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  • martedì 31 luglio 2018

Non sappiamo come chiamare questa acrobazia

L'ha fatta a maggio Albee Layer: per molti surfisti è una cosa nuova, ma quelli che fanno skateboard o snowboard non sono d'accordo

Il 21 maggio il surfista Albee Layer ha pubblicato sul suo profilo Instagram un breve video che mostra le evoluzioni che, poco prima, era riuscito a fare sulle onde di Maui, alle Hawaii. Nel video, Layer fa una notevole acrobazia probabilmente senza precedenti nella storia del surf. Semplificando molto, le cose sorprendenti sono due: Layer inizia l’acrobazia guardando l’onda (cioè spalle alla spiaggia) e, dopo un giro di (almeno) 360 gradi, ritorna con la tavola in acqua dando ancora le spalle alla spiaggia. Layer fa quello che nel gergo dello skateboard si chiama “alley-oop“, ma lo fa in modo particolare e con una tavola da surf. È il motivo per cui da allora esperti e professionisti di skateboard, surf e snowboard – le tre attività in cui, usando una tavola, si possono fare acrobazie di vario tipo – stanno discutendo del nome da dare a quello che Layer fa nel video. Il 26 luglio Matt Ruby ha provato a risolvere la questione sul New York Times, parlandone con i migliori al mondo nello skateboard, nel surf e nello snowboard.

Una premessa: non è la prima volta che si sviluppa una discussione sul nome da dare a un’acrobazia del surf. È una conseguenza del fatto che, essendo tutti fatti su tavola, snowboard, skateboard e surf permettano di fare acrobazie simili. Solo che, seppur essendo nato prima, il surf è arrivato a certe acrobazie solo di recente. Lo skateboard – che è nato quando qualcuno provò a emulare in piscine vuote quello che i surfisti facevano nell’oceano davanti alla California – ha invece già raggiunto il suo picco e si ha la sensazione che ogni acrobazia che si potesse fare sia già stata fatta. Un discorso simile vale anche per lo snowboard, nato dopo lo skateboard (e quindi dopo il surf). Quindi: il surf è nato prima ma a certe acrobazie è arrivato dopo. Il motivo, semplificando molto, è che su una pista da snowboard o in una rampa per skateboard si può provare molto più spesso un’acrobazia. Se si sbaglia, ci si rialza e si riprova subito dopo. Le onde, indispensabili nel surf, vanno cercate e aspettate.

Ruby ha spiegato così la questione acrobazia-di-Layer:

– Per qualcuno è un’acrobazia da skateboard, e quindi ha già un nome
–Per qualcuno assomiglia più a un’acrobazia da snowboard, ma va bene il nome usato per l’acrobazia dello skateboard
– Per qualcuno è qualcosa di completamente diverso, che appartiene al surf

Queste sono le principali opinioni raccolte da Ruby:

Todd Richards, ex atleta di snowboard, ha detto che «il problema è accentuato dal fatto che chi fa surf usa nomi che arrivano dallo skateboard, che poi sono stati adottati anche da chi fa snowboard». Ha spiegato che le principali differenze di interpretazione hanno a che fare con l’individuazione del punto di inizio e di fine dell’acrobazia. Nello skateboard e nello snowboard è facile: si inizia quando ci si distacca da terra o dalla neve e si finisce quando si ri-atterra. Nel surf è più difficile dire se l’acrobazia inizi quando la tavola si stacca dall’acqua o un po’ prima quando entra a contatto con l’onda. Richards ha detto: «Dipende da come interpreti l’onda, se la consideri alla pari della rampa di un half-pipe. I surfisti pensano che sia già parte del salto. Chi fa skateboard o snowboard no». Ha anche detto: «I surfisti sarebbero ridicoli se chiamassero con un nome diverso qualcosa che è già stato fatto in un altro sport e ha già un nome. È una questione di rispetto verso chi l’ha fatto prima».

Tony Hawk – uno degli skateboarder più noti e innovativi al mondo – ha detto, interpellato da Richards, che lui chiamerebbe l’acrobazia di Layer “backside alley-oop ollie 540”. L’ollie è un trick base dello skateboard e consiste, in breve, nel saltare senza toccare la tavola con le mani; backside significa all’indietro; 540 sta per i gradi di rotazione. Hawk sembra quindi accettare l’interpretazione secondo la quale il salto comincia quando la tavola ancora tocca l’onda. Ma non pensa che Layer abbia fatto qualcosa di nuovo. Ha anzi fatto avere al New York Times un video in cui lui, nel 1992, fa un movimento molto simile con uno skateboard. Ha anche detto che la sua acrobazia al tempo non fu particolarmente notata e che quella di Layer «è molto più grandiosa e difficile da fare».

Hawk ha anche detto: «La regola non scritta dello skateboard era che se facevi qualcosa di veramente nuovo e unico, potevi dare a quella cosa il tuo nome. Oggi è davvero difficile fare qualcosa che non sia una combinazione di trick già esistenti». In quel caso, secondo Hawk, basta dare all’acrobazia il nome (che già c’è) dei trick da cui composta.

Mike McGill,un ex skateboarder che fu il primo a fare un’acrobazia ora nota come McGill (per certi versi simile a quella di Layer) ha definito “sorprendente” l’acrobazia di Layer e ha detto: «Anche se chi faceva skateboard provava a imitare nelle piscine e sulle rampe quello che facevano i surfisti, le cose sono andate avanti in modo diverso, con tecniche che, fino a tempi recenti, non si potevano trasferire al surf».

Kelly Slater, definito dal New York Times “il più famoso surfista al mondo”, ha detto che «quando fai surf vai in una sola direzione, avanti o al rovescio», mentre le possibili combinazioni con lo skateboard sono molte di più, visto che ci si può muovere sulla tavola. Ha detto che secondo lui l’acrobazia di Layer dovrebbe chiamarsi “Albee-oop” (dal nome di Layer) e che non ci si dovrebbe concentrare sulla direzione o i gradi della rotazione. Ha aggiunto: «Ci sono snowboarder che ci dicono come dovremmo chiamare le acrobazie del surf. Non conosco un solo surfista che farebbe il contrario».

Layer ha commentato su Instagram l’articolo del New York Times dicendosi felice che “alcuni dei suoi idoli” abbiano parlato dell’acrobazia. Ha anche scritto che secondo lui l’acrobazia è un “backside alley oop 3”.