Rifiuti a Salonicco, 2011 (AP Photo/Nikolas Giakoumidis)
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  • sabato 7 luglio 2018

Corfù è piena d’immondizia

La discarica dell'isola greca è piena, i cittadini non vogliono che ne venga aperta un'altra e non si ricicla quasi niente

Rifiuti a Salonicco, 2011 (AP Photo/Nikolas Giakoumidis)

L’isola greca di Corfù è piena di rifiuti in decomposizione: circa 4 mila tonnellate di spazzatura sparsa in tutto il territorio. La causa di questa situazione è una lunga disputa sulla discarica locale di Temploni, che attualmente è straripante e chiusa. La gente del posto si oppone con forza all’apertura di una nuova discarica, e le richieste del governo locale di autorizzare il trasferimento dell’immondizia fuori dall’isola sono state respinte dal governo di Atene. La questione della nuova discarica prosegue da anni: ha portato alla condanna di alcuni funzionari locali, ha coinvolto anche la Commissione Europea e la Corte di Giustizia Europea e negli ultimi giorni ci sono state violente proteste e arresti.

Lo scorso anno a Corfù sono state prodotte, secondo il sindaco dell’isola Konstantinos Nikolouzos, 67 mila tonnellate di rifiuti, ma si prevede che la quantità possa aumentare rapidamente nei prossimi anni a causa della crescita del turismo. Solo il 5 per cento circa dei rifiuti dell’isola viene riciclato. Finora quasi tutti i rifiuti di Corfù sono finiti nella discarica di Temploni, che però è piena e si trova in una valle a circa quattro chilometri da un lussuoso porto turistico. I piani per l’apertura di una nuova discarica finanziata dall’Unione Europea a Lefkimmi – attualmente inutilizzata – sono stati bloccati a causa dell’opposizione delle persone che vivono a Corfù.

Il sindaco di Corfù, vista la situazione dei rifiuti sparsi sull’isola e la pressione dei tour operator internazionali, aveva promesso che i rifiuti sarebbero stati ritirati dalle strade prima che la stagione turistica iniziasse, a luglio. A fine giugno, con l’aiuto di aziende private, si è dunque cominciato a raccogliere e avvolgere i rifiuti in teli di plastica per immagazzinarli su alcuni terreni adiacenti al sito di Temploni. Successivamente questi “sacchi” dovranno essere depositate temporaneamente a Lefkimmi, in attesa che arrivasse l’autorizzazione per aprire la discarica vera e propria. Ci sono state però violente proteste dei cittadini e il governo di Atene – guidato dal partito di estrema sinistra Syriza di cui fa parte anche il sindaco Nikolouzos – ha chiesto alla polizia in tenuta antisommossa di intervenire e di aprire l’accesso alla discarica: «Non c’è altro modo», ha detto Nikolouzos. «Abbiamo fatto appello alla gente del posto molte volte in molti modi… ma non abbiamo ottenuto nessuna risposta logica». Nelle rivolte dei giorni scorsi sono state lanciate anche delle molotov contro la polizia che sorvegliava il sito e cinque persone sono state arrestate.

I comitati contrari alla discarica sono guidati da una donna di sessant’anni, Magda Papanikolopoulou. A maggio hanno deciso di bloccare le porte della discarica, che in base ai nuovi regolamenti europei operava in modo illegale almeno dal 2007, e hanno denunciato il sindaco e il suo vice per non aver adempiuto al loro dovere di proteggere l’ambiente (la condanna di primo grado è arrivata qualche settimana fa). La scorsa settimana, durante un sopralluogo alla discarica, Papanikolopoulou ha bloccato una escavatrice che stava lavorando in una zona boschiva non lontano dall’ingresso della discarica e ha chiamato la polizia per denunciare la creazione di una radura secondo lei illegale per depositare temporaneamente i rifiuti. «Dobbiamo sorvegliare l’ingresso tutti i giorni», ha detto Lambrini Kollagi, un’amica di Papanikolopoulou.

Una manifestazione di protesta a Lefkimmi, 22 giugno 2018.

Dal 1999 nell’Unione Europea sono in vigore norme molto rigorose per la gestione delle discariche, per prevenire lo sversamento nei terreni di liquidi e gas pericolosi per le persone e per l’ambiente. Da allora la Commissione Europea ha richiesto la chiusura di circa un migliaio di discariche in tutta la Grecia, perché irregolari; per quanto riguarda il sito di Temploni, in particolare, ha espresso le sue preoccupazioni prima con una lettera di messa in mora nel 2011, poi con un parere a gennaio 2012 e infine interpellando la Corte di Giustizia Europea che l’anno scorso ha stabilito che Atene stava violando la legislazione ambientale dell’UE. «Sfortunatamente non c’è molto altro che la Commissione possa fare in questo caso», ha detto a Politico Ferran Rosa, esperta di rifiuti di una ONG con sede a Bruxelles. Quando Nikolouzos è stato eletto come primo sindaco di Syriza dell’isola, nel 2014, aveva deciso di sospendere un progetto misto pubblico-privato voluto dal suo predecessore di centrodestra e che prevedeva la costruzione di un impianto di selezione rifiuti a Temploni. La nuova struttura avrebbe permesso di estrarre il materiale riciclabile e di compostare i rifiuti biodegradabili. Tutta la spazzatura rimanente sarebbe stata inviata nella nuova discarica di Lefkimmi.

All’epoca Nikolouzos sostenne che il progetto, finanziato sia da privati che dall’Unione Europea, non sarebbe stato vantaggioso per i contribuenti di Corfù. Più di tre anni dopo, scrive Politico, Nikolouzos sta prendendo in considerazione un progetto simile, anche se questa volta, dice, è sostenuto dallo stato greco. Il ministro ombra dell’Ambiente che fa parte dell’opposizione di centrodestra al governo ha commentato: «Dopo tre anni e mezzo di polemiche stanno gradualmente arrivando alla soluzione pianificata e già decisa nel 2014».

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