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  • sabato 10 novembre 2018

Le foto della manifestazione pro TAV a Torino

C'erano oltre 30mila persone, secondo gli organizzatori, che hanno protestato contro la sindaca Appendino

La manifestazione pro-TAV in piazza Castello a Torino. (ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)

Sabato mattina a Torino, in piazza Castello, diverse migliaia di persone si sono radunate per manifestare in favore della costruzione della TAV, il discusso progetto di una nuova linea ferroviaria tra Torino e Lione, a cui si oppone da anni il Movimento 5 Stelle e la sindaca di Torino Chiara Appendino, oltre a vari movimenti di residenti della Valle Susa e di attivisti di sinistra. Alla manifestazione, che aveva come slogan “Sì TAV”, hanno partecipato secondo gli organizzatori oltre 30mila persone.

La manifestazione voleva soprattutto protestare contro Appendino, che a fine ottobre aveva ribadito la contrarietà della sua giunta al progetto della TAV e aveva votato un ordine del giorno che chiede di sospendere i lavori di costruzione in attesa di una nuova analisi sui costi e i benefici dell’opera. E più in generale era una protesta contro il M5S: nelle scorse settimane, infatti, il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli aveva lasciato intendere che il governo sta cercando un modo per tirarsi fuori dal progetto. «Stiamo per completare sul Tav un’analisi costi-benefici finalmente oggettiva, così da indirizzare i soldi dei cittadini verso le vere priorità infrastrutturali del Paese», aveva detto Toninelli.

Appendino ha commentato la manifestazione spiegando: «Abbiamo sempre ascoltato tutti e continueremo a farlo. Oggi, in piazza Castello – al netto delle diverse sensibilità politiche – sono state sollevate delle critiche, che accolgo, ma c’erano anche molte energie positive. (…) Sono pronta a discuterne già dalla settimana prossima e a instaurare un dialogo costruttivo sulla Torino di domani, anche con chi ha una visione diversa dalla nostra».

Ritirarsi dalla Tav, in teoria, si può. Anche se la sua costruzione è in una fase già avanzata,  l’accordo diplomatico con Francia e Unione Europea esclude esplicitamente l’esistenza di penali. Bloccare l’opera comporterebbe dei costi, anche se nessuno sa con esattezza quanti. Con ogni probabilità bisognerebbe rimborsare a Francia e Unione Europea parte o tutti i fondi già investiti, e bisognerà pagare ciò che spetta loro alle società che hanno vinto gli appalti per i primi lavori. Secondo Paolo Foietta, presidente dell’Osservatorio TAV, un organo che fornisce consulenza sull’opera, la somma di queste cifre si aggira tra i 2 e i 4 miliardi di euro (in tempi diversi aveva fornito stime diverse), a fronte dei poco meno di 3 miliardi che costerebbe concludere l’opera.

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