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  • domenica 25 novembre 2018

I cittadini di Pechino avranno un punteggio basato sul loro comportamento

Chi avrà molti punti potrà accedere a più servizi, chi ne avrà pochi avrà la vita più difficile: e tutto sarà regolato dal governo

Operai al lavoro su alcune telecamere di sicurezza in piazza Tienanmen, Pechino, Cina (Guang Niu/Getty Images)

La città di Pechino, in Cina, ha avviato un programma con l’obiettivo di dare entro il 2021 un punteggio a tutti i suoi cittadini basato sulla loro condotta, e che potrà essere utilizzato per accedere a particolari servizi sociali o rimanere esclusi da altri. Il piano è stato presentato dall’amministrazione locale e interesserà almeno 20 milioni di persone, con conseguenze dirette sulla loro vita di tutti i giorni. Le persone con maggiori “punti sociali” riceveranno un trattamento migliore e diversi vantaggi, mentre quelle con pochi punti – a causa dei loro comportamenti, di multe e violazioni della legge – avranno una vita più difficile.

Il regime cinese ha sempre voluto controllare in modo pervasivo la vita dei suoi cittadini, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la criminalità e incentivare i comportamenti virtuosi. La diffusione di social network e applicazioni per comunicare, come WeChat, ha offerto però al governo la possibilità di sorvegliare molto più accuratamente le abitudini e le attività dei suoi cittadini rispetto al passato; senza contare i primi esperimenti con sistemi di intelligenza artificiale, che permettono alle telecamere di sicurezza nelle città cinesi di monitorare gli spostamenti di ogni persona, rilevando eventuali comportamenti sospetti. La crescente sorveglianza dei cittadini ha portato a numerose critiche nei confronti del governo cinese, soprattutto da parte delle organizzazioni umanitarie e per i diritti civili.

Il progetto di Pechino prevede l’istituzione di una sorta di black list nella quale saranno inserite tutte le persone con un punteggio molto basso e considerate non affidabili. Il documento che presenta il piano dice che queste persone “non potranno muovere un singolo passo”, indicando che saranno quindi emarginate e impossibilitate a fruire dei servizi sociali. La presentazione risale allo scorso luglio, ma è stata ripresa solo di recente da Xinhua, la principale agenzia di stampa cinese controllata dal governo.

Pechino non è l’unica città cinese ad avere avviato piani di questo tipo. Ad Hangzhou, nella provincia orientale di Zhejiang, il sistema dei punti è attivo da inizio anno e prevede diversi sistemi per attribuire i punteggi. I cittadini che fanno volontariato o donano il sangue, per esempio, ricevono punti, mentre vengono penalizzati i cittadini che violano il codice della strada o che non rispettano le altre leggi.

La Commissione per lo sviluppo nazionale e le riforme, che fa riferimento al governo, tiene sotto controllo i sistemi a punti e raccoglie le statistiche sul loro andamento. Secondo i dati in suo possesso, fino allo scorso maggio la soluzione dei punteggi ha fatto sì che decine di milioni di persone non abbiano potuto prenotare un volo aereo, oppure non si siano potute imbarcare su uno dei tanti treni ad alta velocità, come forma di punizione per il loro comportamento.

A Pechino la gestione del sistema sarà più complessa a causa della grande popolazione, dell’estensione geografica della città e della presenza di diverse agenzie e istituzioni che hanno a che fare con i cittadini. Il piano prevede la creazione di un unico centro dati, dove dovranno confluire le informazioni su ogni cittadino. L’idea è che nel tempo sia compreso un po’ di tutto, sia per quanto riguarda la valutazione sia per premiare i comportamenti virtuosi o sanzionare quelli non corretti.

Dopo le singole città, il governo potrebbe decidere di estendere l’attività di monitoraggio e attribuzione dei punti in tutta la Cina. Non è ancora chiaro se il sistema sarà davvero efficace nell’incentivare i comportamenti virtuosi da parte dei cittadini. Scambi di persona, errori nell’attribuzione dei punti e altri sbagli potrebbero complicare la vita a molte persone, limitando ulteriormente i pochi diritti e le libertà di cui possono godere in Cina.

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