Gli euroscettici vogliono prendersi l’Europa

Le ambizioni dei movimenti populisti in vista delle elezioni europee di maggio sono molto cresciute, ma i numeri dicono che per ora sono lontani dal loro obiettivo

(ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

In una conferenza stampa organizzata lunedì a Roma, i due leader politici più famosi della destra radicale europea – Matteo Salvini della Lega italiana e Marine Le Pen del Rassemblement National francese – hanno annunciato che si alleeranno in vista delle elezioni europee di maggio. Non è una notizia così inaspettata: la Lega e RN fanno già parte dello stesso gruppo politico al Parlamento Europeo, Europa delle Nazioni e della Libertà, e negli ultimi anni hanno dimostrato una notevole sintonia.

L’annuncio di Salvini e Le Pen è solo l’ultimo di una serie di movimenti nell’ambiente dei cosiddetti “populisti”, cioè le forze politiche che si collocano nell’arco tra la destra radicale e i più duri movimenti anti-establishment. A settembre Salvini aveva incontrato a Milano il controverso primo ministro ungherese Viktor Orbán. Qualche mese fa, lo stratega politico statunitense Steve Bannon aveva annunciato la nascita di un “movimento” populista europeo, ed era apparso pubblicamente con Le Pen, Orbán e Giorgia Meloni.

Il trambusto che hanno generato questi incroci, insieme alla popolarità di cui i partiti populisti godono apparentemente un po’ in tutta Europa, può far pensare che le forze anti-sistema siano le più attrezzate per ottenere il controllo di istituzioni europee come Parlamento e Commissione, già a partire dalla prossima legislatura. In realtà, guardando alla situazione attuale e ai sondaggi, l’eventualità sembra ancora piuttosto remota.

L’edizione europea di Politico ha aperto una pagina speciale per le elezioni europee che fra le altre cose contiene un aggregatore di sondaggi, che proietta le stime attuali sui seggi della prossima legislatura. Da qui a maggio possono evidentemente cambiare un sacco di cose, ma il grafico di Politico ha il pregio di fotografare efficacemente la situazione attuale: peraltro una situazione piuttosto favorevole ai partiti estremisti e populisti.

Prevedibilmente, secondo i sondaggi i due partiti più istituzionali – il Partito Popolare Europeo (PPE), di centrodestra, e i Socialisti e Democratici (S&D), di centrosinistra – dovrebbero perdere alcuni seggi: il PPE dovrebbe passare dagli attuali 221 a 178 mentre i socialisti, complice anche l’abbandono forzato dei laburisti britannici, dovrebbero passare da 191 a 137. L’ALDE, il gruppo che raduna partiti liberali e centristi, dovrebbe ottenere più o meno gli stessi risultati delle scorse elezioni, cioè una settantina di seggi. Insieme i tre partiti otterrebbero 387 seggi, un numero di poco superiore alla maggioranza dell’aula (fissata a 353).

Il travaso dei voti e dei seggi verso i vari gruppi euroscettici è tangibile, ma al momento non sarebbe sufficiente per garantire loro la maggioranza in Parlamento: presi tutti insieme, i tre principali gruppi politici che potremmo definire anti-sistema otterrebbero 160 voti. È un numero sorprendentemente simile a quello attuale – 156 – e questo si deve al fatto che i seggi guadagnati in molti stati europei dai partiti euroscettici sarebbe compensato dalla futura assenza dei Conservatori britannici – che oggi fanno parte di un gruppo euroscettico – e dell’UKIP, il partito indipendentista britannico, che in tutto garantivano 40 parlamentari alla causa anti-europeista.

(la proiezione di Politico sulla composizione del prossimo Parlamento Europeo)

In alcuni paesi, stando ai sondaggi attuali, i cambiamenti saranno più marcati che altrove. In Italia oggi è il Partito Democratico ad avere la delegazione più numerosa, forte del 40,81 per cento che ottenne alle elezioni europee nel 2014. Nella prossima legislatura potrebbe perdere metà dei suoi eurodeputati, passando da 31 a 15. La Lega dovrebbe invece guadagnarne parecchi: nel 2014 ne elesse 5, mentre l’anno prossimo potrebbero diventare 28.

Nel 2014, in Francia, il Front National di Marine Le Pen fu il partito più votato e ottenne 24 seggi: nel 2019 potrebbe doversi accontentare di 19 seggi, mentre la Sinistra di Jean-Luc Mélenchon potrebbe passare da 0 a 13 europarlamentari. Ancora non è chiaro come si comporteranno gli eletti di En Marche, il partito del presidente in carica Emmanuel Macron, anche se la loro collocazione naturale sarebbe probabilmente nell’ALDE.

Al di là della storica litigiosità e differenza di vedute dei partiti euroscettici e anti-istituzionali, che è anche la ragione per cui non sono mai riusciti ad unirsi in un solo gruppo al Parlamento Europeo, è difficile che con questi numeri possano condizionare la spartizione delle cariche più importanti.

L’indicazione del presidente della Commissione Europea spetta formalmente al partito europeo che ottiene più seggi: se si votasse domani, molto probabilmente toccherebbe al Partito Popolare Europeo, che aveva “vinto” anche le scorse elezioni e indicato l’attuale presidente Jean-Claude Juncker. Anche i commissari e il presidente del Parlamento verrebbero scelti dall’eventuale maggioranza, che in questa legislatura è formata da PPE, S&D e ALDE. I sondaggi indicano che oggi sarebbero gli stessi tre partiti a spartirsi il controllo delle varie istituzioni.

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