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  • Domenica 1 luglio 2018

Oggi si vota in Messico, con un grande favorito

Il prossimo presidente del paese secondo i sondaggi sarà Andrés Manuel López Obrador, detto Amlo, di sinistra e populista

Andres Manuel Lopez Obrador durante il comizio finale della sua campagna elettorale. (Pedro Mera/Getty Images)
Andres Manuel Lopez Obrador durante il comizio finale della sua campagna elettorale. (Pedro Mera/Getty Images)

Oggi in Messico si voterà per eleggere il nuovo presidente, i membri del Parlamento e tantissimi rappresentanti statali e locali: saranno le più grandi elezioni nella storia del paese per il numero di seggi per cui si voterà, più di 18mila. Saranno elezioni importanti anche per altre ragioni: in breve, perché in Messico negli ultimi anni le cose sono peggiorate da molti punti di vista e l’attuale presidente, Enrique Peña Nieto, è diventato molto impopolare. A gennaio il suo tasso di consenso era solo del 17 per cento. Secondo i sondaggi, il candidato favorito alle elezioni di oggi è un politico nazionalista di sinistra e populista, che i giornali hanno soprannominato «il Donald Trump messicano».

I seggi saranno aperti dalle 8, cioè da quando in Italia saranno le 13, fino alle 18, quando in Italia sarà l’una di notte: i cittadini messicani aventi diritto di voto sono 88 milioni. Il sistema per eleggere il presidente in Messico è maggioritario a turno unico: viene eletto chi ottiene il maggior numero di voti, e quindi si saprà il nome del nuovo presidente non appena sarà finito lo spoglio delle schede. L’insediamento del nuovo presidente però avverrà solo il prossimo primo dicembre.

Cosa è successo in Messico negli ultimi anni, in breve
L’impopolarità del presidente uscente e del suo partito, il Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI), che ha governato il Messico ininterrottamente dal 1928 al 2000 e poi dal 2012 a oggi, è dovuta a una serie di problemi del paese interni ed esteri, legati anche all’amministrazione statunitense di Donald Trump.

Il Messico è la seconda più grande economia dell’America Latina ed è un grosso esportatore di petrolio, ma la situazione economica del paese risente molto della diffusa corruzione e della forza della criminalità organizzata. Sotto gli ultimi governi la crescita è rallentata e negli ultimi otto anni il numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà nel paese è passato da 49,5 milioni a 53,4 milioni.

La criminalità e la violenza poi sono un grande problema a prescindere dalle ripercussioni sull’economia. Più di 25mila persone sono state uccise in Messico nel 2017: è il più alto numero di omicidi da quando ne viene tenuto il conto, cioè dal 1997. Da settembre, quando è iniziata la campagna elettorale, al 28 giugno, in particolare, sono stati assassinati 133 politici: molti di loro erano candidati locali e statali alle elezioni e facevano campagna elettorale in zone dove i cartelli della droga hanno più potere delle forze dell’ordine o dove la corruzione è così alta che la polizia locale è collusa con la criminalità organizzata.

Per quanto riguarda il rapporto con gli Stati Uniti, dall’elezione di Donald Trump è molto peggiorato: prima per la promessa elettorale della costruzione del muro alla frontiera tra i due paesi e per tutte le misure prese in materia di immigrazione, poi per la questione dei dazi sulle importazioni e la ridiscussione del NAFTA, il North American Free Trade Agreement, un importante trattato commerciale tra Canada, Stati Uniti e Messico. Secondo diversi esperti il comportamento ostile verso il Messico di Trump – che durante la propria campagna elettorale aveva anche descritto in modo offensivo i messicani – avrebbe trasformato le elezioni di oggi in un referendum sul candidato più anti-americano.

Chi è Amlo
Il candidato favorito per le presidenziali si chiama Andrés Manuel López Obrador ma spesso è citato con la sigla Amlo. Sindaco di Città del Messico dal 2000 al 2005, si era già candidato a presidente del Messico due volte, nel 2006 e nel 2012. Entrambe le volte aveva raccolto molto consenso, ma non in misura sufficiente per vincere le elezioni imponendosi sul PRI, di cui è un grosso critico da molti anni dopo averne fatto parte da giovane. Il suo partito, nato intorno alla sua figura nel 2011, si chiama Movimento di rigenerazione nazionale (MORENA).

Secondo la media dell’aggregatore di sondaggi Oraculus, López Obrador ha il 48,1 per cento del consenso, contro il 26,1 per cento di Ricardo Anaya del Partito Azione Nazionale (PAN) e il 20,8 per cento di José Antonio Meade del PRI. Se dovesse vincere le elezioni, quello di López Obrador sarebbe il primo governo davvero di sinistra della storia del Messico moderno: infatti il PRI, pur essendo nato come partito socialista, ha sempre cambiato orientamento a seconda del suo leader in carica e si può considerare centrista. Il PAN, invece, che ha governato dal 2000 al 2012, è un partito conservatore.

López Obrador ha sessantaquattro anni, parla in modo semplice e ripete molti slogan durante i suoi comizi. Quando descrive i suoi avversari nel mondo della politica e dell’imprenditoria usa spesso la parola “privilegio”, in senso negativo, così come “élite” e “mafia del potere”. Ha scritto un libro su Trump in cui ha espresso posizioni molto dure sul presidente americano – «Trump e i suoi consiglieri parlano dei messicani come Hitler e i nazisti si riferivano agli ebrei, proprio prima di intraprendere l’infame persecuzione e l’abominevole sterminio» – ed è visto dai suoi sostenitori come l’unica persona che potrebbe tenergli testa.

Il prossimo probabile presidente del Messico

I suoi sostenitori si trovano nel sud più povero del paese, dove la maggioranza della popolazione è indigena e dove l’economia agricola è stata devastata dalle importazioni di prodotti alimentari statunitensi. Ha proposto di piantare milioni di alberi da frutto che creerebbero 400mila posti di lavoro e di costruire un treno turistico ad alta velocità che colleghi le spiagge della penisola dello Yucatan con le rovine maya dell’entroterra. Con queste iniziative, ha detto, le persone del sud potrebbero rimanere nei loro villaggi e non essere costrette ad andare al nord per cercare un lavoro. Per cercare di ottenere consenso anche al nord, più conservatore, ha promesso di non aumentare le tasse sul carburante, sulle medicine o sull’elettricità, e ha giurato che non avrebbe mai confiscato le proprietà terriere. «Non faremo nulla contro le libertà», ha dichiarato.

In tutto il paese López Obrador ha promesso di incoraggiare l’economia nelle comunità rurali, raddoppiare le pensioni, mettere Internet gratis nelle scuole di tutto il Messico e negli spazi pubblici. Quando gli viene chiesto come pagherebbe tutto questo, lui risponde genericamente che «non è un problema, i soldi ci sono». Secondo López Obrador il problema principale del paese è la corruzione: una volta eliminata, secondo lui farebbe risparmiare al Messico il dieci per cento del suo bilancio nazionale. Il PRI lo descrive come un populista radicale che vuole trasformare il Messico in un altro Venezuela.