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  • giovedì 13 settembre 2018

9 cose dall’intervista di Paul McCartney a GQ

Piena di aneddoti e storie sui Beatles e su John Lennon, ma anche su Putin e Kanye West

Paul McCartney durante una marcia contro le armi a Central Park, New York, lo scorso marzo. «Perché è qui?», gli chiese una giornalista. «Un mio buon amico è stato ucciso con una pistola non lontano da qui», le rispose. (Drew Angerer/Getty Images)

Paul McCartney ha fatto uscire un nuovo disco solista, Egypt Station, e sta per cominciare un nuovo tour mondiale, che non passerà in Italia. Il mensile americano GQ lo ha fatto intervistare per l’occasione dal giornalista musicale Chris Heat, e ne è uscito un lungo profilo in cui McCartney racconta diverse storie poco note sui Beatles, anche strane e un po’ imbarazzanti, oltre a ritornare su altri aneddoti già sentiti diverse volte e parlare di cose più recenti, come l’apparizione al Carpool Karaoke di James Corden di qualche settimana fa.

Fumare marijuana in una camera dell’eco
McCartney ha raccontato di quando lui e gli altri membri dei Beatles cominciarono a fumare marijuana: lo facevano di nascosto da George Martin, il loro storico produttore, perché in confronto a loro era un adulto. Si mettevano in una stanzetta negli storici studi di Abbey Road, che pensavano fosse inutilizzata, ma si resero presto conto che era in realtà una “camera dell’eco” collegata a tutte le sale di registrazione dello studio. In pratica, quando serviva aggiungere l’effetto a una canzone, il brano veniva suonato in quella stanza con delle casse e registrato con l’eco. Si dovettero quindi adattare a fumare in silenzio, e a essere spaventati all’improvviso dai suoni provenienti dalle casse. «Ti immagini noi seduti, e si sente una cavolo di eco fortissima? Quando sei fatto ti spaventi».

I Beatles nel 1963 Londra. (AP Photo)

La volta che si masturbò con John Lennon e altri amici
L’aneddoto più commentato dell’intervista, finito anche sulla prima pagina del New York Post, è quello che McCartney ha raccontato a proposito di una volta in cui a casa di Lennon, con altri amici, «invece di ubriacarci e fare festa – non mi ricordo nemmeno se dormissimo lì o no – ci eravamo seduti su queste sedie, con le luci spente, e qualcuno cominciò a masturbarsi, così lo facemmo tutti».

Paul McCartney nel 1960 in un concerto al Cavern di Liverpool. (Keystone/Getty Images)

Erano in cinque, a quanto ricorda McCartney, e si incitarono a vicenda a gridare i nomi di donne famose come “ispirazione”. «Eravamo tipo: “Brigitte Bardot!” “Whoo!”, e poi ciascuno andava avanti». Lennon, però, preferì sparigliare: «Credo che fosse John che disse: “Winston Churchill!”», provocando reazioni schifate. McCartney, che a quanto dice Heat era piuttosto a suo agio nel raccontare l’episodio, ha detto che successe una o due volte, e che a ripensarci oggi è ovviamente un po’ osceno. «Ci sono molte cose come questa di quando eri ragazzo a cui ripensi e dici: “Lo abbiamo fatto davvero?”. Ma era un divertimento innocuo. Non fece del male a nessuno. Nemmeno a Brigitte Bardot».

Uccidere rane per prepararsi al servizio militare
McCartney, oggi un attivo animalista, ha raccontato anche di quando a 12 anni era molto spaventato dalla prospettiva di fare il servizio militare obbligatorio a 17 anni, perché già allora non sentiva di essere in grado di fare del male a nessuno. «Non posso uccidere nessuno, come farò? Prenderò una baionetta e ferirò qualcuno? Devo uccidere qualcuno? Merda, devo pensare a come fare. Così sono finito a uccidere rane».

Paul McCartney a sei anni, nel 1948, davanti a suo fratello Mike. (Keystone/Getty Images)

Viveva in un condominio ai margini di Liverpool vicino alla campagna, e ha raccontato che si spingeva nei boschi per uccidere le rane e attaccarle a un filo spinato. Una volta portò nel suo luogo segreto suo fratello, che ne fu schifato. In questo modo pensava di temprarsi e prepararsi al servizio militare: «Devi imparare a fare del male alle cose, perché sei una femminuccia. È meglio se ti alleni». Alla fine il servizio militare obbligatorio fu sospeso e McCartney lo evitò.

