(LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images)
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  • venerdì 14 Dicembre 2018

A Lesbo ci sono sempre più lesbiche

L'isola dove è nata la poetessa Saffo è diventata una delle mete turistiche preferite dalle donne omosessuali, che spesso decidono anche di rimanerci a vivere

(LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images)

Ereso è una piccola città dell’isola di Lesbo, la terza più grande della Grecia, nel mar Egeo. Si trova nella parte occidentale dell’isola, nell’entroterra, ha poco più di mille abitanti e non ha particolari attrattive. Eppure ogni anno da più di vent’anni migliaia di persone la scelgono come meta delle proprie vacanze estive: e sono quasi tutte donne lesbiche. Ereso infatti è conosciuta principalmente per essere stata il luogo di nascita della poetessa Saffo – vissuta sull’isola tra il VI e il VII secolo avanti Cristo – che nelle sue opere raccontò per la prima volta nella storia della letteratura l’amore omosessuale tra donne, e che per questo motivo diede origine ai termini “lesbica” e “amore saffico”. Ancora oggi Lesbo è una meta con una certa popolarità tra le donne lesbiche, che la visitano per celebrare la loro identità e rendere omaggio alla poetessa dell’Antica Grecia. In suo onore, per esempio, da 18 anni nella città viene organizzato il “Women’s festival”, con eventi che spaziano dalle feste in spiaggia alle discussioni di politica.

Un’agente di viaggi locale, Joanna Savva, ha raccontato all’Economist che nella città arrivano ogni estate tra le 3mila e le 4mila donne, e alcune di queste decidono di restarci a vivere: quasi il 70 per cento delle lesbiche che vivono a Ereso sono inglesi o tedesche. È il caso di Katie Kalt che da maggio a ottobre gestisce un bar a Ereso, e d’inverno lavora in Svizzera come progettista di sistemi di gestione dei dati. «Mi sono subito innamorata di questo posto», ha raccontato, «qui mi sono sentita davvero accettata». Un calo del turismo c’è stato a partire dal 2015, ma è stato un calo generale e non solo delle donne lesbiche: lo ha causato la crisi dei migranti che tra il 2015 e il 2016 ha fatto sbarcare sulle coste dell’isola di Lesbo ogni giorno migliaia di persone provenienti dalla Turchia, per la maggior parte in fuga dalla guerra in Siria. L’attenzione mediatica sugli sbarchi di migranti ha spaventato molti turisti europei, che hanno preferito altre mete per le loro vacanze: lo scorso anno a Lesbo sono arrivati circa 44mila turisti, 40 per cento in meno rispetto al 2015.

Il turismo delle lesbiche a Ereso iniziò tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, quando raggiungere l’isola di Lesbo in aereo da altre parti d’Europa divenne più semplice ed economico. La britannica Selina Firth ha raccontato al Guardian che dopo aver visitato la città nei primi anni Ottanta, decise di vendere tutte le sue proprietà e trasferirsi lì, dove all’epoca vivevano stabilmente solo un paio di lesbiche. Per lei, come per le altre lesbiche arrivate in città all’epoca, farsi accettare dalla cultura retrograda del posto non fu facile.

Quando si innamorò di una donna greca incontrata lì, quest’ultima fu molto restia a mostrare il loro amore in pubblico. Anche solo tenersi per mano per gli abitanti di Ereso era considerato inaccettabile, all’epoca, e gli scontri tra le persone del luogo, gli uomini specialmente, e le lesbiche erano all’ordine del giorno, anche con casi di violenze fisiche e sessuali. «All’inizio quando vivevo lì mi sentivo come una cittadina di terza classe», ha detto Firth. «Ero una donna, una straniera e una lesbica. Ora però mi sento accettata, e uguale agli altri».

Oggi la situazione è molto diversa. Tutta Lesbo è popolare come meta turistica tra le donne lesbiche: qui, più che nei loro paesi natali, possono vivere liberamente e senza essere giudicate. Qualche problema, però, c’è stato anche negli ultimi anni: nel 2008 tre abitanti dell’isola fecero causa a un gruppo di attivisti gay di Atene, chiedendo che venisse vietato giuridicamente associare il nome dell’isola di Lesbo all’omosessualità femminile. Il giudice rigettò il ricorso, sostenendo che non ci siano ragioni storiche e culturali per ritenere che il temine “lesbica” debba essere riferito solo agli abitanti dell’isola.