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  • venerdì 16 Novembre 2018

La storia della falsa campagna di raccolta fondi per un senzatetto

Forse ve la ricordate, circolò molto, aveva raccolto più di 400mila dollari: ma si erano tutti messi d'accordo, e ora saranno processati

Le persone coinvolte in una campagna di raccolta fondi di grande successo a favore di un senzatetto sono state accusate di furto con inganno e cospirazione. Kate McClure, 28 anni, e Mark D’Amico, 39 anni, avevano raccolto più di 400 mila dollari per un senzatetto, l’ex marine Johnny Bobbitt, 35 anni. Lo scorso agosto però Bobbitt aveva accusato la coppia, sostenendo di non aver ottenuto la giusta quota di fondi raccolti: da lì erano partite le indagini. Ora i procuratori del New Jersey dicono che Bobbitt fosse complice degli altri due fin dall’inizio, ed è stato a sua volta accusato. Bobbitt è attualmente in custodia cautelare (è stato arrestato mercoledì 14 novembre) mentre McClure e D’Amico si sono consegnati spontaneamente alla polizia e sono stati per ora rilasciati. La sentenza, per tutti e tre, è attesa per il prossimo 24 dicembre. Rischiano dai cinque ai dieci anni di prigione.

Giovedì 15 novembre, durante una conferenza stampa, il procuratore della contea di Burlington (New Jersey), Scott Coffina, ha detto che la storia «che ha dato inizio a questa raccolta fondi» è falsa: «L’intera campagna era basata su una bugia». I pubblici ministeri ritengono che la campagna sia stata pensata e inventata un mese prima del lancio, avvenuto nel novembre del 2017. Il testo della campagna – diventata molto virale online – diceva che Bobbitt, il senzatetto, aveva usato «i suoi ultimi 20 dollari» per aiutare McClure quando la sua auto si era fermata perché aveva finito la benzina lungo una strada. La campagna, lanciata sulla piattaforma di crowdfunding GoFundMe e raccontata da diversi giornali, doveva servire a raccogliere fondi per ripagare il debito di Bobbit, un reduce di guerra tossicodipendente che viveva per la strada da diversi anni. Più di 14 mila persone avevano fatto delle donazioni. C’è una foto, che è stata usata per la campagna, in cui si vedono i tre per la strada: i pubblici ministeri pensano che sia il risultato di una messa in scena e che i tre fossero già d’accordo.

Johnny Bobbitt, Kate McClure e al centro Mark D’Amico a una stazione di benzina di Philadelphia, 17 novembre 2017 (AP file)

Bobbit viveva effettivamente per strada e sarebbe stato avvicinato dalla coppia a Philadelphia un mese prima del novembre 2017. Gli avrebbero offerto del denaro e da mangiare e gli avrebbero proposto di organizzare insieme la truffa. Il rapporto tra i tre è andato in crisi a fine agosto quando Bobbitt ha fatto causa agli altri due, sostenendo che stavano usando i fondi raccolti come un “salvadanaio” personale. Dopo aver superato il loro obiettivo iniziale di raccolta pari a 10 mila dollari, la coppia aveva detto ai sostenitori online che il denaro raccolto – più di 400.000 dollari – era stato usato per comprare vestiti e un nuovo camper per Bobbitt, e che il resto sarebbe stato depositato in due fondi a favore di Bobbitt. Il resto sarebbe servito anche per pagare un avvocato e un consulente finanziario per aiutare l’ex reduce a gestire quel denaro. «Ogni dollaro che ha mai toccato è stato usato per la droga», aveva dichiarato D’Amico alla NBC in un’intervista dello scorso agosto.

Gli investigatori hanno concluso che i tre hanno inventato tutta la storia per fare soldi e attirare donazioni. Gran parte dei soldi sono stati usati da McClure e D’Amico per auto, vacanze, borse di lusso e giocate ai casinò, ha detto il procuratore Coffina. Bobbitt ha ricevuto circa 75 mila dollari. Nelle migliaia di messaggi di testo letti dalla polizia, la coppia aveva discusso dei propri problemi finanziari, della difficoltà di pagare le bollette e dei loro debiti. Parlando di Bobbitt, il procuratore lo ha accusato di essere “complice” della messa in scena della campagna, promuovendola in diverse occasioni sui media e apparendo anche nella fotografia da cui tutto aveva avuto inizio.

In una dichiarazione alla CNN, uno dei portavoce del sito di raccolta fondi online GoFundMe ha confermato che i donatori che hanno contribuito alla falsa campagna riceveranno il rimborso.