Quando Lennon lo voleva convincere a trapanarsi il cranio
L’intervista racconta diverse delle stravaganze di Lennon e del suo essere invece più prudente e misurato. Una volta Lennon si convinse che dovevano provare a trapanarsi il cranio, una pratica molto pericolosa che secondo qualcuno provoca un aumento delle proprie facoltà cerebrali. «Ne avevamo letto tutti – erano gli anni Sessanta, l’antica arte della trapanazione del cranio: gli dava un po’ di credibilità, perché tutto quello che è antico deve essere per forza buono. E devi solo fare un piccolo buco nel cranio e allenta la pressione: beh, sembra molto ragionevole. “Ma prova prima tu John, poi mi dici com’è andata”». McCartney dice di non sapere se John lo avrebbe fatto davvero, ma ha spiegato che Lennon sapeva che quando lui rifiutava di fare qualcosa voleva dire di no, che non aveva paura di sembrare meno figo.

Da sinistra a destra: Patty Boyd, John Lennon, Mike Love dei Beach Boys, il guru indiano Mahareshi Mahesh Yogi, George Harrison, Mia Farrow, John Farrow, Donovan, Paul McCartney, Jane Asher e Cynthia Lennon, durante un ritiro spirituale in India.(Keystone Features/Hulton Archive/Getty Images)

Il misterioso primo accordo di “A Hard Day’s Night” è misterioso anche per McCartney
Heat racconta che mentre era con McCartney ha assistito a molte prove della sua band: una volta stavano suonando “A Hard Day’s Night”, una delle più famose canzoni dei Beatles, che Heat ha calcolato McCartney ha suonato dal vivo oltre 200 volte. Ma ciononostante, alla fine della prima strofa, McCartney è stato incerto sulla nota da suonare – un Sol o un Re – e nemmeno discutendone con gli altri membri della sua band è riuscito a venirne a capo. Hanno ascoltato quindi l’originale: «sto guardando la scena surreale di Paul McCartney, 76enne, in piedi in una piccola casetta del sud dell’Inghilterra mentre ascolta Paul McCartney 21enne suonare la stessa canzone, 19.816 giorni prima». Nemmeno dopo l’ascolto riescono a capirlo, e McCartney decide per il Re.

Ma Heat racconta un altro aneddoto divertente sulla canzone. Il giorno dopo, ha fatto notare a McCartney che era strano che non se la ricordasse: è normale, gli ha spiegato McCartney, quando hai scritto centinaia di canzoni. Quando lui e la sua band decisero di tornare a suonare “A Hard Day’s Night” nel 2016, si resero conto che nemmeno loro sapevano quale fosse il famoso e misterioso primo accordo, sul quale da anni si scervellano musicisti e musicofili. McCartney ha fatto sentire a Heat sulla chitarra l’approssimazione a cui arrivarono, che però non era corretta. Alla fine analizzarono le varie tracce dell’originale, scoprendo che era il risultato di diversi accordi sovrapposti: «Penso che George Martin abbia aggiunto qualcosa dopo la registrazione».

La volta che incontrò Putin
Nel 2003, McCartney fu invitato a tenere un concerto nella piazza Rossa di Mosca: aveva sempre voluto suonare “Back in the U.S.S.R.” in Russia, perciò accettò. Allora, poi, era impegnato con la sua seconda moglie Heather Mills in una campagna contro le mine antiuomo, e pensò che poteva essere un’occasione per ottenere qualcosa. Chiesero un incontro con il presidente russo Vladimir Putin e lo incontrarono al Cremlino («sembrava di essere in un romanzo, con un grosso generale russo che ti porta nelle stanze private di Putin»). Chiesero a Putin di smettere di usare le mine antiuomo, ma lui rispose gentilmente: «I confini della Russia sono vasti, qualcuna la dobbiamo usare».

Il presidente russo Vladimir Putin con Paul McCartney e sua moglie Heather Mills al Cremlino, il 24 maggio 2003. (AP Photo/Misha Japaridze)

Putin disse loro che non avrebbe potuto partecipare al concerto in piazza, e allora McCartney gli suonò “Let it Be” su un pianoforte che era lì. Alla fine Putin andò anche al concerto. Per un po’, ha raccontato McCartney, disse a chi glielo chiedeva che Putin sembrava «un bel tipo, molto gentile, molto amichevole». «Da allora ho cambiato idea», dice.

