Gli assorbenti non sono come gli altri rifiuti

Nonostante siano tra i prodotti più inquinanti, la Commissione Europea li ha ritirati dalla bozza finale degli articoli da tassare a causa dell'impatto che hanno sull'ambiente

(LOIC VENANCE/AFP/Getty Images)

La Commissione Europea, scrive Politico, ha eliminato per il momento i prodotti mestruali dalla bozza finale della lista di articoli che dovrebbero essere tassati a causa dell’impatto che hanno sull’ambiente. Questa nuova tassa, che la Commissione vorrebbe applicare nell’ambito di un piano molto ambizioso per la messa al bando di numerosi prodotti di plastica usa e getta, ricadrebbe infatti sulle donne, che già in molti paesi dell’Unione Europea su questi prodotti di prima necessità pagano l’aliquota massima.

Della questione del costo e della tassazione degli assorbenti si parla da diverso tempo, sia in Europa che in vari paesi del mondo: i movimenti femministi e altre associazioni si impegnano da tempo con proteste e varie proposte che hanno l’obiettivo di abolire la cosiddetta “tampon tax” e di ridurre la spesa delle donne. Il principio è che ovviamente le mestruazioni non sono una scelta, come non lo è il fatto di dover comprare degli assorbenti: applicare a questi prodotti l’aliquota massima è un paradosso. Diversi paesi hanno cercato di intervenire: nel 2000 il Regno Unito aveva abbassato l’IVA sui prodotti sanitari femminili dal 17,5 al 5 per cento, nel 2015 il Canada aveva eliminato del tutto la tassa su tamponi, assorbenti e coppette mestruali, nello stesso anno in Francia le imposte erano state abbassate dal 20 al 5,5 per cento e lo scorso agosto la Scozia aveva deciso di fornire gratuitamente assorbenti e altri prodotti sanitari femminili essenziali alle studentesse.

Qualche mese fa la Commissione Europea ha avviato un piano per mettere al bando i prodotti di plastica usa e getta, che sono tra le principali cause di inquinamento degli oceani e delle acque dolci di superficie, chiedendo che al tema venisse data ampia priorità in modo da avere i primi risultati entro la primavera del prossimo anno, quando ci saranno le elezioni europee. Il piano prevede l’applicazione a una serie di prodotti – come stoviglie, palloncini o contenitori per il cibo – la responsabilità allargata del produttore: un sistema di gestione ambientale che estende ai produttori l’onere di sostenere economicamente la gestione e la bonifica dei rifiuti. Gli assorbenti, interni e non, sono uno dei cinque rifiuti più diffusi sulle spiagge di tutta Europa.

Politico scrive che lo scorso maggio gli assorbenti erano stati inseriti nella lista dei prodotti di plastica da tassare, e che i produttori di assorbenti avevano avvertito la Commissione del fatto che avrebbero ricaricato sulle consumatrici finali i costi di una maggiore tassazione. Sempre secondo Politico, dalla bozza finale sarebbero ora stati rimossi questi prodotti essenziali perché non dovrebbero essere considerati come un qualunque altro rifiuto. «Nessun membro del Parlamento vorrebbe essere ricordato per il suo voto a favore di una tassa sugli assorbenti», ha commentato Ariadna Rodrigo di Greenpeace.

L’eurodeputata irlandese Lynn Boylan, che al Parlamento europeo fa parte del gruppo confederale della Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica (GUE/NGL), ha commentato che il rischio che i produttori facciano ricadere sulle donne i costi della nuova tassa è reale, e che data la natura del prodotto andrebbe trovata una soluzione alternativa. Se i prodotti mestruali non potranno essere soggetti alla nuova tassazione, si potrebbe pensare a un piano di educazione al consumo per prodotti riutilizzabili (come le coppette mestruali) o a una campagna di informazione sul corretto smaltimento di tamponi e assorbenti monouso. I produttori di assorbenti dicono a loro volta che il problema con questi prodotti è lo smaltimento improprio (alcune donne non sanno per esempio che i tamponi e gli assorbenti non devono essere gettati nel water) e che quindi le misure per combattere l’inquinamento dovrebbero concentrarsi sull’educazione: la tassa punirebbe tutte le donne «a causa delle cattive abitudini di una minoranza».

Le alternative sostenibili potrebbero però avere problemi di costi, di accessibilità e di comodità. I prodotti non monouso avrebbero un costo iniziale più alto, anche se nel corso della vita di una donna risulterebbero poi molto più economici rispetto all’acquisto di prodotti usa e getta ogni mese. Una coppetta mestruale costa circa 34 euro, un paio di mutande che assorbono il ciclo costano circa 30 euro ed è necessario averne diverse a disposizione. I costi iniziali potrebbero essere un ostacolo per le donne con una bassa disponibilità di denaro, così come la comodità e la praticità: la biancheria intima riutilizzabile richiede molto tempo per asciugarsi e le coppette mestruali devono essere lavate con acqua calda ogni 4-8 ore. E questo potrebbe essere difficile per le donne durante una giornata lavorativa.

Boylan ha detto poi a Politico che l’argomento tra i parlamentari europei crea dell’imbarazzo: «Ci sono molte persone, donne incluse, che non si sentono a proprio agio a parlarne. E penso che quando si tratta di uomini, probabilmente non sono realmente a conoscenza dei problemi relativi a questo tipo di prodotti». La proposta della Commissione sui prodotti di plastica usa e getta è comunque ora all’esame del Parlamento europeo e dovrà essere valutata anche dal Consiglio: durante l’iter potrebbero essere ancora decise modifiche e integrazioni.

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