In un nuovo reality show, i polacchi giocheranno a fare i rifugiati

In uno dei paesi più ostili con i migranti, la commercializzazione di quell'esperienza sta facendo molto discutere

In un nuovo reality show che inizierà il prossimo novembre in Polonia e che sarà trasmesso dal più popolare canale televisivo commerciale del paese, TNV, i e le concorrenti giocheranno a fare i rifugiati: in sei viaggeranno lungo la cosiddetta “rotta balcanica”, visiteranno i campi profughi e avranno contatti con i trafficanti.

Il reality si intitola “Wracajcie, skąd przyszliście” (“Tornate da dove siete venuti”) ed è la versione polacca di un programma australiano trasmesso anche in altri paesi con l’obiettivo, dicono i produttori, di rendere gli spettatori più consapevoli della realtà della vita dei rifugiati: «Siamo consapevoli che questo è un argomento politicamente sensibile e potenzialmente controverso, ma vorremmo che questo spettacolo fosse una voce in un dibattito più ampio», ha detto il vice capo della programmazione di TVN. Secondo il comunicato stampa di TVN, «per quasi un mese, i partecipanti alla serie vivranno come rifugiati» privati ​​di «portafogli, telefoni cellulari e passaporti». Viaggeranno attraverso Kurdistan, Libano, Grecia, Serbia, Ungheria, Germania e Austria. «Sarà una delle escursioni più dure della loro vita», hanno detto i produttori: «Si troveranno in un campo profughi, su una nave di trafficanti e persino in un’area di conflitto».

Non è la prima volta che TVN trasforma in un programma televisivo la vita delle persone provenienti dai paesi in via di sviluppo. In “Asia Express” alcune celebrità locali hanno viaggiato attraverso il paese, cercando di sopravvivere con i soldi che corrispondono alla soglia di povertà estrema. In “Efekt domina” (“Effetto domino”), una ricca imprenditrice e filantropa polacca accompagnava gli spettatori in un tour mondiale impegnandosi in varie opere di beneficenza. La serie originale australiana che trasforma le persone in rifugiati è stata venduta a diversi altri paesi: Danimarca, Paesi Bassi, Germania, Svezia, Sudafrica, Israele, Belgio e Stati Uniti.

La Polonia è uno tra i paesi dell’est Europa che si sono dimostrati più ostili ai migranti. Nell’estate del 2015, quando Grecia e Italia accolsero in poche settimane decine di migliaia di migranti dal Medioriente, la Commissione Europea attivò un meccanismo di emergenza per trasferire 160mila fra i nuovi arrivati negli altri paesi europei. Il programma doveva funzionare su base volontaria, ma molti paesi fecero finta di niente. Dal 2015 a oggi la Polonia, insieme alla Repubblica Ceca, all’Ungheria e alla Slovacchia non hanno accolto alcun richiedente asilo dall’Italia. Dal 2015 il governo polacco è guidato da Diritto e Giustizia, un partito di destra radicale che ha approvato nel giro di pochissimo tempo diverse leggi contro la libertà di informazione, i diritti delle donne, e una riforma – molto contestata dall’Unione Europea – che di fatto consentirà al governo di controllare i giudici della Corte Suprema.

Il problema con il nuovo programma tv, hanno scritto in molti, è che i reality show non hanno molto a che fare con la realtà: e prima ancora che non avere un portafoglio o un telefono, essere rifugiati vuol dire non avere una scelta. Tra l’altro, ha scritto Ada Petriczko su Newsmaven, «i produttori sembrano dimenticare che la maggior parte dei migranti possiede dei cellulari, ed è proprio questo uno dei punti più utilizzati dagli xenofobi». E ancora: prima che inizi il programma, nessuno bombarderà le case dei partecipanti e nessuno ucciderà alcuni dei loro parenti. Non li faranno morire di fame o di sete e nessuno li costringerà ad essere stuprate e stuprati da un trafficante per ottenere un giubbotto di salvataggio. Alcuni, come sostengono i produttori del programma, hanno sostenuto al contrario che lo show potrebbe riuscire a rendere i polacchi più sensibili alla questione dei rifugiati. Ma il problema di questa argomentazione, dicono ancora i critici, è che sebbene sembri ben intenzionata non fa altro che oggettivare i migranti rendendoli strumenti di un fine: un metodo per aumentare la consapevolezza sociale in Polonia. Infine la conseguenza potrebbe essere un alleggerimento della loro reale esperienza, non percepita come trauma, ma come un grande viaggio, parte della cultura popolare.

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