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  • mercoledì 25 luglio 2018

Il grande sciopero di Ryanair, tra mercoledì e giovedì

Riguarda soprattutto passeggeri in arrivo o in partenza da Belgio, Portogallo e Spagna, ma fino alla mezzanotte di oggi ci saranno problemi anche in Italia

LaPresse/Niall Carson/PA Wire

Tra oggi e domani uno sciopero del personale navigante di cabina e del personale a terra di Ryanair causerà la cancellazione di 600 voli, più del 12 per cento del traffico aereo totale della compagnia in questi due giorni. I circa 50.000 passeggeri coinvolti in quello che è stato definito il più grande sciopero di sempre di Ryanair sono stati avvertiti per tempo via email o SMS.

Buona parte dei voli cancellati era in programma da e per il Belgio, il Portogallo e la Spagna; tuttavia, fino alla mezzanotte di oggi lo sciopero riguarda anche l’Italia, in misura minore (l’80 per cento dei voli italiani sarà regolare). Sul sito dell’aeroporto di Bergamo-Orio al Serio, il principale hub italiano di Ryanair, si vedono diversi voli della compagnia cancellati. L’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile ha diffuso una lista dei voli garantiti.

I rappresentanti del personale di Ryanair hanno spiegato che non è stato fatto nessun progresso dallo scorso dicembre, quando – in seguito alla scelta dei sindacati di diversi paesi europei di scioperare a pochi giorni dall’inizio delle vacanze di Natale – la compagnia aerea riconobbe i sindacati come interlocutori per le trattative di lavoro, per la prima volta nei suoi 32 anni di storia.

Giorni fa la sigla sindacale ITF ha presentato a Ryanair una lista di rivendicazioni contrattuali contro la precarietà, per un miglioramento delle condizioni economiche, della sicurezza e della cultura del posto di lavoro. Per esempio, il personale si lamenta di dover pagare per l’acqua potabile durante i voli e di dover descrivere per iscritto i propri sintomi quando rimane a casa malato. Il personale di Ryanair ha detto di non aver ricevuto alcuna risposta dalla compagnia, e di aver quindi deciso lo sciopero. Ryanair ha risposto dicendo che «questi scioperi sono completamente ingiustificati e l’unico risultato che otterranno sarà rovinare le vacanze alle famiglie», e ha difeso le proprie politiche di retribuzione e tutela del lavoratore, giudicate adeguate.

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