra una pelliccia di opossum. Successivamente, Hall fondò una società di nome Inner Environments, brevettando il suo modello di letto ad acqua, ma ciò non impedì la nascita di tanti imitatori che costruirono dei letti simili ma di minor qualità — molti si rompevano e avevano perdite — vendendoli a un prezzo vantaggioso. La compagnia di Hall andò in bancarotta dopo pochi anni, nel 1975, ma secondo lui furono gli investitori a decretarne la fine e non i concorrenti.

Il letto ad acqua, invece, cominciò ad affermarsi autonomamente grazie alla sua fama di oggetto simbolo di costumi sessuali libertini. Si diffuse l’idea che i letti ad acqua fossero indicati per chi voleva divertirsi e la pubblicità alimentò quest’idea, poiché aveva buon gioco a dipingere il letto ad acqua come simbolo di lusso e trasgressività: uno slogan dei primi anni Settanta recitava: «due cose sono migliori su un materasso ad acqua. Una di queste è dormire». Questa fama contribuì al discreto successo che ebbero i letti ad acqua negli anni successivi: nel 1986 tra il 12 e il 15 per cento dei materassi venduti negli Stati Uniti era ad acqua, secondo il New York Times.

Il nuovo modello di Hall

Le vendite dei materassi ad acqua continuarono ad andare bene fino ai primi anni Novanta, quando conquistarono il 20 per cento del mercato americano dei materassi; dopodiché cominciarono a calare sempre di più in parte perché troppo gravosi da mantenere e in parte per la comparsa di nuovi concorrenti, più convenienti. Di recente, per esempio, ha fatto molto parlare di sé Casper, la start-up che produce un solo modello di materasso (non ad acqua) e lo spedisce all’acquirente compresso in una scatola.

Proprio per fare concorrenza a queste aziende e per conquistarsi nuove fette di mercato, soprattutto quella dei più giovani, è nata una nuova azienda di letti ad acqua che si chiama Hall Flotation, di cui Charles Hall è presidente. L’azienda ha prodotto un nuovo modello che si chiama Afloat e che uscirà sul mercato il mese prossimo, sarà venduto anche online e potrà essere provato per 100 giorni con garanzia di rimborso, come quello di Casper. Secondo Hall i punti di forza che possono favorire un ritorno di successo del letto ad acqua sono due: il primo è che in un letto di questo tipo non possono formarsi acari (di cui i nostri letti sono pieni), poiché la sacca con l’acqua è impermeabile e il rivestimento si può sfoderare e lavare. Il secondo è che i letti ad acqua sono semplici: di fatto sai cosa c’è dentro (acqua), mentre lo stesso non può dirsi degli altri tipi di materassi.

I materassi ad acqua in Europa (e in Italia)

In Europa, soprattutto nei paesi settentrionali e scandinavi, il letto ad acqua è una realtà molto conosciuta. Esiste un’associazione chiamata European Waterbed Association che ha lo scopo di diffondere informazioni sui benefici dei materassi ad acqua: nonostante il nome, è un’associazione britannica che dà anche assistenza ai clienti, fornendo loro una lista di specialisti e di rivenditori locali. Contattata dal Post, l’associazione ha detto che non è in possesso di dati sulle vendite dei letti ad acqua, spiegando che sono informazioni che hanno solo le aziende, non inclini a divulgarle per non dare un vantaggio alla concorrenza.

Una delle aziende di materassi ad acqua più importanti e più longeve in Europa si chiama Akva: è stata fondata in Danimarca nel 1981 ed esporta in tutto il mondo. In Italia è presente indirettamente dai primi anni Duemila e da gennaio 2017 ha aperto una vera e propria divisione ufficiale, Akva Italia, incaricata di organizzare una rete di vendita principalmente online. Contattati dal Post, due dipendenti dell’azienda hanno detto che in Italia non esiste un vero mercato di letti ad acqua, né aziende italiane che li producono. Le stime dell’azienda dicono che la quota di materassi ad acqua presente in Italia, rispetto al totale, sia inferiore all’1 per cento: oltre ai letti di Akva venduti finora – circa 450 esemplari – secondo l’azienda ci sono solo quelli importati, provenienti principalmente dal sud-est asiatico. In altri paesi come il Belgio, la Svezia e la Danimarca i materassi ad acqua rappresentano circa il 10 per cento del totale. In Germania il 5 per cento circa dei materassi sono ad acqua.

Il tipo di materasso venduto da Akva è concettualmente simile a quello di Hall Flotation: la sacca che fa da imbottitura è di un vinile molto resistente a cui vengono aggiunte fibre stabilizzanti per evitare l’ondulazione dell’acqua, presente invece nei materassi di importazione di bassa qualità o in quelli commerciati nel passato. La sensazione di quando si prova un materasso del genere quindi non è così diversa da quella che si ha quando si prova un materasso in gommapiuma o in lattice; la differenza, dicono i produttori, sta nei benefici che porta dormire sull’acqua. Uno studio di un’università danese ha fatto dei test con tre tipi di materassi, di cui uno ad acqua, non rilevando particolari differenze. Tuttavia, le persone che hanno partecipato al test hanno indicato il materasso ad acqua come soluzione migliore per chi ha problemi alla schiena.

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