Perché si riparla della TAV?

Il Movimento 5 Stelle si era sempre detto contrario all'opera, ma ora che è al governo sembra aver cambiato posizione e si sentono dire cose contraddittorie

(ANSA/ALESSANDRO DI 
MARCO)
(ANSA/ALESSANDRO DI MARCO)

In questi giorni è tornata sulle prime pagine dei giornali la linea ad alta velocità Torino-Lione, la famosa TAV. Il governo, infatti, dovrà presto decidere cosa intende fare con i cantieri della Val di Susa, la valle piemontese dove passerà la linea al termine di un lungo tunnel sotto le Alpi. Cosa sarà deciso e in quali tempi, però, rimane ancora difficilissimo da stabilire, principalmente a causa delle difficoltà nelle quali si trova il Movimento 5 Stelle. L’ultima novità risale a questa mattina, quando il capo del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio ha detto di apprezzare la proposta del presidente della regione Piemonte Sergio Chiamparino di fare un referendum consultivo sulla TAV. «Non ci sottrarremo a un referendum», ha detto Di Maio, ma non è ancora chiaro se questa proposta avrà un qualche tipo di seguito.

La contrarietà alla TAV è stata una delle prime e storiche battaglie del partito fondato da Beppe Grillo, ma negli anni la nuova leadership del Movimento ha considerevolmente raffreddato le sue critiche. Oggi il partito si trova schiacciato tra la richiesta di chiudere definitivamente i cantieri che arriva da molti storici militanti e dallo stesso fondatore Beppe Grillo e quella di trovare un compromesso politico con i suoi nuovi alleati e potenziali sostenitori come la Lega e le associazioni di imprenditori.

Il dibattito sulla TAV è ricominciato nella seconda metà di luglio, quando intorno ai cantieri della Val di Susa si sono verificati una serie di scontri tra i manifestanti e la polizia che presidia i cantieri. Di Maio e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, responsabile per l’opera, sono stati subito chiamati in causa dalle varie parti che chiedevano loro di esprimersi con chiarezza su cosa intendesse fare il governo sull’opera.

Inizialmente, tanto Di Maio quanto Toninelli, hanno detto che sul tema avrebbero seguito quanto scritto nel programma di governo. Il problema è che il programma è a dir poco vago. La TAV Torino-Lione viene nominata una sola volta in tutto il documento e all’interno di una frase sufficientemente ambigua da poter significare qualsiasi cosa: «Con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione, ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia».

Chi invece sembra avere pochi dubbi sull’opportunità dell’opera è Beppe Grillo, che la scorsa settimana ha dedicato un articolo sul suo blog per spiegare perché la linea ad alta velocità sarebbe inutile.

Beppe Grillo, che è il fondatore e “garante” del Movimento 5 Stelle (un incarico che, in base allo statuto, gli dà poteri molto estesi sul Movimento), al momento non è molto attivo politicamente e non è chiaro quanto le sue parole influenzino i capi del Movimento. Di Maio e Toninelli hanno continuato a rilasciare dichiarazioni vaghe, parlando ad esempio della necessità di “ridiscutere” l’opera e di valutarne attentamente l’impatto. Non sempre però le loro dichiarazioni sono sembrate coerenti.

Una settimana fa, ad esempio, Toninelli aveva scritto su Facebook che i lavori erano stati fermati. Pochi giorni dopo però Di Maio aveva detto che la questione “non è sul tavolo del governo”, mentre Toninelli aveva aggiunto che l’opera si farà, ma che prima sarà “migliorata” dall’attuale governo. Questa mattina, Di Maio è sembrato schierarsi nuovamente con coloro che sono nettamente contrari all’opera: «Non autorizzerò mai un’opera che si faccia con poliziotti in assetto antisommossa e fili spinati», per poi aggiungere che il suo partito «non è contro la Tav in generale», il problema sarebbe che si tratta di un’opera antiquata: «La Torino – Lione che dovrebbe portare le merci da Torino a Lione. Questo tunnel è stato progettato 30 anni fa, oggi ci sono nuove tecnologie, c’è la stampa in 3D, i software».

Le difficoltà del Movimento nel prendere una posizione chiara sembrano derivare dal fatto che i suoi leader appaiono impegnati in un difficile tentativo di accontentare tutti: sia i loro storici militanti contrari alla TAV che i loro nuovi alleati che le sono invece favorevoli. Il segretario della Lega e ministro dell’Interno Matteo Salvini, ad esempio, ha detto che “personalmente” lui sarebbe favorevole alla prosecuzione dei lavori. Altri membri del partito sono stati più espliciti. Armando Siri, sottosegretario ai trasporti ha detto che è un errore fermarsi e che «i costi di uno stop sarebbero superiori ai benifici». Gli stesso argomenti sono stati usati dal presidente della regione Lombardia Attilio Fontana, e della stessa opinione sono anche le associazioni degli imprenditori nazionali, come la Confindustria, e quelle locali del Nord Italia, secondo le quali la rinuncia alla TAV sarebbe una grossa perdita in termini di sviluppo economico.

Secondo gli esperti, almeno una parte di queste argomentazioni è corretta. Paolo Griseri, giornalista esperto di TAV, ha scritto su Repubblica che interrompere oggi la costruzione probabilmente non porterebbe ad alcun risparmio, come invece sembrano spesso sottintendere Di Maio e Toninelli. L’Italia dovrà spendere circa 3 miliardi di euro tra oggi e il 2029, quando è prevista l’entrata in funzione della linea (in tutto il nostro paese pagherà il 35 per cento del costo totale dell’opera, pagata al 40 per cento dall’Unione Europea e al 25 per cento dalla Francia).

Questi tre miliardi di euro, scrive Griseri, non saranno veramente  risparmiati, perché bloccando i cantieri il governo si troverà a doverne pagare quasi altrettanto in rimborsi all’Europa, penali alle aziende che hanno vinto gli appalti e nel costo di realizzazione di numerose opere aggiuntive per mettere in sicurezza le gallerie oramai scavate che non saranno utilizzate. Sull’impatto generale dell’opera sull’economia del nostro paese, invece, le opinioni sono molto più divergenti, con esperti e professori contrari all’opera perché ritenuta inutile e costosa e altri secondo i quali sarebbe utile e redditizia.