Laura Codruta Kovesi (DANIEL MIHAILESCU/AFP/Getty Images)
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  • lunedì 9 Luglio 2018

In Romania è stata licenziata la donna a capo dell’anticorruzione

Dopo uno scontro istituzionale molto duro tra presidente rumeno e ministro della Giustizia: e non è una buona notizia per la Romania

Laura Codruta Kovesi (DANIEL MIHAILESCU/AFP/Getty Images)

Due anni fa Politico.eu, il più importante sito che si occupa di cose europee, fece una lista delle persone che più stavano contribuendo a dare forma all’Unione Europea, una per ciascun paese membro. Per la Romania scelse Laura Codruţa Kövesi, ovvero la donna a capo del Direttorato anticorruzione rumeno (DNA), un’istituzione creata prima dell’entrata del paese nell’Unione Europea con l’obiettivo di combattere la corruzione ad alti livelli. Kövesi era già conosciuta in Romania: era una specie di prodigio. Nel 2006, quando aveva solo 33 anni, era diventata la prima procuratrice generale donna nella storia del paese e in seguito si sarebbe trasformata nel simbolo della lotta alla dilagante corruzione governativa.

Lunedì, però, Kövesi è stata licenziata, con un provvedimento che ha provocato parecchi dubbi sulla reale indipendenza della giustizia in Romania, uno dei paesi più corrotti d’Europa.

Il licenziamento di Kövesi è stato annunciato dal presidente rumeno, Klaus Iohannis, dopo un lungo scontro istituzionale con il ministro della Giustizia, Tudorel Toader, risolto dall’intervento della Corte Costituzionale. Il caso era iniziato da un’iniziativa di Toader, che fa parte del Partito social democratico al governo, la principale forza di centrosinistra del paese. Toader aveva accusato Kövesi di avere agito al di là del suo mandato e di non avere rispettato l’autorità del Parlamento, tra le altre cose, e aveva ordinato il suo licenziamento. Secondo alcuni osservatori, le accuse dipendevano dal lavoro svolto da Kövesi, che dal 2013 – anno della sua nomina a capo dell’agenzia rumena anticorruzione – aveva indagato su diversi politici rumeni nazionali e locali, portando avanti una campagna che era stata apprezzata sia dentro che fuori dal paese. Iohannis, che fa parte invece del Partito nazionale liberale, la principale forza di centrodestra in Romania, si era opposto al licenziamento di Kövesi e aveva elogiato il lavoro svolto dall’agenzia anticorruzione.

Alla fine di maggio, però, era intervenuta la Corte costituzionale, che aveva stabilito che il presidente non aveva i poteri per opporsi alla decisione del ministro della Giustizia, ma solo quelli di valutare la «regolarità e la legalità» della procedura usata. Dopo avere preso tempo per diverse settimane, Iohannis ha ceduto e lunedì ha annunciato il licenziamento di Kövesi, secondo molti per non dare inizio a una crisi istituzionale che avrebbe potuto provocare gravi conseguenze per la stabilità della Romania.

La decisione del presidente è arrivata in un momento particolarmente delicato per la politica nazionale e per il suo rapporto con la giustizia. Il 21 giugno scorso Liviu Dragnea, potente leader del Partito social democratico e speaker della Camera bassa del Parlamento, era stato condannato per abuso d’ufficio. La scorsa settimana, inoltre, il Parlamento ha approvato in fretta e furia una legge per depenalizzare l’abuso d’ufficio: la nuova norma prevede tra le altre cose che l’accusa debba dimostrare che l’abuso di potere da parte dell’imputato abbia portato benefici a lui o ai suoi familiari più stretti, e ha ridotto la pena massima da 7 a 5 anni. Non si sa ancora con chi sarà sostituita Kövesi, ma secondo molti la credibilità di Iohannis passerà in gran parte dalla scelta del nuovo capo dell’anticorruzione.