Maria Butina durante un comizio a Mosca per promuovere il libero possesso di armi, nel 2013 (AP Photo)
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  • giovedì 19 luglio 2018

Questa donna è una spia?

La storia di Maria Butina, arrestata negli Stati Uniti e accusata di avere lavorato come agente sotto copertura per la Russia, per infiltrarsi tra i Repubblicani

Maria Butina durante un comizio a Mosca per promuovere il libero possesso di armi, nel 2013 (AP Photo)

Dopo il suo arresto il 15 luglio scorso, i giornali statunitensi hanno iniziato a raccogliere e pubblicare molte informazioni su Maria Butina, una donna russa di 29 anni residente negli Stati Uniti accusata di avere lavorato come agente segreto sotto copertura per infiltrarsi nel Partito Repubblicano, condizionando scelte e decisioni dei conservatori prima e subito dopo le elezioni presidenziali del 2016 vinte da Donald Trump. Butina è la prima persona di origini russe a essere stata arrestata dalle autorità statunitensi per le interferenze nella politica e nelle elezioni statunitensi, a differenza di altre 26 persone incriminate che vivono in Russia, che difficilmente saranno mai estradate e quindi processate negli Stati Uniti. Diversi dettagli su Butina dovranno essere chiariti dagli inquirenti, ma ci sono già numerosi elementi che indicano quanto fossero strane e sospette le sue attività.

Originaria della Siberia ed ex proprietaria di una piccola catena di negozi di mobili, Butina era diventata un’esperta di pubbliche relazioni a Mosca, dove aveva fondato “Diritto a Portare Armi”, un’organizzazione per chiedere leggi meno restrittive sul possesso di armi. Grazie alle attività della sua organizzazione, Butina entrò in contatto con Alexander Torshin, senatore dello stesso partito del presidente russo Vladimir Putin e nominato vicedirettore della Banca Centrale della Russia. Torshin aveva da tempo contatti negli Stati Uniti, dove era socio a vita della National Rifle Association (NRA), la più grande e potente organizzazione per promuovere e tutelare i diritti di chi possiede armi. Grazie ai suoi contatti, Torshin organizzava ogni anno un importante incontro tra conservatori cristiani a Mosca.

Tramite Torshin, Butina aveva iniziato a mettere insieme un po’ di contatti, mantenendo rapporti piuttosto amichevoli con David Keene, ex presidente della NRA. Durante un incontro organizzato a Mosca con Keene, Butina entrò in contatto con Paul Erickson, un Repubblicano del South Dakota che tra le altre cose aveva partecipato alla gestione delle campagne elettorali di diversi candidati conservatori. Tra i due sarebbe in seguito nata una relazione sentimentale, secondo gli inquirenti cercata e voluta da Butina per avere più contatti negli Stati Uniti. Nei documenti finora diffusi il nome di Erickson non compare mai, ma tutti i più grandi giornali statunitensi concordano sul fatto che si tratti di lui, considerate le descrizioni e le attività indicate da chi ha condotto le indagini. Secondo l’accusa, Erickson avrebbe aiutato Butina ad avere nuovi contatti tra i politici statunitensi “allo scopo di portare avanti l’agenda della Federazione Russa”.

Nel 2014 Butina iniziò a seguire gli incontri organizzati dalla NRA, ottenendo insieme a Torshin la possibilità di partecipare ad alcune delle riunioni più esclusive, riservate ai finanziatori più generosi dell’organizzazione. Butina ha sempre negato di avere finanziato l’NRA, che l’avrebbe invitata solo in segno di riconoscenza per avere ospitato alcuni dei suoi membri a Mosca per gli incontri di “Diritto a Portare Armi”.

Maria Butina nell’aula di tribunale alla sua prima udienza- Washington, DC, Stati Uniti (Dana Verkouteren via AP)

Oltre agli aspetti giudiziari, il coinvolgimento della NRA nella vicenda ha una grande rilevanza sul piano politico. L’organizzazione è una delle lobby più potenti negli Stati Uniti, finanzia molti candidati soprattutto conservatori e ha speso svariati milioni di dollari per sostenere Trump durante la sua campagna elettorale. Il Washington Post ha scritto che la NRA fece da “trampolino di lancio” per Butina nel mondo dei Repubblicani.

Nel marzo del 2015 Butina scrisse in alcune email a Erickson di voler usare l’NRA per una sorta di progetto diplomatico, allo scopo di influenzare il Partito Repubblicano che secondo lei avrebbe ottenuto il controllo del governo. Incontrò e cercò di avere maggiori contatti con Scott Walker, governatore del Wisconsin e all’epoca candidato alle primarie dei Repubblicani per la presidenza degli Stati Uniti. Partecipò a uno dei suoi primi comizi in Wisconsin, e in seguito a un dibattito a Las Vegas tra Trump e il senatore della Florida Marco Rubio, entrambi impegnati nelle primarie.

