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  • martedì 12 giugno 2018

Cosa fare quando arriva un comunicato su una notizia “strana”

La storia del divorzio di due coniugi 90enni, che è girata molto in questi giorni, non ha nessuna prova: la si pubblica?

Nelle ultime settimane è capitato più di una volta che molte testate giornalistiche pubblicassero notizie rivelatesi false, provenienti da comunicati stampa di presunti avvocati che raccontavano storie curiose e “strane”, e apparentemente simboliche di qualcosa. Poche settimane fa – per esempio – si era parlato di un gatto che aveva ereditato un milione di euro o della grossa somma in lire ritrovata in Svizzera e ormai inutilizzabile: entrambe false e ripubblicate dai giornali, che non avevano eseguito evidentemente messuna verifica dopo aver ricevuto i quasi anonimi comunicati stampa che ne parlavano.

Alcuni giornali, dopo essere stati ingannati in più occasioni, hanno dedicato maggiori diffidenze a questo tipo di “fonti”, ma altri continuano a replicare il contenuto delle storie facendo apparentemente poche o nessuna verifica, e avviandone una grande diffusione soprattutto su internet.
Lunedì una nuova storia è apparsa sul Mattino, sulla Gazzetta di Modena, sul Giornale e sullo HuffPost, per citare le testate più importanti. È quella del divorzio di due coniugi ultra novantenni sposati da più di 70 anni: la moglie – stando agli articoli – avrebbe scoperto per caso di essere stata tradita dal marito 50 anni fa, e quindi avrebbe chiesto ora il divorzio. Dopo la pubblicazione sulle suddette testate la storia è circolata ed è stata condivisa online, e mercoledì è stata commentata anche sull’edizione cartacea di Repubblica dalla scrittrice Elena Stancanelli.

C’erano diverse cose “sospette”, nella storia: nessuna informazione che permettesse di rintracciare qualcosa di concreto sui protagonisti e sulla vicenda, una strana denominazione associata al nome dell’avvocato (“Avvocati di strada”) e un’inusuale insistenza sul ricorso al “divorzio breve” (spesso questi comunicati hanno come obiettivo di pubblicizzare il nome o i servizi degli avvocati citati, rispetto a determinate necessità legali). Al Post abbiamo provato a capire se sia possibile – usando questo esempio – ottenere il minimo necessario di prove a sostegno della veridicità di una notizia di questo genere, prima di decidere se pubblicarla.

Cercando su internet siamo risaliti al sito dell’associazione “Avvocati di strada” – una reale e nota associazione di avvocati – che contattata al telefono ha subito smentito di avere a che fare con la storia del divorzio. Poche ore dopo la stessa associazione ha quindi diffuso su Facebook un comunicato in cui estendeva la smentita, attribuendo gli articoli di giornale alle mail mandate da “qualche buontempone che voleva fare uno scherzo (o farsi pubblicità) alle redazioni di mezza Italia”, e con accenni polemici rispetto alle priorità dei giornali.

Risalendo alla fonte, quello che era successo era che molte redazioni avevano effettivamente ricevuto un comunicato che presentava la storia del divorzio, firmato da Stefano Rossi di “Avvocati di Strada”. Contattato al telefono dal Post, attraverso il numero di telefono indicato nel comunicato stesso, un uomo che si è dichiarato Stefano Rossi ha detto di essere un avvocato di Roma impegnato nell’associazione “Avvocati per strada”, che secondo lui era stata confusa per un errore con “Avvocati di strada”. A richieste di chiarimenti su questa seconda associazione dal nome così simile alla più nota “Avvocati di strada”, Rossi ha risposto spiegando che “Avvocati per strada” è una nuova organizzazione che si occupa delle stesse cose di cui si occupa “Avvocati di strada”, assistenza legale a persone senzatetto e in generale persone che appartengono alle fasce più deboli della popolazione. “Avvocati per strada” non ha un sito internet e cercando su Google non si trovano risultati associati a questo nome. Rossi sostiene che il sito sia «in costruzione», ma il dominio da lui indicato (www.avvocatiperstrada.it) risulta in vendita e la mail con cui ha inviato successive comunicazioni al Post è legata a un generico dominio @libero.it.

Per il momento Rossi non ha risposto alle richieste del Post di poter parlare con i due diretti interessati della vicenda, che ha detto di conoscere personalmente da 15 anni attraverso un amico comune. Al Post, Rossi ha tuttavia inviato un listino con i prezzi delle sue prestazioni da avvocato per gestire casi di divorzi, e l’oggetto della mail era “INIZIATIVA DEGLI AVVOCATI DI STRADA PER IL ‘DIVORZIO BREVE’ : DA PIU’ TEMPO SEI SPOSATO MENO PAGHI, DOPO 70 ANNI PRATICA GRATIS”.

Cercando i nomi dei due ex coniugi su Internet non si trovano informazioni che ne confermino la storia, né indicazioni che smentiscano o confermino la loro esistenza. Cercando negli albi degli avvocati italiani sul sito dell’Associazione nazionale forense si trovano diversi avvocati che si chiamano Stefano Rossi ed esercitano la professione a Roma: a domande più precise su quale dei molti avvocati con quel nome fosse lo Stefano Rossi del comunicato, il Rossi contattato dal Post ha indicato un indirizzo che combaciava parzialmente con quello di uno degli avvocati iscritti all’albo di Roma. Il nome della via era giusto, il civico diverso.

La storia del divorzio, dunque, è stata riferita solo dalla persona che l’aveva messa in circolazione sui giornali, peraltro in circostanze tali da far mantenere un certo scetticismo, mentre è per ora impossibile ottenerne altri riscontri. Gli articoli pubblicati nei giorni scorsi non indicano peraltro altri elementi: riportano tutti solo i dettagli contenuti nel comunicato diffuso da Rossi, con poche e secondarie variazioni.
Concludendo, è al momento impossibile dichiarare che la storia sia sicuramente falsa; ed è senz’altro impossibile anche considerarla con certezza vera. Di sicuro, secondo i criteri del Post – e di altre testate che stavolta hanno ritenuto di ignorarla – è una notizia non abbastanza credibile da essere pubblicata.

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