Carlo Calenda proprio non vuole essere il nuovo Macron

«Macron mi sta antipaticissimo. Ci ho litigato dal primo giorno, da Fincantieri in poi. Non ci voglio diventare il nuovo Macron»

Carlo Calenda da Lilli Gruber a "Otto e mezzo", 25 giugno 2018 (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Carlo Calenda, ex ministro dello Sviluppo economico che negli ultimi mesi si è iscritto al PD e ha provato a proporre la formazione di un “fronte repubblicano” che si opponga al governo, è stato ospite oggi della trasmissione radiofonica “Un giorno da pecora”. Ha parlato di politica, della sua vita privata, del suo libro Orizzonti Selvaggi e del presidente francese Emmanuel Macron, personaggio a cui viene spesso accostato suggerendo che anche lui, come Macron, potrebbe un giorno uscire dal grande-partito-di-centrosinistra e fondare un nuovo partito liberale. Agli intervistatori che gli hanno parlato del paragone tra lui e Macron, però, Calenda ha risposto:

Macron mi sta antipaticissimo. Ci ho litigato dal primo giorno, da Fincantieri in poi. Non ci voglio diventare il nuovo Macron. Ogni volta che vince un leader all’estero dicono che qualcuno è quel leader. Non ci credo a questo fatto che dobbiamo sempre inventarci le leadership dall’estero. È tristissimo. È una roba squallida.

Calenda anche parlato di uno squalo che si tatuò sul braccio il giorno prima di sposarsi e ha detto che lo fece perché era «completamente ubriaco». Ha raccontato anche di essere stato bocciato in prima liceo, della figlia che ebbe a 16 anni, del documentario sulla guerra del Vietnam che ha appena visto su Netflix e della sua gatta: ha detto che si chiama “Gatta”.

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