Hitler sulla copertina di Sgt. Pepper e il “panino di Beatles”
Tra gli aneddoti del periodo dei Beatles, McCartney ha raccontato di quando Lennon voleva mettere sia Gesù Cristo sia Adolf Hitler sulla copertina di Sgt. Pepper, in cui sono ritratte decine di celebrità e grandi figure storiche intorno ai membri dei Beatles. Non c’era un motivo preciso: avevano deciso di mettere persone famose, e lui propose Hitler in quanto molto famoso. «Sì John, ma stiamo provando a mettere degli eroi in copertina, e lui non è il tuo eroe. Winston Churchill è il tuo eroe». Lennon era così, ha spiegato McCartney, molto spiritoso: «Sono fighe le persone così. Ma non puoi fare sempre quello che dicono». Nelle versioni di bozza della copertina, Hitler c’è davvero.

Un altro aneddoto raccontato da McCartney risale a quando all’inizio della loro carriera lui, Lennon, George Harrison e Ringo Starr erano molto uniti e passavano buona parte del loro tempo insieme. Come una volta in cui in inverno erano sul furgone mentre andavano a un concerto, ma c’era molto freddo e finirono con lo sdraiarsi l’uno sopra l’altro. «Per un po’ lo patimmo, tremando, e poi qualcuno disse: “Beh, perché non….?” E quindi facemmo un panino di Beatles».

Kanye West
McCartney conobbe il rapper americano Kanye West agli European MTV Awards del 2008, che si tennero a Liverpool. Entrambi erano appena usciti da una relazione (McCartney era nel mezzo del brutto divorzio con Mills), e West gli fece ascoltare una sua canzone. A McCartney piacque sia lui che la canzone, e si tennero sporadicamente in contatto. Poi nel 2014 West gli chiese di scrivere qualcosa insieme, e lo invitò a Los Angeles. Per qualche pomeriggio si ritrovarono in alcuni bungalow a Beverly Hills a chiacchierare, e ogni tanto McCartney strimpellava qualcosa alla chitarra acustica, mentre il fonico di West registrava. «Avevo il basso pronto se avessimo voluto fare le cose più sul serio. Pensavo che ci saremmo seduti e avremmo scritto una canzone com’ero abituato a scrivere le canzoni».

Alla fine se ne andò con l’impressione che non avessero combinato niente, ma West continuava a piacergli. Non si sentirono per mesi, e McCartney decise di non chiedergli neanche se volesse registrare qualcosa. Mesi dopo uscì “FourFiveSeconds”, una canzone accreditata a West, McCartney e Rihanna. Dopo averla ascoltata, McCartney non capì nemmeno se davvero lui ci fosse dentro la canzone, finché capì che la base di chitarra era una di quelle cose che aveva suonato nelle registrazioni, e che in sottofondo c’era una sua traccia vocale modificata.

“FourFiveSeconds” diventò il più grande successo di McCartney in 32 anni.

«Rihanna è qualcosa di incredibile. È figa, è stato molto emozionante. Mi è piaciuto, mi sento fortunato a pensare che pensino che sia degno del loro mondo. So che sono degno del mio mondo, ma non sapevo che pensassero che potessi essere adatto al loro».

«Voglio dire, ci sono un sacco di persone che pensano che sia stato Kanye a scoprirmi. Non scherzo». “FourFiveSeconds”, in effetti, ha dieci volte le riproduzioni su Spotify della canzone più ascoltata di McCartney, e due volte quelle della canzone più ascoltata dei Beatles.

La casa d’infanzia nel “Carpool Karaoke” con James Corden
A giugno è andato in onda l’episodio del talk show americano The Late Show With James Corden in cui McCartney ha partecipato al “Carpool Karaoke”, cioè uno sketch ricorrente in cui Corden va in auto con artisti e attori cantando canzoni e intervistandoli. È stato un enorme successo, e il video su YouTube è stato visto oltre 30 milioni di volte. Uno dei momenti più memorabili è quello in cui McCartney ritorna nella sua casa d’infanzia a Liverpool, dove visse dai 12 anni fino a quando andò a vivere da solo raggiunta la fama coi Beatles.

Nel video sembra che McCartney entri nella casa a sorpresa, trovando l’attuale inquilina: non si capisce però perché ci siano decine di sue foto all’interno, e perché sia una casa arredata come negli anni Cinquanta. Il motivo è che non è davvero una casa abitata, ma un museo in suo onore. Era vero però che McCartney non ci entrava da più di cinquant’anni. Uscendo, il custode ha chiesto a lui e Corden di pagare l’ingresso, cosa che hanno fatto.

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