Che fine ha fatto il “decreto dignità”?

Il decreto legge sul lavoro non è ancora stato nemmeno pubblicato in Gazzetta Ufficiale, e il suo percorso in Parlamento si annuncia delicato

(SEBASTIAN GOLLNOW/DPA)

È passata poco più di una settimana dall’approvazione da parte del governo del decreto legge sul lavoro, il cosiddetto “decreto dignità” che il ministro del Lavoro Luigi Di Maio aveva definito la “Waterloo del precariato”, ma il provvedimento sembra già in grosse difficoltà. Non solo non è ancora entrato in vigore ma non è nemmeno arrivato alla Ragioneria generale dello Stato, il dipartimento del ministero dell’Economia incaricato di verificare che sia economicamente sostenibile, né tantomeno pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Inoltre, la Lega – alleata del M5S – e le opposizioni hanno annunciato che intendono modificarlo durante il suo passaggio parlamentare, rischiando così di snaturarne completamente lo scopo.

Il provvedimento era stato approvato lunedì scorso dal Consiglio dei ministri, e contiene una serie di misure che dovrebbero, nelle intenzioni, limitare le condizioni di lavoro più precarie. Le modifiche principali riguardano la disciplina dei contratti a tempo determinato, che non potranno essere più lunghi di 24 mesi e, se superiori ai 12 mesi, dovranno includere la “causale”, ossia una spiegazione da parte del datore di lavoro delle ragioni che lo hanno spinto ad assumere un dipendente a tempo determinato (per esempio un picco temporaneo di produzione). Il decreto contiene anche una serie di altre disposizioni che non hanno molto a che fare con il lavoro, per esempio il divieto di fare pubblicità a gran parte dei giochi d’azzardo.

Il provvedimento era stato approvato tramite decreto legge, un tipo di norma che può essere approvata direttamente dal Consiglio dei ministri ed entrare in vigore senza passare dal Parlamento (che però deve confermarlo entro 60 giorni, altrimenti decade automaticamente). Stranamente, però, a nove giorni dall’approvazione il decreto non è ancora stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, quindi non è ancora entrato in vigore. Stando a quanto scrive lo HuffPost, il testo del decreto non è nemmeno arrivato alla Ragioneria generale dello Stato.

La ragione, sempre secondo lo HuffPost, sarebbe molto semplice: il testo del decreto in realtà non è ancora pronto. Gli mancherebbe tutta la parte di relazione tecnica. Non è la prima volta che un provvedimento viene presentato al Consiglio dei ministri senza essere prima stato completato (era accaduto diverse volte durante il governo Renzi e spesso anche in precedenza) ma nove giorni sono comunque un tempo piuttosto lungo. I decreti legge, peraltro, possono essere usati solo “in casi straordinari di necessità e di urgenza”, dice la Costituzione: il passaggio di vari giorni tradirebbe questo principio. La Camera ha già deciso che l’analisi del provvedimento inizierà il prossimo 24 luglio: entro quella data, quindi, il provvedimento sarà stato con ogni probabilità pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Non è detto però che il decreto resti uguale a com’è ora, dopo l’esame del Parlamento. La Lega ha già annunciato che intende “migliorare” il provvedimento e anche Di Maio ha detto di non essere contrario a eventuali “migliorie”, ma alcuni punti del decreto sembrano per lui intoccabili. La questione più delicata è la reintroduzione dei voucher, i mini-assegni usati per pagare lavori saltuari, almeno nel settore agricolo, come chiesto con insistenza dal ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio. Forza Italia, che è all’opposizione, chiede l’abolizione delle causali, un tema su cui diversi esponenti della Lega sembrano essere d’accordo.

Secondo molti osservatori politici, il “decreto dignità” è stato il principale tentativo da parte del Movimento 5 Stelle di riprendersi uno spazio politico autonomo, mentre il dibattito pubblico sembra dominato dalla Lega e dai temi più importanti per la sua agenda, come l’immigrazione. Di Maio ha parlato esplicitamente del provvedimento come di un “colpo mortale” al precariato, esagerandone molto l’impatto, e lo ha dipinto come la risposta a una diffusa richiesta da parte dei giovani, in particolare quelli del Sud.

Gli esperti sono in realtà abbastanza scettici sul contenuto del decreto, che contiene norme ritenute utili per lo scopo annunciato da Di Maio, come la diminuzione della durata massima dei contratti a tempo, e altre più controverse, come l’introduzione delle causali. Il difetto principale del provvedimento è che non prevede risorse per incentivare assunzioni regolari a tempo indeterminato, e questo rischia di ridurre molto il suo impatto sulla precarietà.

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