Il voto sull’Ungheria al Parlamento Europeo

Si deve decidere se avviare la cosiddetta "opzione nucleare" nei confronti del paese di Viktor Orbán: Lega e Movimento 5 Stelle voteranno in modo opposto

(FREDERICK FLORIN/AFP/Getty Images)

I relatori ombra hanno un ruolo molto importante nella vita legislativa del Parlamento Europeo. Sono parlamentari che il proprio partito incarica di seguire una legge – ciascuna delle quali viene assegnata a un relatore ufficiale – per cercare di influenzarne i contenuti. Spesso sono i parlamentari più preparati su un certo tema, e tendono ad essere sovraesposti: partecipano a conferenze stampa prima e dopo il voto, si fanno intervistare senza appuntamento. Quando non succede, c’è qualcosa di strano. Alla sessione plenaria in corso in questi giorni al Parlamento, questo qualcosa di strano riguarda i due partiti italiani che attualmente fanno parte della maggioranza di governo, la Lega e il M5S.

Martedì il Parlamento ha discusso se avviare o meno la cosiddetta “opzione nucleare” nei confronti dell’Ungheria: cioè l’articolo 7 del Trattato di Lisbona, una misura prevista dai trattati per sanzionare i paesi accusati di non rispettare i valori fondanti dell’UE. Negli ultimi anni, l’Ungheria e i suoi governi sono stati accusati più volte di avere indebolito le proprie istituzioni democratiche e lo stato di diritto, e di avere favorito la discriminazione verso le minoranze etniche.

Il Parlamento Europeo ha stilato un rapporto (PDF) che conferma le accuse e chiede di avviare la “opzione nucleare”. Il voto si terrà domani intorno alle 13. Il leader della Lega e ministro dell’Interno Matteo Salvini è uno dei rari alleati europei del governo ungherese guidato da Viktor Orbán – l’ha anche incontrato di recente a Milano – e il suo partito voterà contro. Il M5S, alleato di governo della Lega, voterà a favore del rapporto ma sta cercando di evitare di mostrarsi in aperto contrasto con la Lega.

Laura Ferrara, un’europarlamentare del M5S che si occupa soprattutto di immigrazione e diritti umani, è stata per mesi la relatrice ombra del rapporto sull’Ungheria. In quanto relatrice ombra, durante il dibattito avrebbe dovuto potuto parlare subito dopo gli interventi della relatrice del rapporto, di Viktor Orbán – che era presente in aula – e degli altri sei relatori ombra. Il giorno dopo, quando è stata diffusa la lista degli europarlamentari iscritti per intervenire, il nome di Ferrara non c’era (in una prima versione dell’articolo, il Post aveva scritto erroneamente che avrebbe dovuto parlare). Poche ore prima, una fonte del M5S aveva spiegato che Ferrara non era disponibile per un’intervista. La stessa fonte ha spiegato che il gruppo politico ha preferito dedicare le proprie attenzioni e il minutaggio in aula alla riforma del copyright, discussa poco prima.

Solo a metà pomeriggio il M5S ha detto ai giornalisti che voterà a favore del rapporto – quindi contro Orbán e contro la Lega – con un comunicato che cita «l’ipocrisia dell’Unione europea» e si chiede «dov’era l’Europa quando veniva approvata a colpi di maggioranza la vergognosa riforma costituzionale Renzi Boschi Verdini – fortunatamente poi bocciata dagli italiani nel referendum del 2016 – che ammazzava i diritti dei cittadini?». Insomma, gli europarlamentari del M5S voteranno a favore del rapporto, a meno di sorprese. A complicare il quadro, si aggiunge il fatto che secondo fonti molto autorevoli i 13 europarlamentari di Forza Italia – alleati della Lega nelle elezioni locali, ma all’opposizione al Parlamento nazionale – voteranno contro il rapporto, cioè come la Lega e a favore di Orbán.

Non è ancora chiaro se il rapporto – e quindi la richiesta di attivare l'”opzione nucleare” – passerà o meno. Per approvarla serve il parere favorevole di 376 europarlamentari – cioè la maggioranza assoluta dei 751 europarlamentari – e i voti favorevoli devono essere in tutto più di due terzi dei votanti. Voteranno sicuramente a favore del rapporto l’S&D – il principale gruppo politico europeo di centrosinistra – e l’ALDE, che raduna i centristi liberali. Voteranno sicuramente contro il gruppo che comprende la Lega e l’estrema destra francese, e quello che mette insieme i Conservatori britannici e l’estrema destra polacca. La vera partita si gioca all’interno del Partito Popolare Europeo, il principale partito di centrodestra, di cui fa parte anche il partito ungherese di Orbán, Fidesz.

Formalmente il gruppo deciderà come esprimersi in una riunione politica in programma stasera. Alcuni gruppi nazionali però hanno già fatto sapere come voteranno: i conservatori greci dovrebbero votare a favore del rapporto, insieme a quelli austriaci (il primo ministro austriaco Sebastian Kurz, espresso dai conservatori, ha detto che «sullo stato di diritto non ci possono essere compromessi»). Dovrebbero votare a favore anche alcuni singoli parlamentari, soprattutto da Belgio e Paesi Bassi. Potrebbero votare contro il rapporto, oltre a Forza Italia, anche gli europarlamentari conservatori che vengono dai paesi dell’est. David Carretta, un esperto giornalista di cose europee, stima che il risultato sia molto incerto, e che «i voti del M5S potrebbero essere decisivi».

Dopo diversi passaggi, l’applicazione dell’articolo 7 può anche portare alla rimozione del diritto di voto dell’Ungheria in sede europea: per ora un esito del genere è comunque molto remoto, anche perché in uno dei passaggi finali servirebbe il voto favorevole degli altri 27 stati. Secondo diversi osservatori, però, il voto del Parlamento avrebbe un importante valore simbolico e potrebbe danneggiare ulteriormente l’immagine dell’Ungheria sul piano internazionale.

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