La ministra della Difesa dice che «accoglienza è una bella parola»

E «respingimenti» una parola brutta: è la seconda volta in pochi giorni che Elisabetta Trenta sembra fare delle critiche moderate a Matteo Salvini

(ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

In un’intervista al quotidiano cattolico Avvenire, la ministra della Difesa Elisabetta Trenta ha parlato di immigrazione e ONG che si occupano di salvataggi in mare. Le sue posizioni, seppure espresse con grandi cautele e diplomazie, appaiono piuttosto distanti da quelle del suo governo; in particolare Trenta sembra volersi presentare su posizioni quasi opposte a quelle del ministro dell’Interno Matteo Salvini, che non viene mai nominato nell’intervista. Secondo Trenta:

«Il Mediterraneo è sempre stato un mare aperto e continuerà ad esserlo. L’apertura è la sua ricchezza. La strada è regolamentare, non chiudere. La parola accoglienza è bella, la parola respingimenti è brutta. Poi accogliere si può declinare in mille maniere. E si può, anzi si deve, legare accoglienza a legalità.»

Mentre a proposito delle organizzazioni che si occupano di salvataggi in mare, ha detto:

«Dico basta a una eccessiva demonizzazione che non mi convince e non mi piace. C’è una maggioranza di organizzazioni luminose. Poi c’è anche qualche mela marcia che sfrutta l’emergenza migranti per fare business. La sfida – lo ripeto – è coniugare accoglienza e rigore. E capire che a volte si agisce per il bene e non sempre si arriva al bene. Soprattutto se manca un’azione coordinata»

Questa settimana Trenta, che è stata indicata dal Movimento 5 Stelle e non ha precedenti esperienze politiche, si era già scambiata dichiarazioni non proprio amichevoli con Salvini. Lunedì, il ministro dell’Interno aveva protestato contro l’arrivo in Sicilia di una nave militare irlandese carica di persone salvate durante un’operazione di pattuglia al largo delle coste italiane. Secondo Salvini, non solo le ONG, ma anche le navi militari dovrebbero smettere di portare migranti in Italia.

Il ministero della Difesa aveva risposto immediatamente con un comunicato molto secco, in cui veniva specificato che la missione internazionale “Sophia” di cui faceva parte la nave irlandese è di competenza del ministero della Difesa e non di quello dell’Interno e che queste questioni vanno trattate nelle sedi appropriate per evitare che l’Italia ottenga soltanto «titoli sui giornali».

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