Il riconoscimento facciale degli animali

È sempre più usato e con risultati ottimi, dalla sorveglianza di massa dei polli alla tutela dei leoni, perché rispetto agli umani c'è un vantaggio fondamentale: la privacy degli animali non esiste

(YASUYOSHI CHIBA/AFP/Getty Images)

In Norvegia, un’azienda sta usando un sistema di riconoscimento facciale per distinguere milioni di salmoni atlantici, in modo da tenere traccia delle malattie che a volte ne decimano intere popolazioni. La raccolta dei dati potrebbe essere molto utile ai gestori degli allevamenti di questi pesci, per ridurre il tasso di mortalità ed evitare che si diffondano pericolosi parassiti. Quello dei salmoni è solo uno degli innumerevoli esempi di come queste tecnologie sviluppate per gli esseri umani siano sfruttate da aziende e ricercatori per tenere sotto controllo intere popolazioni di animali. Il New York Magazine ha raccolto alcune di queste soluzioni, scegliendo tra le più promettenti e originali.

L’impiego del riconoscimento facciale per gli animali finora si rivelato molto più virtuoso di quello per gli esseri umani. Nella maggior parte dei casi, infatti, è adottato per migliorare la loro vita, sia allo scopo di preservare alcune specie sia per motivi commerciali, come nel caso dei salmoni. Per noi umani funziona diversamente: il riconoscimento facciale è una grande opportunità per migliorare la nostra sicurezza, dai sistemi per sbloccare uno smartphone a quelli più articolati per identificare persone ricercate, ma si porta dietro molte questioni sulla tutela della privacy e la diffusione dei nostri dati. In Cina il controllo del governo sulle persone sta diventando sistematico, al punto da essere paragonato a un vero e proprio sistema di sorveglianza di massa, dove i computer riescono a identificare le persone attraverso le immagini delle telecamere dei circuiti di sicurezza.

Non c’è quindi da stupirsi se alcuni progetti di controllo degli animali su larga scala abbiano origine in Cina. Uno dei più interessanti e ambiziosi si chiama “GoGo Chicken” ed è stato avviato dalla compagnia di assicurazioni cinese ZhongAn Online. L’idea è usare il riconoscimento facciale per distinguere i polli, in modo da tracciare la loro crescita e macellazione lungo tutta la filiera, fino alla tavola dei consumatori. Un’applicazione, dice l’azienda, consente ai consumatori di risalire al luogo di nascita, al mangime utilizzato e alle informazioni sanitarie sul pollo che ha appena acquistato. Utilizzando il riconoscimento facciale, il sistema è più semplice rispetto ad altre soluzioni per tracciare la provenienza della carne, che spesso richiedono l’uso di etichette e chip negli allevamenti.

Cargill, una delle più grandi multinazionali del settore alimentare negli Stati Uniti, ha investito in un’azienda irlandese che si chiama Cainthus e che sta sviluppando sistemi di riconoscimento facciale per i bovini. L’azienda collabora con gli allevatori e fornisce loro gli strumenti per raccogliere dati sulle caratteristiche dei musi di ogni loro bovino. Sistemi computerizzati con telecamere tengono poi sotto controllo ogni esemplare, registrando per quanto tempo bevono e mangiano, per esempio, oppure se sviluppano comportamenti strani, ricorrenti negli animali costretti per molte ore in ambienti affollati e ristretti. L’analisi dei dati consente di tenere meglio sotto controllo la salute dei bovini, o di valutare con maggiore precisione le oscillazioni nella produzione di latte.

(Cargill)

Tornando in Cina, la grande azienda del commercio elettronico JD.com sta finanziando un sistema per monitorare i maiali. Il riconoscimento facciale permette di tenere sotto controllo numerosi parametri di questi animali, come l’età, il peso e le abitudini alimentari. Il sistema può rilevare anomalie e segnalarle agli allevatori, che in questo modo possono intervenire più rapidamente anche in allevamenti con migliaia di animali.

Altre iniziative non sono prettamente commerciali e hanno più stretti legami con la ricerca e, almeno sulla carta, hanno l’obiettivo di migliorare la vita degli animali. I ricercatori dell’Università di Cambridge (Regno Unito) hanno sviluppato un sistema che riesce a identificare condizioni di stress nelle pecore, osservando le loro espressioni facciali. La diagnosi di stress è automatizzata e molto più rapida rispetto a quella che può fare un veterinario, consentendo di risparmiare tempo e denaro.

(Cornell LAB)

Ci sono poi sistemi pensati per le persone e il loro svago, come nel caso degli appassionati di birdwatching. Negli Stati Uniti, la Cornell University ha realizzato “Merlin Bird ID”, un’applicazione per smartphone che usa il riconoscimento delle forme e dei colori per identificare 400 specie diverse di uccelli nel Nordamerica. Si fotografa un esemplare e il sistema lo confronta con i suoi archivi, proponendo la risposta più probabile, basandosi anche sul luogo in cui ci si trova e il periodo dell’anno.

Il riconoscimento facciale si sta inoltre rilevando molto importante per i progetti di tutela delle specie. In Africa questi sistemi sono impiegati per catalogare migliaia di leoni, in modo da tenere sotto controllo la loro popolazione. Il monitoraggio degli elefanti consente, invece, di identificare più rapidamente i casi di bracconaggio, ancora molto frequenti e che stanno decimando intere famiglie di questi animali.

I lemuri, tra le specie viventi più a rischio, sono endemici del Madagascar e difficili da tenere sotto controllo, per la complessità dell’ambiente in cui vivono. Un gruppo di ricercatori della George Washington University (Stati Uniti) ha messo a punto un sistema di riconoscimento facciale: riesce a distinguere un lemure da un altro, nel suo catalogo, con un’accuratezza del 97 per cento. I ricercatori confidano che il loro sistema possa permettere di identificare individualmente ogni lemure, in modo da poterlo seguire più facilmente nel corso della sua vita.

Un gruppo di lemuri osserva una fotocamera posizionata nel parco Zoom di Torino (MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)

In ambiti meno esotici, ci sono applicazioni che sfruttano il riconoscimento facciale e altri dati per ritrovare i propri animali domestici smarriti. PiP è un’app per chi ha perso il proprio cane o gatto: lo può segnalare all’interno dell’applicazione, pubblicando una foto e qualche altro dettagli dell’animale smarrito. L’idea è che chi lo trova per strada possa fargli una foto sempre con PiP, in modo da risalire al proprietario. Il sistema è promettente, ma funziona solo se l’applicazione è sufficientemente diffusa nella zona dove viene ritrovato il cane o il gatto senza padrone.

Una volta ritrovato il proprio gatto, qualcuno potrebbe condividere la buona notizia e il sollievo attraverso Snapchat. L’applicazione, molto popolare per i suoi filtri virtuali da applicare a video e selfie, ha da poco introdotto una nuova funzione per il riconoscimento facciale dei gatti. Avvisati.

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