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L’accordo misterioso dei Beatles

Quello stridente con cui inizia “A Hard Day's Night”, avete presente? Per anni nessuno riuscì a capire che note fossero e riprodurlo, tra musicisti e anche matematici

Cinquant’anni fa, nel 1964, quando non erano ancora all’apice della loro popolarità ma ci stavano arrivando, i Beatles pubblicarono il loro terzo disco, “A Hard Day’s Night”: faceva da colonna sonora a un omonimo film distribuito nell’estate del 1964 (in Italia con il titolo Tutti per uno), che racconta il successo del gruppo fin dalle sue prime esibizioni dal vivo. Gran parte delle cose per cui i Beatles divennero una leggenda doveva ancora avvenire; ma come qualsiasi cosa fatta dai Beatles, anche “A Hard Day’s Night” fu nei decenni seguenti oggetto di numerose pubblicazioni. L’attenzione dei fan, e in particolare dei musicisti appassionati alle cose del gruppo, si è per anni concentrata soprattutto intorno ai primi tre secondi della canzone di apertura del disco, l’omonima A Hard Day’s Night.

È una delle canzoni dei Beatles più popolari e più suonate di sempre, sia da grandi musicisti che da strimpellatori da spiaggia di mezzo mondo, e si apre con un accordo comunemente definito “stridente”. Quelli che si trovano a scriverne, per farsi intendere, lo descrivono con espressioni tipo “clang” (in inglese: suono metallico) o onomatopee originali tipo “Chaaaaaang!” o “UAAAM!”.

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Tanto l’approccio da profani quanto quello più tecnico da musicisti, fin dai primi tempi dell’uscita del disco, hanno sostanzialmente riproposto per anni una stessa domanda: che diavolo di accordo è?

Questa domanda non ha mai avuto risposte del tutto soddisfacenti fino a tempi recenti. In pratica, si riusciva grosso modo a isolare le singole note degli strumenti che producono l’accordo, ma quando poi si provava a riprodurre quell’accordo per come era stato scomposto ne usciva fuori un suono soltanto simile all’originale. Simile ma non quello. L’intera questione, di cui si sono occupati variamente anche matematici ed esperti del suono, circola da decenni con il titolo “L’accordo misterioso dei Beatles”.

La storia è questa. George Harrison, Paul McCartney, John Lennon e Ringo Starr – i Beatles – si ritrovarono nel celebre studio di registrazione ad Abbey Road per incidere questa canzone il 16 aprile 1964. Dai racconti che circolano e da numerose pubblicazioni, è noto che i Beatles e il loro produttore George Martin dedicarono particolare attenzione a quei primi secondi del disco: in altre parole non fu del tutto casuale che poi ne sia nata una questione così dibattuta. «Sapevamo che questa canzone avrebbe fatto da apertura sia al disco che al film, quindi volevamo un inizio molto forte ed efficace. L’accordo stridente alla chitarra era l’attacco perfetto», disse una volta il produttore George Martin. Negli anni i Beatles non hanno mai chiarito del tutto la questione: quello che da un certo punto in poi è diventato più o meno noto è che si trattasse intanto di un suono prodotto da più strumenti usati contemporaneamente, e non soltanto da una chitarra.

Nel 2001, rispondendo a una domanda specifica su quale fosse l’accordo iniziale di A Hard Day’s Night, George Harrison – che in quella canzone suona una chitarra Rickenbacker a 12 corde – chiarì un pezzo della storia dicendo quale accordo suonava per parte sua: «È un FA maggiore con un SOL in alto, ma dovete chiedere a Paul (McCartney) la nota del basso per avere la storia esatta». Considerando che un accordo di FA maggiore è composto da tre note (FA, LA e DO), Harrison intendeva dire che suonava un FA “normale” aggiungendo una quarta nota, un SOL, a una frequenza più alta (tecnicamente è un “FA add9”). I conti non tornavano lo stesso e neppure dopo la spiegazione di Harrison si riusciva a venirne a capo: quell’accordo suonato su una dodici corde non “bastava” a riprodurre l’accordo che si sente all’inizio della canzone.

