Si è dimesso il presidente della Consob Mario Nava

Dopo le pressioni di Lega e M5S, che lo ritenevano in conflitto di interessi perché ha anche un incarico alla Commissione europea

(ANSA / MATTEO BAZZI)

Mario Nava, presidente della Consob – la Commissione nazionale per le società e la Borsa, cioè l’autorità garante della Borsa in Italia – si è dimesso dopo le pressioni di Lega e Movimento 5 Stelle, che lo avevano giudicato incompatibile con il suo incarico perché contemporaneamente dipendente della Commissione europea. Le dimissioni di Nava, che si era insediato lo scorso 16 aprile, sono state accettate in una riunione speciale dai vertici di Consob.

Nava, economista, ha 52 anni e da oltre dieci anni lavora alla Commissione europea, dove è stato dal 2016 direttore di uno dei dipartimenti della direzione generale per le finanze. Cinque mesi fa aveva assunto l’incarico di presidente della Consob distaccandosi dalla Commissione europea, con l’approvazione della presidenza del Consiglio, della presidenza della Repubblica, della Corte dei Conti e della stessa Commissione europea. Con la formula del distacco, però, continuava a essere dipendente della Commissione mantenendo alcune immunità rispetto alla giurisdizione italiana, e ricevendo lo stipendio – con una tassazione ridotta dal 40% al 7%, spiega il Sole 24 Ore – dalla Commissione europea, che a sua volta lo riceveva dalla Consob. Già a fine luglio il presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva chiesto che fosse verificata la compatibilità delle due cariche di Nava.

Mercoledì i capigruppo di Camera e Senato di Lega e M5S, i partiti di maggioranza, avevano chiesto le dimissioni di Nava per il suo presunto conflitto di interessi, perché «in quanto dipendente di un’istituzione sovranazionale, è incompatibile con la presidenza di un’autorità indipendente italiana, il cui ruolo è quello di garantire l’ordinato funzionamento del mercato finanziario nazionale». Nava ha difeso la sua nomina ribadendone la legittimità, e sostenendo che le richieste di dimissioni sono state «un segnale chiaro e inequivocabile di totale non gradimento politico».

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