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  • lunedì 10 settembre 2018

In Svezia hanno “vinto” i partiti tradizionali

Ma gli Svedesi Democratici, di estrema destra, sono cresciuti rispetto alle precedenti elezioni e potrebbero essere decisivi nel nuovo Parlamento

Ulf Kristersson, leader del Partito Moderato, che si è confermato il principale partito di centrodestra svedese e il secondo partito in assoluto (HENRIK MONTGOMERY/AFP/Getty Images)

Alle elezioni in Svezia per rinnovare la Riksdag, la camera unica del Parlamento, hanno vinto i partiti tradizionali e moderati di centrosinistra e centrodestra, che però hanno preso meno voti rispetto alle precedenti elezioni a favore degli Svedesi Democratici – il principale partito svedese di estrema destra – e di molti partiti minori, tra cui La Sinistra, che rappresenta quello che resta del partito comunista svedese.

Il Partito Socialdemocratico – che ha vinto ogni elezione dal 1947 a oggi – ha ricevuto il 28,4 per cento dei voti (più di tutti gli altri, ma mai così pochi), il Partito Moderato – la principale forza di centrodestra – è arrivato al 19,8 per cento dei voti, mentre gli Svedesi Democratici, di estrema destra, sono arrivati al 17,6 per cento: sono cresciuti rispetto a quattro anni fa ma non hanno “sfondato” come qualcuno temeva.

I due blocchi tradizionali, quelli di centrosinistra e centrodestra, non hanno ottenuto abbastanza voti per governare da soli (facendo le somme tra i voti dei singoli partiti si arriva al 40,6 per cento per la sinistra e al 40,2 per cento per la destra) e le possibilità sono due: o un governo sostenuto sia da destra che da sinistra o un governo di minoranza. In questo secondo caso – viste le divisioni tra i partiti di centrosinistra – sembra probabile la formazione di un governo di minoranza di centrodestra, guidato dal Partito Moderato e con il sostegno esterno degli Svedesi Democratici. Ma è possibile anche che la sinistra riesca a formare un nuovo governo di minoranza.

Al momento in Svezia c’è un governo di coalizione di minoranza, formato dal Partito Socialdemocratico del primo ministro Stefan Löfven e dai Verdi, che cerca di volta in volta il sostegno parlamentare per riuscire ad approvare nuove leggi. Dopo le elezioni di domenica, il leader del Partito Moderato Ulf Kristersson ha chiesto le dimissioni di Löfven, proponendosi quindi come nuovo primo ministro di un governo di minoranza di centrodestra. Löfven ha però detto che non intende dimettersi e lasciare spazio a un governo sostenuto anche dagli Svedesi Democratici, chiedendo a tutte le forze moderate uno sforzo per governare insieme. «Gli Svedesi Democratici non offrono e non offriranno mai niente che possa aiutare la società», ha detto Löfven, «Faranno solo aumentare le divisioni e l’odio».

Per il leader degli Svedesi Democratici Jimmie Åkesson – che si sono fatti conoscere negli ultimi anni per le loro posizioni di estrema destra, contrarie all’immigrazione e favorevoli alla difesa dei “valori tradizionali” – il risultato di domenica è positivo. I sondaggi di inizio estate vedevano il suo partito al 25 per cento, ma le stime erano rientrate molto nelle ultime settimane e comunque gli Svedesi Democratici sono cresciuti molto rispetto alle elezioni del 2014 (dove si erano fermati al 12,9 per cento dei voti). I 63 seggi che hanno ottenuto, ha detto Åkesson, permetteranno loro di decidere le sorti del prossimo governo influenzando non poco l’attività legislativa. Un’analisi più dettagliata della situazione politica svedese la trovate qui.

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