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  • martedì 7 agosto 2018

16 morti in 48 ore

Tra sabato sera e lunedì 16 braccianti stranieri sono morti in due incidenti stradali in Puglia, mentre tornavano dai campi di pomodori dove lavoravano per meno di tre euro l'ora

(ANSA)

Sedici braccianti agricoli sono morti e altri sette sono rimasti feriti in 48 ore, tra la sera di sabato scorso e lunedì in due incidenti stradali in provincia di Foggia. Il primo incidente è avvenuto sabato, il secondo, il più grave, lunedì, vicino al paese di Lesina, quando un furgone stipato con quattordici persone si è scontrato con un tir (l’autista è ferito, ma non in pericolo di vita).

Identificare i corpi dei braccianti non è facile. Sono tutti stranieri e molti di loro non avevano documenti. La polizia sospetta che molti di loro arrivassero dal campo di Rignano Garganico, una bidonville fatta di roulotte e capanne costruite con lamiera e plastica in cui vivono tra i 500 i 600 braccianti che lavorano nei campi della zona. L’accampamento era stato sgomberato dalla magistratura e posto sotto sequestro nel marzo del 2017, ma la scorsa primavera è stato ricostruito poco lontano, probabilmente con il contributo dei padroni dei campi e dei “caporali” che gestiscono il lavoro, che sul posto hanno portato le roulotte e le hanno affittate ai braccianti.

La dinamica dei due incidenti è stata molto simile. I braccianti avevano appena concluso la loro giornata di lavoro nei campi dove in questa stagione si raccolgono i pomodori e stavano ritornando verso il campo di Rignano Garganico, o un altro degli insediamenti che si trovano nella zona. Nell’incidente di lunedì, il più grave, è probabile che l’autista, uno straniero anche lui, abbia avuto un colpo di sonno o un malore, che lo ha portato a uscire dalla sua corsia e scontrarsi con un tir.

Bubacarr Djallo, 24 anni a settembre, originario della Sierra Leone, era uno dei braccianti che si trovavano chiusi nel cassone posteriore del furgone, senza nemmeno un finestrino per vedere fuori o avere un po’ d’aria. Oggi è ancora ricoverato in ospedale per le ferite riportate e ha raccontato a Repubblica di non essersi accorto di nulla fino allo schianto: «Stavo dormendo, al rientro dal lavoro nei campi. Ero stanchissimo, così ho chiuso gli occhi. E all’improvviso ho sentito un rumore terribile. In ogni caso, non potevo vedere niente, eravamo chiusi nel furgoncino senza finestrini. Poi mi sono ritrovato in questo letto».

Le condizioni dei braccianti nei campi del foggiano sono terribili e da anni vengono denunciate dalle organizzazioni sindacali, ma senza che questo porti a particolari cambiamenti. Si calcola che in Puglia lavorino circa 180 mila braccianti stagionali, di cui 40 mila stranieri. Secondo le stime dei sindacati, altri 50 mila sono irregolari, pagati in nero e senza alcun tipo di tutela. Molti vivono nei campi, all’aria aperta e in condizioni di fortuna. Djallo, un irregolare, ha raccontato a Repubblica che la sua paga è stata di 23 euro per 8 ore di lavoro, meno di tre euro l’ora (con un contratto regolare, la sua paga dovrebbe raddoppiare). Mentre il trasporto sul furgone per arrivare dai campi ai posti dove vivono costa cinque euro a ognuno dei passeggeri.

Il trasporto, come l’alloggio, viene organizzato dai cosiddetti “caporali”, gli intermediari che per conto dei proprietari dei campi si assicurano che ogni giorno arrivi a lavorare il giusto numero di persone. Secondo i sindacati, in tutto il paese le persone sottoposte a sfruttamento da parte dei caporali sono tra le 3oomila e le 400mila. Nel 2016, il PD aveva promosso e fatto approvare una nuova legge che rende più facile individuare e punire il caporalato, ma la sua applicazione continua a non essere semplice, in parte per la complicità della popolazione locale (l’agricoltura è la principale risorsa economica nelle aree dove è più diffuso il caporalato) in parte per la debolezza dei controlli.

Nel 2017, in tutta Italia, l’ispettorato del lavoro ha effettuato poco più di 7 mila ispezioni, identificato 3.500 lavoratori in nero, di cui 203 stranieri extracomunitari senza permesso di soggiorno. La polizia giudiziaria ha individuato in tutto il 2017 386 lavoratori agricoli sottoposti a sfruttamento.

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