È noto quale strumento stessero suonando i quattro membri del gruppo in quella sessione di registrazione del 16 aprile 1964: Harrison, come detto, suonava una dodici corde; Lennon suonava una chitarra acustica a 6 corde; McCartney era al basso elettrico, come consueto; e Starr alla batteria. Lennon, in pratica, “raddoppiava” con la chitarra acustica a 6 corde l’accordo suonato da Harrison sulla chitarra a 12 corde: nella percezione globale dell’accordo, diciamo, non è lui a fare la differenza. McCartney è già più rilevante: la nota suonata al basso è un RE, che è il suono più basso ed è quello che produce quell’impressione di “stridente” rispetto alle parti di Harrison/Lennon, rendendo l’accordo ancora più completo e articolato. Tuttavia neppure usando questi tre strumenti si riesce a riprodurre quel suono per come si sente all’inizio del disco: più che una nota – quelle ci sono tutte – manca uno strumento. Ma i Beatles erano quattro.

Nel 2004 Jason Brown, un matematico dell’Università Dalhousie a Halifax, in Canada, si occupò della questione dell’accordo misterioso e pubblicò un suo studio (pdf) che di fatto confermava un’impressione in parte già nota solo agli addetti: all’inizio della versione di A Hard Day’s Night registrata in studio nel 1964 c’è anche un pianoforte, suonato dal produttore George Martin. Brown prese l’accordo e lo scompose utilizzando la tecnica dell’analisi armonica: analizzando le frequenze dell’accordo, ne ricavò le note suonate da ciascuno strumento già noto (le chitarre e il basso) e anche quelle suonate da un quarto strumento. Un pianoforte, appunto. Kevin Houston – un altro matematico, della School of Mathematics dell’Università di Leeds, in Inghilterra – ha recentemente ripreso le analisi di Brown in un lungo articolo, piuttosto tecnico, in cui fornisce ulteriori dettagli riguardo l’approccio matematico alla scomposizione dell’accordo.

Ad ascoltare l’accordo originale con molta attenzione non è impossibile percepire il pianoforte (certo: sapendo che c’è è più facile). La difficoltà a distinguerlo è data dal fatto che suona, peraltro a volume inferiore, almeno una nota contemporaneamente suonata dal basso di McCartney. Come infatti altri musicisti hanno poi sostenuto in seguito all’analisi di Brown, le note suonate dal pianoforte sono due delle note già suonate dagli altri strumenti, SOL e RE, più una terza nota (un DO). Tutto è reso ulteriormente complicato dal fatto che la registrazione di A Hard Day’s Night avvenne su quattro diverse tracce. Non è soltanto una questione di accordi ma anche di volume e distribuzione dei suoni, riuscire a riprodurre l’attacco della canzone: cambiare un parametro anche di poco fa sì che una nota sia percepita più o meno di un’altra, alterando la percezione globale dell’accordo. Inoltre, nell’accordo prodotto dal pianoforte si percepiscono anche i cosiddetti suoni armonici, e cioè suoni le cui frequenze sono tutte multiple della frequenza della nota fondamentale.

Nonostante le numerosissime guide e ricerche che circolano ormai da anni su internet, la questione dell’accordo misterioso dei Beatles continua a essere largamente dibattuta tra musicisti e impallinati, ciascuno dei quali propone una sua versione leggermente diversa per cercare di riprodurre un suono più simile possibile a quello che si sente all’inizio della canzone. Una versione abbastanza soddisfacente – ma incompleta (manca il pianoforte) e comunque contestata anche questa – fu quella resa pubblicamente nel 2010 dal chitarrista canadese Randy Bachman. Durante uno spettacolo radiofonico a Toronto, Bachman rimise insieme i pezzi della storia e raccontò di aver avuto accesso all’imponente archivio con tutti i materiali e le registrazioni dei Beatles ad Abbey Road, grazie al suo rapporto con Giles Martin, figlio del produttore George.