È morto Stan Lee

È stato il creatore di moltissimi fumetti di supereroi, e una delle persone più influenti della cultura pop contemporanea

(BEHROUZ MEHRI/AFP/Getty Images)

È morto Stan Lee, creatore di moltissimi fumetti di supereroi ed ex editore della Marvel, che aveva reso la più famosa casa editrice di fumetti al mondo e una delle più grandi società al mondo nel settore dell’intrattenimento. Aveva 95 anni, ed è considerato una delle persone che hanno più contribuito a costruire e plasmare un mondo di personaggi popolarissimi: fra i supereroi che ha creato o contribuito a creare ci sono Spider-Man, Hulk, i Fantastici Quattro, gli X-Men e moltissimi altri ancora. La notizia della sua morte è stata confermata dalla figlia a TMZ.

Definito da Vulture “il singolo più importante autore dell’universo di cultura popolare dentro il quale viviamo”, riuscì a “rivoluzionare il mondo dei fumetti” – come scrive il New York Times – “dando ai suoi personaggi le incertezze e le nevrosi delle persone comuni, così come una consapevolezza dei problemi delle società attorno a loro e, spesso, il senso dell’umorismo”.

Aveva un carattere energico, carismatico e sopra le righe, e univa la capacità di scherzare su tutto – anche su se stesso – con una completa e divertita assenza di umiltà: si racconta che da giovane apostrofasse i dipendenti della Marvel urlandogli «Io sono Dio!», scrive il Washington Post, e nella sua autobiografia aveva detto di considerarsi «il più grande fan di me stesso». Lee è da sempre molto conosciuto da chi apprezza i fumetti, ma è diventato universalmente noto perché è apparso – spesso solo per pochi secondi – in tutti i film che hanno come protagonisti i supereroi Marvel usciti negli ultimi anni.

Nato a Manhattan, New York, il 28 dicembre del 1922, era figlio di due genitori immigrati dalla Romania, e non aveva avuto un’infanzia particolarmente agiata, anzi: i suoi lavoravano a intermittenza e dormivano su un divano letto. Fece diversi lavoretti mentre frequentava le scuole superiori nel Bronx – cameriere, pony express, usciere – e dopo il diploma, nel 1939, si iscrisse a una scuola di teatro: era già attratto dal mondo della scrittura e dell’intrattenimento, e con l’aiuto di uno zio iniziò a lavorare come assistente della sezione fumetti di una casa editrice, Timely Comics, che negli anni Sessanta sarebbe poi diventata la Marvel.

All’inizio il suo lavoro consisteva semplicemente nel temperare le matite, prendere il pranzo per i disegnatori e assicurarsi che tutte le boccette di inchiostro fossero piene, ma nel 1941 iniziò a scrivere qualche storia con lo pseudonimo che poi diventò per tutti il suo nome: Stan Lee. Scelse così perché pensava di voler utilizzare il suo nome di battesimo – Stanley Lieber – per la sua carriera da scrittore di romanzi che sognava ancora di intraprendere.

Fece carriera, pian piano, e quando i principali autori lasciarono la società in polemica con gli editori, questi lo nominarono direttore ad interim: aveva appena 19 anni. Doveva essere un incarico provvisorio, ma Lee restò direttore – e art director – fino al 1972, quando divenne il presidente della casa editrice. Nel frattempo si era arruolato nell’esercito occupandosi di comunicazione e propaganda, dal 1942 al 1945, ma la sua carriera cambiò alla fine degli anni Cinquanta: all’epoca la casa editrice DC Comics riscosse molto successo reinventando il genere dei supereroi – con Flash e la Justice League – e Timely Comics chiese a Lee di inventarsi una nuova squadra di supereroi. Contemporaneamente la casa editrice cambiò nome e si chiamò Marvel Comics.

Lee introdusse allora i suoi primi personaggi, creati insieme al disegnatore Jack Kirby e accomunati da una personalità complessa e volte problematica, molto diversa dall’identità perfetta e monodimensionale dei supereroi dell’epoca. I primi furono i Fantastici Quattro, poi arrivarono Hulk, Thor, Iron Man, gli X-Men, Daredevil, Doctor Strange e Spider-Man (e a volte apparivano anche insieme come un team, gli Avengers).

I personaggi vivevano tutti nello stesso “universo” – un’idea che era venuta qualche anno prima alla DC Comics – e avevano spesso in comune la stessa caratteristica: sentire il peso “esistenziale” della vita da supereroe. In fondo, Hulk non è così contento di trasformarsi in un bestione verde ogni volta che si arrabbia e l’Uomo Ragno è un vero sfigato nella vita, molto più di Clark Kent. Questa fu la grande intuizione dei personaggi Marvel e parte del loro incredibile successo: un’intuizione che la leggenda di Stan Lee, con una conveniente serie di aneddoti raccontati più e più volte negli anni, attribuisce principalmente a se stesso. Lui stesso racconta così come nacquero i Fantastici Quattro:

Ebbero tutti un grandissimo successo, tanto che Lee divenne il sinonimo di Marvel e molto ricco, continuando ad avere un ruolo di primo piano in tutte le avventure societarie della Marvel, che nel frattempo andò vicinissima al fallimento (nel 1996-1997) e venne infine comprata dalla Disney nel 2009 per 4 miliardi di dollari.

Stan Lee rimase sempre il volto pubblico più conosciuto della Marvel, passando attraverso i periodi più accesi della “guerra” con la rivale DC Comics e i diversi cambi di proprietà. Il rapporto, per quanto stretto, non fu sempre sereno, dato che Lee fece persino causa alla sua azienda nel 2002, perché secondo lui non aveva ricevuto i diritti che gli erano dovuti per il primo film di Spiderman. Lee però nel frattempo era diventato una leggenda vivente, oggetto di libri, film e documentari, e molto impegnato anche nella promozione di sé: la posa da Uomo Ragno alle convention dei fumetti, gli occhiali scuri, il sorriso smagliante, il motto “Excelsior!” con cui iniziò a firmare il materiale promozionale decenni fa e che è diventata anche il titolo della sua autobiografia.

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