Aboubakar Soumahoro, sindacalista italo-ivoriano, alla marcia dei braccianti da San Severo a Foggia contro lo sfruttamento della manodopera in agricoltura, San Severo, 8 agosto 2018 (ANSA/FRANCO CAUTILLO)
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  • mercoledì 8 agosto 2018

La protesta dei braccianti in Puglia

La cosiddetta "marcia dei berretti rossi" è partita questa mattina dall'ex ghetto di Rignano, per ricordare i 16 braccianti morti nei due incidenti dei giorni scorsi e contro lo sfruttamento

Aboubakar Soumahoro, sindacalista italo-ivoriano, alla marcia dei braccianti da San Severo a Foggia contro lo sfruttamento della manodopera in agricoltura, San Severo, 8 agosto 2018 (ANSA/FRANCO CAUTILLO)

Questa mattina è iniziata una delle due manifestazioni in programma oggi in provincia di Foggia, in Puglia, per ricordare i 16 braccianti agricoli morti tra sabato e lunedì in due diversi incidenti stradali, e per protestare contro lo sfruttamento del lavoro nei campi del sud Italia. La manifestazione, che è stata organizzata dall’Unione sindacale di base (Usb), è stata chiamata «la marcia dei berretti rossi», come i berretti che spesso indossano i braccianti mentre raccolgono i pomodori nelle campagne della Puglia, per proteggersi dal sole: è iniziata dall’ex ghetto di Rignano, nel comune di San Severo, e arriverà di fronte alla prefettura di Foggia. La seconda manifestazione si terrà invece oggi pomeriggio dalle 18 a Foggia, con la partecipazione anche di Cgil, Cisl, Uil e di diverse associazioni, tra cui Arci e Libera.

Le manifestazioni sono state indette dopo i due incidenti avvenuti con dinamiche simili tra sabato e lunedì in provincia di Foggia: i braccianti avevano appena concluso la loro giornata di lavoro nei campi dove in questa stagione si raccolgono i pomodori, e stavano ritornando verso i loro “insediamenti”, tra cui il campo di Rignano Garganico, una bidonville fatta di roulotte e capanne costruite con lamiera e plastica in cui vivono tra i 500 e i 600 braccianti. Nell’incidente di lunedì, il più grave, è probabile che l’autista, straniero anche lui, abbia avuto un colpo di sonno o un malore che lo ha portato a uscire dalla sua corsia e scontrarsi con un tir. Secondo le testimonianze di alcuni sopravvissuti, al momento dell’incidente i braccianti erano chiusi nel cassone posteriore del furgone, senza nemmeno un finestrino per vedere fuori o avere un po’ d’aria.

Le condizioni dei braccianti nei campi del foggiano sono terribili e da anni vengono denunciate dalle organizzazioni sindacali, ma senza che questo porti a particolari cambiamenti. Si calcola che in Puglia lavorino circa 180mila braccianti stagionali, di cui 40mila stranieri. Secondo le stime dei sindacati, altri 50mila sono irregolari, pagati in nero e senza alcun tipo di tutela. Molti vivono nei campi, all’aria aperta e in condizioni di fortuna.

Il trasporto, come l’alloggio, viene organizzato dai cosiddetti “caporali”, gli intermediari che per conto dei proprietari dei campi si assicurano che ogni giorno arrivi a lavorare il giusto numero di persone. Secondo i sindacati, in tutta Italia le persone sottoposte a sfruttamento da parte dei caporali sono tra le 3oomila e le 400mila. Nel 2016, il PD aveva promosso e fatto approvare una nuova legge che rende più facile individuare e punire il caporalato, ma la sua applicazione continua a non essere semplice, in parte per la complicità della popolazione locale (l’agricoltura è la principale risorsa economica nelle aree dove è più diffuso il caporalato) in parte per la debolezza dei controlli.

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