Cosa vuol dire “reprobo”

È sinonimo di riprovevole, scellerato, spregevole, immorale e in altre circostanze un "reprobo" è una persona malvagia o crudele

di Massimo Arcangeli
Dettaglio di un affresco di Spinello d'Arezzo in una chiesa di San Miniato, in Toscana (Hulton Archive/Getty Images)

L’origine di reprobo è il latino giuridico (Ulpiano, † 228 d. C) ed ecclesiastico reprobus (“falso” o “cattivo”). È il contrario di probus (“buono”, “onesto”, “costumato”), ed è un derivato del verbo reprobare (“disapprovare”, “riprovare”, condannare”).

Si era tra tutti stabilito che, comunque fosse, battendosi i Siciliani, bisognava andare, fosse probabile o no la riuscita. […] Intanto il governo di Cavour cominciava a gettare quella rete d’insidie e di miserabili contrarietà che perseguirono la nostra spedizione sino all’ultimo. Gli uomini di Cavour non potevano dire: “Non vogliamo una spedizione in Sicilia”; l’opinione generale dei nostri popoli li avrebbe dichiarati reprobi (Giuseppe Garibaldi, Memorie autobiografiche, Firenze, Barbèra, 1888, p. 335).

Nel brano appena riportato reprobo è sinonimo di riprovevole, scellerato, spregevole, immorale. In altre circostanze un reprobo è una persona malvagia o crudele, oppure empia, dannata, maledetta da Dio, e il termine può in questo caso riferirsi anche a un’anima, uno spirito, un angelo. Un tempo la parola, oltreché a esseri umani, creature celesti e altre entità simili, poteva attribuirsi alle cose: il mondo (“sciagurato”, “maligno”, “diabolico”), un senso (“peccaminoso”), una voglia (“perversa”) e così via.

In prediche e altri testi religiosi o edificanti, come trattati morali, manuali del perfetto cristiano, traduzioni in volgare dalla Bibbia, dai Vangeli e dai Padri della Chiesa, i reprobi vengono opposti ai giusti (o agli eletti):

Il giusto è in istato di grazia, e ha più cognizione ed è meglio illuminato. Il reprobo è nello stato del peccato, e però ha oscurato l’intelletto e non è degno di ricevere illuminazione da Dio (Prediche di fra Girolamo Savonarola de’ predicatori, Firenze, per Alcide Parenti, 1845, p. 315).

I reprobi abitano Babilonia, luogo simbolico di concentrazione di ogni male (Apocalisse, 17, 5). Ad accogliere invece i giusti è la Gerusalemme celeste. La città di Dio.

Alla vigilia del Festival “Parole in cammino” che si è tenuto ad aprile a Siena, il suo direttore Massimo Arcangeli – linguista e critico letterario – ha raccontato pubblicamente le difficoltà che hanno i suoi studenti dell’università di Cagliari con molte parole della lingua italiana appena un po’ più rare ed elaborate, riflettendo su come queste difficoltà si estendano oggi a molti, in un impoverimento generale della capacità di uso della lingua. Il Post ha quindi proposto ad Arcangeli di prendere quella lista di parole usata nei suoi corsi, e spiegarne in breve il significato e più estesamente la storia e le implicazioni: una al giorno.

Mostra commenti ( )