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  • mercoledì 17 ottobre 2018

«La Repubblica sono io!»

Circola molto in Francia il video che mostra Jean-Luc Mélenchon, leader della sinistra radicale, insultare un poliziotto durante una perquisizione del suo ufficio

Martedì mattina il leader della sinistra radicale francese, Jean-Luc Mélenchon, è stato ripreso da un giornalista mentre protestava violentemente contro alcuni agenti di polizia che stavano perquisendo il suo ufficio. Nel video si vede Mélenchon che minaccia un poliziotto urlandogli cose come «forse non sai chi sono io», «non ti vergogni?», «la Repubblica sono io! Sono io, che sono un parlamentare» e così via. A un certo punto, insieme ad altre persone, Mélenchon ha aperto la porta del suo ufficio con la forza e interrotto la perquisizione. In Francia il video è circolato moltissimo nelle ultime ore, e un portavoce del ministro della Giustizia francese ha definito l’episodio «completamente inaccettabile».

La perquisizione è avvenuta nell’ambito di due inchieste sul presunto abuso di finanziamenti da parte dello staff di Mélenchon, in relazione alla sua campagna alle presidenziali del 2017 e alla sua carriera al Parlamento Europeo, di cui Mélenchon ha fatto parte dal 2009 al 2017. I giornali francesi non hanno molti dettagli in più sulle inchieste: Le Monde scrive soltanto che martedì ci sono state in tutto una decina di perquisizioni, fra cui una a casa di Mélenchon, una a casa di Sophia Chikirou (la sua ex portavoce) e un’altra nella sede del suo partito, “La France Insoumise”.

Parlando con Agence France-Presse, l’avvocato di Mélenchon ha definito le perquisizioni «un’operazione senza precedenti nell’ambiente politico». In un video postato sulla sua pagina Facebook poco dopo, lo stesso Mélenchon le ha definite «un atto politicamente motivato», senza però fornire ulteriori spiegazioni. Mélenchon, che ha 67 anni ed è da tempo uno dei politici di sinistra più conosciuti in Europa, è noto per la sua retorica radicale, ma finora non aveva mai criticato così apertamente la polizia.

“La France Insoumise” non è l’unico partito francese a essere accusato di abuso di finanziamenti pubblici. La scorsa settimana si è scoperto che Marine Le Pen, la leader del partito di destra “Rassemblement national”, è indagata dalle autorità francesi per appropriazione indebita di fondi europei, che avrebbe utilizzato per compiere attività politiche non legate al suo incarico da europarlamentare (da tempo il Parlamento Europeo chiede a Le Pen di restituire 300mila euro di fondi concessi negli anni).

Secondo un sondaggio compiuto a settembre in vista delle elezioni europee del maggio 2019, “La France Insoumise” otterrebbe un risultato paragonabile alle elezioni legislative del 2017: col 12,5 per cento dei consensi, rimarrebbe il quarto partito più popolare.

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