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  • lunedì 23 luglio 2018

A Washington è cominciato un censimento dei gatti

Ci vorranno tre anni e più di un milione di euro, ma servirà per capire se catturare, sterilizzare e liberare i randagi sia una strategia sensata

Un gatto randagio in un quartiere di Washington DC, il 4 aprile 2014 (MANDEL NGAN/AFP/Getty Images)

A Washington DC, negli Stati Uniti, il 17 luglio è cominciato un censimento di tutti i gatti della città, randagi e no. Secondo le previsioni, ci vorranno tre anni per portarlo a termine; costerà 1,5 milioni di dollari, l’equivalente di 1,3 milioni di euro. Il censimento è stato avviato su iniziativa di alcune organizzazioni che si occupano degli animali randagi, la Humane Rescue Alliance, la Humane Society of the United States e PetSmart Charities, insieme allo Smithsonian Conservation Biology Institute, un istituto di ricerca che si occupa tra le altre cose di medicina veterinaria. Lo scopo del censimento è capire esattamente quanti gatti ci siano in città, e di conseguenza come tenere sotto controllo la popolazione di quelli randagi e trovare loro una casa.

Il progetto si chiama “DC Cat Count“: la capitale degli Stati Uniti è solitamente chiamata DC, da District of Columbia, per fare prima. Ci lavoreranno due persone a tempo pieno e verranno usate più di cinquanta telecamere con sensori a infrarossi per filmare anche di notte; saranno disposte sia nelle aree residenziali che nei parchi, come Rock Creek Park, che si trova nel nord-ovest di Washington. Un altro sistema che verrà usato per identificare i gatti sarà mandare questionari nelle case per capire quanti siano i gatti da compagnia, e fare ricerche a piedi in alcuni quartieri per localizzare quelli randagi. Verrà anche sviluppata una app che permetterà a chiunque di condividere fotografie dei randagi avvistati per strada.

Ogni anno circa quattromila gatti adottabili, cioè randagi ma entrati in contatto con le persone e quindi capaci di adattarsi a una vita in casa, passano per i gattili di Washington DC; ogni anno ne vengono adottati tra i duemila e i tremila. Circa 16mila invece sono quelli che sono stati sterilizzati in un programma di contenimento della popolazione dei randagi iniziato nel 2008: questi gatti, non adottabili, vengono catturati, sterilizzati e poi lasciati liberi. Non si ha però un’idea di quanti gatti randagi ci siano in tutta Washington. Capirlo potrebbe rendere più utile e metodico il programma di sterilizzazione. Non si sa nemmeno da dove arrivino i gatti in città.

John Boone, direttore di ricerca del Great Basin Bird Observatory di Reno, in Nevada, e una delle persone che stanno lavorando al censimento, ha spiegato al Washington Post che le organizzazioni che si occupano degli animali randagi si sono accorte che forse la sterilizzazione di massa non è il modo più economico e più efficiente per tenere la popolazione dei gatti sotto controllo.

Alcune persone apprezzano il fatto che nel proprio quartiere ci siano dei gatti randagi, un po’ perché amano questi animali, un po’ perché cacciano i ratti. Tra le persone che si occupano di animali ci sono invece quelle che sono favorevoli al modello cattura-sterilizza-libera (in alternativa all’eutanasia) e quelle che invece sono molto contrarie perché preoccupate per i problemi causati dalle comunità di gatti randagi. Uno di questi è il fatto che caccino gli uccelli, comprese le specie a rischio di estinzione: si stima che nel mondo abbiano contribuito all’estinzione di almeno 63 specie di piccoli mammiferi, rettili e uccelli. Negli Stati Uniti ogni anno i gatti uccidono più di due miliardi di uccelli: sono la prima causa di morte per questi animali. Un altro problema legato alle comunità di gatti randagi è la diffusione del parassita Toxoplasma gondii, il responsabile della toxoplasmosi, e della rabbia, tra le altre cose.

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