Stando alle ricostruzioni, Butina partecipò anche ad alcuni eventi esclusivi organizzati durante la Conservative Political Action Conference (CPAC), uno degli eventi politici più importanti organizzati dai conservatori statunitensi e al quale partecipano i leader di maggior rilievo del Partito Repubblicano. Ai suoi interlocutori si presentava dicendo di essere di origini russe, di gestire un’organizzazione per le armi in Russia e di essere interessata alla politica statunitense e alle scelte dei conservatori. Non è chiaro come Butina avesse ottenuto l’accesso alle aree esclusive della CPAC, anche perché i suoi organizzatori hanno negato di averla mai invitata.

La presenza di una persona di origini russe a quegli eventi e i suoi interessi per le armi non erano comunque passati inosservati: soprattutto dopo le elezioni presidenziali, quando furono resi pubblici i sospetti sulle interferenze della Russia nel processo elettorale. Contattata via email dal Washington Post nel 2017, Butina aveva spiegato che la sua organizzazione non godeva di grande popolarità in Russia e aveva negato di ricevere fondi pubblici dal governo. Butina aveva inoltre sostenuto di non avere relazioni con “funzionari del governo” russo per “promuovere contatti” con gli statunitensi.

L’FBI la pensa diversamente e ritiene che Torshin in questi anni abbia lavorato come collegamento con il governo russo. Lo scorso aprile lo stesso Torshin è finito nella lista di 17 funzionari e uomini di affari russi nei confronti dei quali sono state emesse sanzioni da parte del governo statunitense. L’FBI ha inoltre raccolto prove su comunicazioni del 2016 in cui Butina spiegava a un suo contatto negli Stati Uniti di avere ricevuto l’approvazione di Putin per le attività svolte insieme a Torshin. Entrambi auspicavano la vittoria di Trump, evidentemente per perseguire propri interessi o quelli della Russia.

Dopo aver fatto la spola tra Mosca e diverse città statunitensi per anni, nel 2016 Butina si trasferì negli Stati Uniti, ottenendo un visto per motivi di studio. Le sue attività avevano già insospettito l’FBI, che aveva deciso di tenerla segretamente sotto sorveglianza per ricostruire le sue frequentazioni. In questo modo l’FBI scoprì che Butina aveva cercato di entrare in contatto con Trump, che aveva brevemente incontrato suo figlio Donald Trump Jr. a una riunione della NRA e che aveva partecipato a un ricevimento organizzato in occasione del giuramento di Trump.

Nel 2017 Butina si iscrisse a un master presso l’American University a Washington, evidentemente per poter mantenere il visto. In quel periodo iniziò a interessarsi anche ad alcuni gruppi liberali e progressisti, con la scusa di lavorare a un progetto di studi sulla sicurezza informatica e la politica. Le richieste di Butina suonarono strane e sospette a uno dei responsabili di questi gruppi, che si mise in contatto con l’FBI per raccontare la vicenda lo scorso gennaio.

Dopo avere conseguito un diploma a maggio di quest’anno, nelle ultime settimane Butina sembrava essere pronta a lasciare gli Stati Uniti. Aveva già organizzato il trasloco e un primo trasferimento da Washington verso il South Dakota. Temendo di non poterla tenere efficacemente sotto controllo dopo il trasferimento, e con la possibilità di una fuga in Russia, domenica 15 luglio l’FBI ha arrestato Butina con l’accusa di cospirazione e di non avere dichiarato la sua attività da agente di un paese estero.

L’avvocato della difesa, Robert N. Driscoll, dice di escludere che Butina sia un’agente russa e sostiene che fosse negli Stati Uniti semplicemente per studiare, dimostrando di avere uno spiccato interesse per la politica statunitense che l’aveva poi portata a cercare contatti di vario tipo. Driscoll ha inoltre ricordato che la sua cliente non risulta indagata dal procuratore speciale Robert Mueller, impegnato a ricostruire l’intricata rete di soggetti che parteciparono alle interferenze della Russia nel processo elettorale degli Stati Uniti.

È ancora presto per comprendere estensione e implicazioni del caso di Maria Butina, soprattutto nel quadro più ampio delle indagini sulle interferenze russe. Le indagini e le informazioni diffuse finora indicano nuovi collegamenti con il governo della Russia e non escludono un coinvolgimento di Vladimir Putin. Anche l’NRA si trova in una posizione complicata e c’è il sospetto che possa essere stata sfruttata, per esempio per far arrivare fondi russi negli Stati Uniti utilizzati poi per influenzare le elezioni. La vicenda di Butina porterà a un processo, che potrebbe rendere pubbliche nuove informazioni su cosa accadde durante la campagna elettorale del 2016, che portò alla vittoria di Trump.

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