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  • Sabato 28 luglio 2018

La Sarost è ancora bloccata in mare

Da più di due settimane una nave commerciale staziona al largo della Tunisia con 40 migranti a bordo: nessun paese europeo si è ancora offerto di accoglierli

(foto tratta dal profilo Twitter del giornalista Sergio Scandura)
(foto tratta dal profilo Twitter del giornalista Sergio Scandura)

Da più di due settimane la nave commericale Sarost con a bordo 40 migranti è ferma al largo della Tunisia perché nessun paese europeo ha dato la disponibilità ad accogliere i migranti nei propri porti. Ieri la Commissione Europea ha fatto sapere che sta seguendo il caso insieme alla Tunisia e alle due agenzie ONU che si occupano rispettivamente di migranti e rifugiati, l’OIM e l’UNHCR, ma una soluzione non è stata ancora trovata. I pochi giornalisti che stanno seguendo il caso raccontano che a bordo la situazione è molto difficile: molte persone soccorse – fra cui ci sono anche due donne incinte – dormono per terra e mangiano raramente.

La Sarost appartiene a una società che gestisce una piattaforma di estrazione di petrolio al largo delle coste tunisine. I migranti erano partiti dalla Libia lo scorso 11 luglio ed erano stati recuperati dalla Sarost il 16, dopo cinque giorni trascorsi alla deriva senza acqua né cibo, a bordo di un peschereccio finito in avaria. La gravità della situazione dipende dal fatto che la Sarost non è attrezzata per accogliere i 40 migranti soccorsi, a differenza ad esempio delle navi delle ONG che lavorano nel Mediterraneo. Due giorni fa si era diffusa la voce che il personale dell’UNHCR fosse riuscito a raggiungere la nave, ma un ragazzo a bordo ha smentito la notizia.

Lo stesso ragazzo, in un video inviato a Radio Radicale, ha spiegato: «Alcuni di noi volevano gettarsi in mare, non ce la facciamo più. Sentiamo di decisioni che vengono prese su di noi ma non accade nulla. Continuiamo a soffrire e nessuno ci dice niente. Anche l’equipaggio è stanco. Veniteci ad aiutare».

Il governo della Tunisia, ha spiegato una ONG locale, non intende accogliere i migranti della Sarost perché teme che così facendo il paese potrebbe iniziare a essere considerato un “porto sicuro”, cioè un luogo dove è possibile sbarcare in sicurezza i migranti salvati al largo della Libia o nel Mediterraneo centrale, iniziando così a ricevere una parte di coloro che in questo momento vengono ancora trasportati in Italia.