(THIERRY CHARLIER/AFP/GettyImages)

Nelle istituzioni europee sono quasi tutti bianchi

Ci sono solo 3 europarlamentari neri su 751, mentre tutti i Commissari sono bianchi: quasi nessuno però si pone questi problemi

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Gli stati europei non raccolgono ufficialmente dati sull’etnia dei propri cittadini: è considerato discriminatorio e datato. Circolano però stime e rilevazioni fatte da istituti demoscopici privati e, secondo alcune stime affidabili citate da Politico, in Europa vivono circa 50 milioni di persone che appartengono a una qualche minoranza etnica: persone che non sono bianche. Se la cifra fosse vera, questo ampio gruppo di persone sarebbe sotto-rappresentato nelle istituzioni europee, sia nelle cariche elettive che in quelle non elettive.

In un recente articolo, per esempio, il Guardian fa notare che gli europarlamentari neri sono solo 3 su 751. Tra questi tre c’è una sola donna, l’italiana Cécile Kyenge. «Se il Parlamento rispettasse fedelmente le proporzioni della popolazione nera», scrive il Guardian, «dovrebbero essercene 22». Va appena meglio per quanto riguarda il personale amministrativo, dai funzionari ai traduttori e segretari: una stima di Politico ritiene che circa l’uno per cento siano persone non-bianche (a fronte del 6-7 per cento che vive in Europa). Tutti i 28 commissari della Commissione Europea, il principale organismo esecutivo dell’Unione Europea, sono bianchi.

«Se cerchi un po’ di diversità nelle istituzioni europee, guarda le facce dei pulitori che escono dai palazzi comunitari la mattina presto, e paragonale a quelle dei funzionari e parlamentari che stanno entrando», ha spiegato a Politico Syed Kamall, un europarlamentare britannico che lavora come capogruppo dei Conservatori e Riformisti. Nelle sedi di Bruxelles e Strasburgo, in effetti, moltissimi fra camerieri e addetti alle pulizie appartengono a una minoranza etnica. Contattata dal Post, Kyenge ha raccontato: «La carenza di diversità nelle nostre istituzioni è lampante, nonostante ci siano stati alcuni tentativi per affrontare il problema. Quando i leader europei si sono impegnati in azioni concrete in tal senso, come con la strategia sulla diversità e l’inclusione, hanno però perso l’occasione di inserire al suo interno gli indicatori necessari per garantire una rappresentanza minima».

In un ambiente così omogeneo possono capitare fatti spiacevoli. Il Guardian ha raccolto la testimonianza di una funzionaria del Parlamento Europeo che una volta, arrivando a una riunione, è stata paragonata pubblicamente a Serena Williams solamente perché è una donna e ha la pelle scura. «La gente ha riso, anche se in maniera un po’ forzata, ma nessuno si è alzato per dire “non diciamo sciocchezze, non assomiglia affatto a Serena Williams”», ha raccontato la funzionaria. Rachael Mooreche fa l’assistente di un parlamentare europeo ed è nera, ha raccontato a Politico che molta gente con cui ha a che fare giornalmente resta stupita delle sue origini, la prima volta che la vede; il suo cognome è così ordinario che le persone si aspettano di vedere una persona di pelle bianca: «vedo stupore e sguardi sgranati. Mi succede sempre».

Il Parlamento e la Commissione sono peraltro molto sensibili ad altri tipi di discriminazione: per esempio sulla base della religione o dell’orientamento sessuale, su cui si contano decine di iniziative. Gli interventi sulla discriminazione su base etnica sono molto più rari: Kyenge, per esempio, sta preparando una risoluzione per promuovere un trattamento più equo per gli europei di origine africana. «Lo scorso maggio», racconta ancora Kyenge, «ho contribuito a realizzare tramite l’intergruppo parlamentare antirazzista di cui sono co-presidente un’iniziativa speciale, la PAD Week (People of African Descent), dedicata a tutte le persone di origine e discendenza africana. L’obiettivo era elaborare nuove strategie e soluzioni, che possano valere per tutte le categorie sotto-rappresentate». Il suo sforzo però è ancora piuttosto isolato.

Un portavoce della Commissione contattato dal Guardian ha spiegato che la Commissione non raccoglie dati sull’etnia dei propri dipendenti, che considera sensibili. Proprio il Guardian fa notare, come Kyenge, che nella sua ultima strategia per combattere le discriminazioni la Commissione aveva lasciato fuori quelle su base etnica. «Quando assorbi l’ideologia non-ci-interessa-il-colore-della-pelle», spiega Sarah Chander dell’European Network Against Racism, «stai applicando un approccio che nel migliore dei casi può portare a confusione, e nel peggiore all’ignoranza».

Parlando col Post, Kyenge sostiene che il principale ostacolo a una rappresentazione più equa delle minoranze nelle istituzioni europee sia la «mancanza di volontà», e propone di istituire delle quote proporzionali da rispettare, o ancora «azioni di promozione politica dei componenti delle minoranze». Un altro portavoce della Commissione, contattato da Politico, aveva risposto così alle accuse: «Se cammini nei nostri corridoi vedrai persone che provengono da tutta Europa e dalle esperienze di vita più diverse. [Per essere assunti] basta passare un concorso. Può farlo chiunque».

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